ESCLUSIVA M+ | Delitto Zurlo, il 29enne ucciso per 130mila euro: i soldi sono «scomparsi»
Un testimone: «Aveva in casa almeno 60mila euro», ma non c’è traccia del denaro. I killer in lacrime di fronte…
«Me lo sogno tutte le notti a Carmine Zurlo: fugge dalla croce perché io potevo aiutarlo». E’ da questa frase captata in un’intercettazione ambientale che arriva la svolta sull’inchiesta dell’omicidio del 29enne di Pimonte, avvenuto il 14 marzo del 2022 in un terreno agricolo di via Sanzano a Gragnano.
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Un testimone: «Aveva in casa almeno 60mila euro», ma non c’è traccia del denaro. I killer in lacrime di fronte…
A parlare è il testimone oculare che casualmente avrebbe assistito all’esecuzione del giovane, ordinata dal clan Di Martino-Afeltra, cosca egemone dell’area dei Monti Lattari. Un omicidio per cui sono stati arrestati i migliori amici di Zurlo, Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, entrambi 32enni, ed è indagato a piede libero Francesco Di Martino, zio della vittima.
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Un testimone: «Aveva in casa almeno 60mila euro», ma non c’è traccia del denaro. I killer in lacrime di fronte…
L’uomo è un pastore che proprio il giorno del delitto si è trovato a poche centinaia di metri dal luogo del delitto. Più precisamente, nei pressi di una grotta del Monte Pendolo, nel versante che affaccia su via Sanzano a Gragnano. L’intercettazione ambientale che vede colloquiare il pastore – imparentato indirettamente con i Di Martino di Iuvani – e un esponente criminale dei Gentile di Agerola, è datata 30 ottobre 2024, circa due anni e mezzo dopo il giorno del delitto di Carmine Zurlo.
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Fino a quel momento l’inchiesta sulle sorti del 29enne era stata inquadrata come un caso di sequestro di persona. Nessun corpo, nessuna traccia dei killer, una serie infinita di ipotesi sul movente. Tutti elementi che a lungo avevano fatto in modo che l’indagine non andasse avanti. Poi quell’intercettazione ambientale ha cambiato tutto.
. I militari della compagnia di Castellammare stavano indagando su tutt’altro, ma le rivelazioni di quel pastore hanno fatto saltare sulla sedia gli investigatori che immediatamente si sono dedicati alla risoluzione di quel «cold case», una tipologia di delitto che solitamente trova risposte solo dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia.
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Il pastore, il 30 ottobre del 2024 viene chiamato dall’«amico» (l’esponente dei Gentile) per farsi aiutare per dei lavori da svolgere in campagna, proprio a poche centinaia di metri dal luogo dove si è consumata l’eliminazione efferata e brutale di Carmine Zurlo. I due stanno lavorando quando nel bel mezzo del dialogo spunta l’argomento della morte del 29enne. «Ho visto tutto» confida il pastore all’interlocutore «Carmine non meritava di fare quella fine». Il compagno del pastore è curioso e lo convince a farsi raccontare tutto.
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«Lo ha ammazzato Antonio Chierchia» rivela. «Stavo facendo pascolare le pecore nei pressi della grotta quando ho sentito delle voci. Ero nella grotta proprio sopra di loro quando ad un certo punto ho sentito una botta. Mi sono affacciato e ho visto il corpo di Carmine steso a terra con i piedi rivolti verso la sua macchina. Vicino a lui Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato».
L’interlocutore del pastore è incredulo anche sulle motivazioni che hanno portato all’eliminazione di Zurlo. «Aveva fatto un’estorsione e si era tenuto per sè 127mila euro di quelli di Castellammare».
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Il pastore dice anche di essere stato minacciato di morte da Chierchia e che nei mesi successivi gli era stata bruciata l’auto e rubato un mulo. Ma alla fine aggiunge che «nei giorni successivi i tre (Chierchia, Scarfato e Di Martino) si sono recati più volte sul terreno dove era accaduto l’omicidio», e che «dopo tre giorni avevano fatto sparire il corpo».
A quest’ultima frase il pastore indica all’interlocutore il luogo dove potrebbero essere stati sepolti i resti di Zurlo che però non sono mai stati ritrovati. L’intercettazione è una svolta per il caso e il pastore il 17 febbraio 2025 viene chiamato a testimoniare in Procura.
Tra mille contraddizioni, però, l’uomo nega tutto e viene a sua volta indagato per favoreggiamento. I contenuti dell’intercettazione ambientale però sono sufficienti, per la Dda, a sostenere il castello accusatorio a carico di Chierchia e Scarfato.
Secondo gli elementi raccolti in fase di indagine, Zurlo la mattina del 14 marzo del 2022 sarebbe uscito dalla sua abitazione e all’altezza della zona di Sigliano a Gragnano avrebbe incontrato Scarfato che a bordo di uno scooter si sarebbe fatto seguire sino ad un terreno in via Sanzano riconducibile ai Di Martino di Iuvani.
All’incrocio con via Piana si perdono le tracce di Zurlo. Poche ore dopo la scomparsa Chierchia convinse la madre del giovane a non denunciare la sparizione del figlio. Denuncia che arrivò il 16 marzo, due giorni dopo l’accaduto. Tempo nel quale gli indagati avrebbero fatto sparire il cadavere del 29enne.
