Palazzo Fienga, c'è il via libera alle ruspe: martedì 5 maggio giù il fortino dei Gionta
Martedì 5 maggio segna una nuova tappa nel percorso di contrasto alla criminalità organizzata in Campania. A Torre Annunziata, alle…
Il giorno della svolta si è compiuto: Torre Annunziata ha avviato la demolizione di Palazzo Fienga. Cade così uno dei simboli più oscuri della storia recente della città.
Sono cominciate le operazioni che porteranno all’abbattimento di un simbolo della criminalità, quella struttura era diventata il fortino della camorra. L’intervento incide in modo profondo sull’identità di Torre Annunziata. Palazzo Fienga non era solo un edificio. Rappresentava il potere del clan Gionta e un presidio di controllo sul territorio.
Il percorso verso l’abbattimento parte dal 2015. In quell’anno lo sgombero dell’immobile ne segnò il destino. Prima si parlò di riqualificazione, poi si arrivò alla scelta della demolizione durante la gestione commissariale. Dopo anni di attese e rallentamenti, il progetto è ora realtà. L’intervento rientra in un più ampio piano di rigenerazione urbana. Non si tratta solo di eliminare una struttura. Si cancella un simbolo radicato nella memoria collettiva.
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Con l’abbatimento, curato dal XXI Reggimento Garibaldi dell’Esercito Italiano, dei primi muri finisce un’epoca. Torre Annunziata si prepara a costruire un nuovo spazio. L’area sarà restituita alla comunità. L’obiettivo è segnare una rottura netta con il passato e aprire una fase fondata su legalità e sicurezza.

Il ricordo di Paolo Siani
Presente anche Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo ucciso dalla camorra. «Ho fortemente voluto assistere all’abbattimento del Palazzo Fienga. Anche perché Giancarlo ne parlava quando aveva solo 23 anni. Oggi siamo arrivati a una svolta. Sono qui per guardare anche con i suoi occhi quando si scriverà una nuova pagina per la gente per bene di Torre Annunziata».
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Le istituzioni presenti
Numerose le istituzioni presenti all’avvio delle opere di demolizioni. Tra coloro che hanno preso parte Don Tonino Palmese di Libera, don Paolino Franzese della Basilica della Madonna della Neve, il vescovo di Nola monsignor Francesco Marino, il prefetto di Napoli Michele di Bari, il procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso, il sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo, Giovanni Allucci di Agrorinasce, la parlamentare Annarita Patriarca, l’assessore regionale Vincenzo Cuomo, il generale dei carabinieri Giovanni Capasso dell’Unità Grande Progetto Pompei e il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel. Tra le istituzioni presenti anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
Il procuratore Melillo: intitoliamolo alla memoria di Giancarlo Siani

“Parlo da procuratore ma innanzitutto a nome della magistratura napoletana. Molti hanno dimenticato cosa ha significato questo luogo, sede sociale di un clan sanguinario. Un’impresa anche solo pensare di rimuovere questo simbolo del potere mafioso. Fu considerata sede sociale della criminalità, confiscato e sequestrato. Un luogo difficilmente descrivibile. La confiscato segui rapidamente, poi si passò la mano alla nuova destinazione di questo luogo. Per me sin dall’inizio poteva essere solo l’abbattimento. Siamo giunti a questo momento grazie all’impegno di quanti hanno reso possibile la scomparsa di questo simbolo criminale. Sarà realizzata una piazza, la piazza della legalità. Suggerirei un altro nome, Piazza Giancarlo Siani. E’ vero che c’è una strada, ma avrebbe un nome simbolico per la rigenerazione di questo luogo. Giancarlo Siani ha svolto un ruolo fondamentale di giornalismo, di informazione, dei diritti civili. Merita che questa piazza sia dedicata a lui. Oggi è un giorno importante, la città ancora chiamata a rompere il muro del silenzio che grava su queste terre”.
Il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari

Il Prefetto Michele Di Bari: “Oggi giornata storica, Palazzo Fienga destinato nel passato al clan Gionta diventato fortino dell’illegalità diffusa. Oggi notizia per la comunità nazionale, non locale. Un risultato provocato dalla sinergia tra istituzioni. Oggi è davvero una giornata di festa”.
Il ricordo del Prefetto Priolo.

Il Prefetto Priolo: «Quando è stata decisa la data, il 5 maggio, ho pensato a Manzoni e ho pensato che seppur con la ristrettezza dei tempi rispettare questa data sarebbe stata di buon auspicio. Il 4 maggio 2015 disposta la prima confisca, da allora tanto è stato fatto, programmato e risolto. Se oggi iniziamo lo facciamo per il lavoro fatto dalle tante componenti in questi anni».
Ha poi aggiunto: «È il momento in cui si dimostra che nonostante le lungaggini burocatriche lo Stato è più forte della camorra, della ‘ndrangheta, di Cosa Nostra, delle mafie. La necessità di velocizzare i tempi ci ha portato a cambiare la programmazione che ci ha permesso anche un risparmio. Due stralci funzionali: la prima fase demolizione integrale del manufatto con il Genio militare; la seconda fase affidato alla struttura del Demanio la stesura del progetto esecutivo della piazza della legalità. Il cantiere avviato oggi resterà attivo fino al completamento totale dell’intervento, fino alla restituzione ai cittadini di Torre Annunziata».
Le parole dei vertici dell’Agenzia del Demanio.

Dottoressa Dal Verne, Agenzia del demanio: “Il frutto di un lavoro di tante persone. La giornata di oggi è il frutto di alcune istituzioni che hanno voluto realizzare questo progetto, tra queste l’agenzia del demanio, affinché si realizzasse in questo posto una piazza. Una piazza che libera Torre Annunziata, di uno Stato che non lascia memoria di un passato da cancellare. Abbiamo pronto un progetto di sviluppo della piazza, un parco urbano che affaccia sul sito di Oplontis, sotto lo spolettificio ci sono altri resti delle ville e ci sarà un grande progetto di riqualificazione culturale”.
Attesa la presenza dei ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini.
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La stoccata del Procuratore
Non è affatto il giorno della svolta, per il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. Attacca in maniera diretta, nel corso della cerimonia per la demolizione di Palazzo Fienga, roccaforte per anni della camorra e del clan Gionta. E dice: “Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale”. “Ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche – ha sottolineato – solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina”.
Il silenzio del sindaco
In scaletta non era previsto l’intervento del primo cittadino, Corrado Cuccurullo, comunque presente alla cerimonia. Il sindaco ha lasciato Palazzo Fienga con il volto visibilmente teso, subito dopo l’intervento del procuratore Nunzio Fragliasso.