San Giuseppe Vesuviano: sì al voto in bilancio. «Bonifichiamo i conti»
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Da giorni, nei corridoi del Comune di San Giuseppe Vesuviano e negli ambienti della politica locale, non si parla d’altro. A scuotere la maggioranza guidata dal sindaco Michele Sepe è un esposto inviato alle forze dell’ordine e alla Prefettura che accende i riflettori su una festa organizzata alla fine di aprile in un locale della Napoli bene. Ma più della cena o dei festeggiamenti, a far discutere è la lista degli invitati: politici, imprenditori e, secondo quanto riportato nel documento, anche parenti e figli di esponenti della camorra. Un intreccio che, pur non configurando alcun reato, rischia di trasformarsi in un caso politico dalle conseguenze imprevedibili. Perché la presenza, nello stesso contesto conviviale, di amministratori pubblici e soggetti legati a famiglie criminali solleva inevitabilmente interrogativi pesanti sull’opportunità politica e sull’immagine delle istituzioni cittadine.
L’esposto, lungo poco più di quattro pagine e ora al vaglio degli investigatori, ricostruisce nomi, presenze e rapporti personali emersi durante quella serata. Un documento che nelle ultime ore ha fatto deflagrare tensioni già esistenti all’interno della maggioranza comunale e spinto le forze dell’ordine ad avviare una serie di accertamenti per fare piena luce sull’accaduto. Secondo quanto contenuto nell’esposto, la festa finita al centro della bufera sarebbe quella organizzata per il compleanno di Francesco Borriello che è il fratello del vicesindaco di San Giuseppe Vesuviano Antonio Borriello, considerato uno degli uomini più influenti dell’attuale amministrazione comunale. Borriello, tra i candidati più votati alle ultime elezioni amministrative in quota Partito Democratico, è stato uno dei principali promotori della coalizione che ha portato il centrosinistra alla guida della città dopo trent’anni ed è anche uno degli assessori chiave dell’esecutivo. Ma il nome del vicesindaco non è l’unico citato nel documento.
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Tra i presenti, infatti, ci sarebbero diversi esponenti dell’area progressista locale. Soprattutto, secondo quanto riferito nell’esposto, avrebbe preso parte alla serata anche il sindaco Michele Sepe. Una presenza che inevitabilmente aumenta il peso politico della vicenda e alimenta polemiche e malumori già presenti all’interno della maggioranza.
A pochi giorni dall’invio del documento, è stato lo stesso primo cittadino a intervenire per chiarire la propria posizione. «È vero che ho preso parte a quella festa a cui si fa riferimento nell’esposto, che è stato inviato anche a me e che ho letto», spiega Sepe. «Mai avrei pensato di incontrare persone legate in qualche modo alla criminalità. Ritengo questa vicenda gravissima, per me e per l’amministrazione che rappresento. Non conoscevo gli invitati. Se avessi saputo, ovviamente non avrei partecipato a nessuna festa». Parole nette, con cui il sindaco prova a prendere le distanze da ogni possibile ombra.
Sepe sottolinea inoltre di aver immediatamente informato le forze dell’ordine e di aver chiarito la propria posizione con gli organi inquirenti già nei giorni successivi alla diffusione dell’esposto. «Ho ritenuto opportuno riferire tutto a chi sta effettuando gli accertamenti», avrebbe spiegato. Il sindaco, poi, conferma il rapporto personale e politico con il vicesindaco Antonio Borriello, pur mantenendo una linea prudente sugli eventuali sviluppi della vicenda. «Con Antonio Borriello c’è grande stima personale, non soltanto perché è il vicesindaco della mia amministrazione », precisa Sepe.
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Ma sul piano politico aggiunge: «Se ci saranno valutazioni da fare, le comunicherò prima alla direzione del partito». Una dichiarazione che lascia aperto più di uno scenario. Perché se dal punto di vista giudiziario non emergono al momento contestazioni o ipotesi di reato, sul piano politico il caso rischia di avere conseguenze significative. In territori delicati come quelli dell’area vesuviana, infatti, anche una semplice partecipazione a un evento può trasformarsi in un elemento di forte imbarazzo istituzionale quando, tra gli invitati, figurano persone riconducibili a famiglie legate alla criminalità organizzata. Ed è proprio questo il punto centrale della vicenda: l’opportunità politica.
L’esposto non ipotizza accordi, scambi o rapporti illeciti, ma mette in evidenza la presenza nello stesso contesto di amministratori pubblici e soggetti appartenenti a famiglie considerate vicine ai clan. Un elemento che basta ad alimentare dubbi, polemiche e richieste di chiarimento. Nel frattempo le forze dell’ordine stanno andando avanti con gli accertamenti per verificare la fondatezza delle circostanze riportate nel documento. Gli investigatori starebbero analizzando fotografie, video e testimonianze relative alla serata per ricostruire con precisione l’elenco dei presenti e i rapporti tra alcune delle persone indicate nell’esposto.La vicenda arriva in un momento già complesso per la politica cittadina, attraversata da tensioni interne e da equilibri considerati fragili all’interno della stessa maggioranza. E adesso il timore, negli ambienti politici locali, è che la bufera possa trasformarsi in un terremoto capace di aprire una nuova stagione di scontri e contrapposizioni.
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Dal canto suo Antonio Borriello avrebbe già dato mandato ai propri legali per presentare una denuncia contro chi ha diffuso queste informazioni. L’obiettivo è chiaro: «far luce su ogni aspetto» di questa vicenda che rischia di gettare ombre sulla politica locale. «Ho intenzione di difendere l’onorabilità mia e della mia famiglia. Tutti sanno per cosa mi sono battuto in questi anni e quale sia il mio percorso politico e di vita».