Giulio Giaccio era un ragazzo di 26 anni che il 30 luglio del 2000 fu rapito, ucciso e sciolto nell’acido…
VITTIMA INNOCENTE
20 maggio 2026
VITTIMA INNOCENTE
Ucciso e sciolto nell’acido, processo con l’aggravante mafiosa per gli assassini di Giulio Giaccio
La Cassazione riapre la questione sull'aggravante mafiosa
Venticinque anni dopo l’omicidio di Giulio Giaccio, arriva una svolta giudiziaria destinata a riaccendere la speranza di una verità piena. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi presentati dalla Procura generale e dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, disponendo un nuovo passaggio davanti alla Corte d’Assise d’Appello per rivalutare il riconoscimento dell’aggravante mafiosa. Al centro della decisione della Suprema Corte la posizione di Salvatore Cammarota, Roberto Perrone e Carlo Nappi, ritenuti mandanti ed esecutori materiali del delitto che sconvolse l’area nord di Napoli nell’estate del 2000.
Giulio Giaccio, 25 anni, fu assassinato il 30 luglio di quell’anno in quello che gli inquirenti hanno sempre ricostruito come un tragico scambio di persona. Freddato a colpi di pistola, il suo corpo venne poi sciolto nell’acido nel tentativo di cancellarne ogni traccia. Un delitto feroce, maturato – secondo l’accusa – nell’orbita del clan Polverino. La Cassazione ha accolto le richieste avanzate dalla procuratrice generale Correra e dal sostituto procuratore antimafia Giuseppe Visone, riaprendo così la discussione sull’esistenza del movente e del metodo mafioso dietro l’omicidio.
«Dopo 25 anni finalmente c’è un segnale di giustizia», commentano gli avvocati Alessandro Motta e Concetta Chiricone, da anni impegnati nella battaglia processuale per il riconoscimento di Giulio Giaccio come vittima innocente della camorra. I legali auspicano ora che il nuovo giudizio davanti alla Corte d’Assise d’Appello possa «valutare tutti gli elementi in maniera sobria e legittima» per arrivare a una decisione definitiva su una vicenda che «ha turbato la vita di un’intera famiglia».
Un pensiero inevitabile va alla madre di Giulio, morta prima dell’ultima sentenza. «Fino all’ultimo – ricordano gli avvocati – ha chiesto giustizia per il figlio, ucciso in modo efferato dalla camorra». Secondo la ricostruzione investigativa, Giaccio venne scambiato per un altro uomo, Salvatore, ritenuto “colpevole” di una relazione sentimentale con la sorella di un affiliato al clan. Un errore mortale che trasformò un giovane innocente in bersaglio della violenza criminale.Ora la parola torna ai giudici d’appello. E con essa, per la famiglia Giaccio, si riapre una ferita mai chiusa ma anche la possibilità che, dopo un quarto di secolo, venga riconosciuta fino in fondo la matrice camorristica di uno dei delitti più atroci della storia criminale campana.

