Castellammare. Via libera a nuove case nell’ex pastificio
LA SENTENZA
8 giugno 2026
LA SENTENZA

Castellammare. Via libera a nuove case nell’ex pastificio

Sbloccata una pratica del Piano Casa in Via Raiola
Tiziano Valle

L’ex Pastificio D’Apuzzo di via Rajola può essere riconvertito in un fabbricato residenziale. A deciderlo è la settima sezione del Tar Campania (presidente Maria Laura Maddalena, estensore Viviana Lenzi), che ha accolto il ricorso presentato da Paolo D’Apuzzo, assistito dagli avvocati Liborio Di Nola e Aldo Starace. I giudici hanno annullato il diniego al Permesso di Costruire che il Comune di Castellammare di Stabia aveva notificato nel giugno 2024.

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La storia della struttura

Al centro della contesa c’è l’immobile che nato sul finire degli anni ’20 come pastificio, dal 1969 al 2010 ha ospitato la Scuola Media Statale “Francesco di Capua” e successivamente l’ex istituto superiore Galileo Galilei, per poi cadere in uno stato di totale abbandono. I proprietari avevano chiesto di applicare le norme del cosiddetto “Piano Casa” che consente la riqualificazione delle aree urbane degradate tramite il cambio di destinazione d’uso in abitazioni (con una quota non inferiore al 20% da destinare a edilizia convenzionata).

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La mancata autorizzazione del Comune

Il Comune si era opposto, ma il Tar ha smontato punto per punto le tesi di Palazzo Farnese. L’Amministrazione comunale aveva negato l’autorizzazione basandosi principalmente su due motivazioni: il blocco del Piano Casa e il giallo della destinazione d’uso. Secondo gli uffici tecnici, il Piano Casa non era applicabile sul territorio comunale a causa dei vincoli del PUT (Piano Urbanistico Territoriale) della Costiera Sorrentino-Amalfitana, richiamando una pronuncia della Corte Costituzionale del 2021. Il Comune, inoltre, sosteneva che l’immobile non avesse i requisiti di partenza richiesti dalla legge (edificio destinato prevalentemente a uffici o servizi), considerandolo ancora, dal punto di vista urbanistico, un vecchio “opificio” o una struttura commerciale. Per il Comune, l’uso come scuola era stato solo “un fatto provvisorio”.

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La sentenza dei giudici

I magistrati amministrativi hanno ritenuto l’istruttoria del Comune carente e basata su presupposti errati. Il Tar ha chiarito che l’immobile ricade nella “Zona territoriale 7” del PUT. In questa specifica zona si applicano solo le prescrizioni di tutela paesaggistica stretta, mentre sono disapplicate le vecchie norme edilizie bloccanti del 1982. Di conseguenza, il Piano Casa è pienamente operativo se l’intervento non crea un contrasto concreto con il paesaggio (criticità esclusa nel caso di specie, poiché i proprietari avevano già rinunciato a modificare i prospetti esterni).

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I documenti storici

I giudici, inoltre, hanno duramente contestato l’idea che l’uso scolastico per oltre quarant’anni fosse un “mero utilizzo di fatto”. Il Tar ha evidenziato che la stessa delibera comunale del 1969 stanziava i fondi per trasformare i locali industriali in aule e uffici. Inoltre, lo stato legittimo è confermato sia dalle risultanze dell’anagrafe edilizia comunale dal 1996, sia dai dati catastali del 1990 e del 2011, che qualificano ufficialmente l’immobile come scuola. Con questa sentenza, il diniego del Comune è stato definitivamente annullato. Ora gli uffici comunali dovranno riesaminare l’istanza dei privati, tenendo conto dei paletti giuridici fissati dal Tribunale: la strada per la nascita del nuovo complesso residenziale in via Rajola è ufficialmente spianata.