Erasmo Genzini, tra istinto e verità: il racconto di un attore
Dalla timidezza alla scoperta della recitazione Non tutte le storie di successo nascono da un progetto preciso. Alcune prendono forma…
Semplice, umile, ma tanto determinato e con ancora una lunga lista di sogni da realizzare ma restando sempre con i piedi per terra. Giampiero De Concilio, attore cinematografico e teatrale, nato a Napoli nel 1999, si siede davanti alle telecamere di Metropolis Tv e comincia a raccontarsi. Non come una star, non come un volto che il pubblico ha imparato a riconoscere, ma come un ragazzo che ha scelto di trasformare la propria sensibilità in mestiere, disciplina, destino. Nonostante la sua giovane età, e il suo zeppo curriculum artistico sorride quando gli elenchiamo tutti i successi e smorza quel pizzico di imbarazzo con «ho fatto un po’ di cose». La sua voce è calma, il sorriso è quello di chi ha già visto molto, pur avendo appena vent’anni quando tutto è cominciato davvero. Eppure, mentre parla, si percepisce una cosa: Giampiero non ha mai perso la capacità di stupirsi.
È questo il filo rosso che attraversa la sua storia. Dal set cinematografico a quello teatrale accoglie ogni volta le sfide perché sa che oltre il palcoscenico, come oltre la camera c’è sempre il suo pubblico «pubblici diversi senza dubbio, come il lavoro è completamente diverso e pertanto pieno di emozioni belle ma sempre diverse» ammette. Quando ricorda il debutto teatrale con «La paranza dei bambini», tratto dal romanzo di Roberto Saviano, gli occhi gli si illuminano. Non è un ricordo qualunque: è il punto in cui la sua identità artistica ha preso forma.
Erasmo Genzini, tra istinto e verità: il racconto di un attore
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Aveva appena diciott’anni quando salì sul palco per interpretare un personaggio nato dalla periferia, dalla contraddizione, dalla ferita sociale. Un ruolo che non si può affrontare con leggerezza. Da quell’esperienza tante altre ancora fino al Premio Nuovo Imaie al Festival di Spoleto nel 2017, un riconoscimento che non premia solo il talento, ma la verità. Perché Giampiero, in scena, non imita: incarna. «Riconoscimento come è ovvio che sia gradito ma i premi passano, quello che invece ti da il pubblico è altro e di più». Il passaggio al cinema arriva con «Un giorno all’improvviso», film che racconta la fragilità e la potenza dei legami familiari.
Sul set, Giampiero scopre un’altra dimensione del mestiere: la macchina da presa che entra nelle pieghe dell’anima, che cattura il non detto, che pretende sincerità assoluta.Racconta di aver imparato molto non solo dai registi e dagli attori più esperti, ma anche da chi, apparentemente, non aveva un nome altisonante. «I maestri non sono solo quelli famosi» dice negli studi di Metropolis Tv. «A volte ti insegna di più un tecnico, un assistente, qualcuno che ti osserva in silenzio e ti fa notare una cosa che nessuno aveva visto. Non ho un maestro in particolare a cui dire grazie -incalza – ma al contrario ne ho tanti ed ognuno è stato per me importante».
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Da giovanissimo lancia poi un appello ai giovani: «Restate semplici. Studiate. Non mollate».È qui che Giampiero smette di parlare di sé e comincia a parlare agli altri. Ai ragazzi che sognano il cinema, il teatro, la televisione. A chi pensa che il successo sia un colpo di fortuna. A chi si scoraggia alla prima porta chiusa. «Di porte in faccia ne ho avute anche io tante e forse ne avrò ancora tante altre – dice -ma questo significa trovare la grinta maggiore per andare avanti, per non farsi demoralizzare, per fare di più e non mollare».
E ancora: «La semplicità è una forza – dice-Studiate sempre, preparatevi. Non fermatevi quando vi diranno di no. E soprattutto ricordatevi da dove venite». La parola radici torna più volte. Non come nostalgia, ma come bussola. Perché per Giampiero Napoli non è solo la città natale: è ritmo, lingua, memoria, identità. È ciò che lo tiene saldo mentre il mondo dello spettacolo cambia, corre, pretende.
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Nell’intervista a Metropolis Tv, Giampiero De Concilio non costruisce un personaggio. Non cerca frasi ad effetto. Non veste i panni dell’attore arrivato. Racconta, semplicemente, il percorso di un ragazzo che ha creduto nel proprio sogno e che continua a farlo con disciplina, umiltà e fame di conoscenza. Il suo è un viaggio che passa per palchi importanti, set intensi, premi prestigiosi. Ma resta, prima di tutto, un viaggio umano. Un viaggio che parla di appartenenza, di studio, di resilienza, di gratitudine.
E mentre le luci dello studio si abbassano, resta una sensazione: Giampiero non è solo un attore in ascesa. È una voce nuova, autentica, necessaria. Una voce che ricorda a tutti — giovani, artisti, spettatori — che il talento è un dono, ma la verità è una scelta quotidiana.«Ho ancora tantissimi ruoli che voglio interpretare – conclude – senza fretta , senza presunzione ma solo con attesa e soprattutto con l’entusiasmo che non deve mai mancare nella mia professione come in tutte le altre».