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Centocinquanta minorenni denunciati per possesso di sostanze stupefacenti dall’inizio dell’estate. È il dato che emerge dall’attività di controllo condotta da carabinieri e polizia a Castellammare di Stabia e che accende un nuovo allarme sul consumo di droga tra i giovanissimi. Un numero che assume un peso ancora maggiore se rapportato al periodo preso in esame: siamo soltanto a luglio e la media supera i cinque ragazzi denunciati al giorno. A preoccupare non è soltanto la quantità dei controlli che hanno portato alle denunce, ma soprattutto l’età sempre più bassa dei giovani coinvolti. Tra i casi accertati figurano infatti anche ragazzini di appena 14 anni trovati in possesso di marijuana.
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Un fenomeno che, secondo gli investigatori, evidenzia un progressivo abbassamento dell’età del primo contatto con le sostanze stupefacenti e rende sempre più urgente un intervento non solo repressivo, ma anche educativo e sociale. Le denunce riguardano il possesso di sostanze stupefacenti e sono il risultato dell’intensificazione dei controlli effettuati soprattutto nelle aree maggiormente frequentate dai giovani, tra centro cittadino, lungomare, villa comunale e quartieri considerati più sensibili. L’obiettivo delle forze dell’ordine è quello di arginare un fenomeno che continua ad alimentare il mercato dello spaccio e che coinvolge ragazzi sempre più giovani.
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L’aspetto che maggiormente allarma istituzioni e operatori del settore riguarda proprio la normalizzazione dell’uso di droghe leggere tra gli adolescenti. L’accesso alla marijuana avviene con estrema facilità e il rischio è che il consumo occasionale possa trasformarsi in una porta d’ingresso verso dipendenze più gravi o verso un coinvolgimento diretto negli ambienti criminali. L’altro fronte di preoccupazione riguarda infatti le organizzazioni camorristiche. Le indagini degli ultimi mesi confermano come i clan continuino a puntare sempre di più sui giovanissimi, sia come clienti sia come manodopera. Per evitare controlli e sfruttare la minore età, i gruppi criminali reclutano baby pusher ai quali vengono garantiti compensi che possono arrivare fino a 300 euro a settimana. Un guadagno apparentemente facile che, soprattutto nei contesti più difficili, rappresenta una forte attrattiva per adolescenti privi di alternative, ma che spesso segna l’inizio di un percorso all’interno della criminalità organizzata.
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Al di là delle conseguenze amministrative e penali previste dalla legge, è il quadro sociale a destare le maggiori preoccupazioni. Il rischio concreto è che il consumo di sostanze, iniziato in età sempre più precoce, favorisca il passaggio a droghe con effetti devastanti sulla salute, fino a compromettere in modo irreversibile il percorso di crescita dei ragazzi. A questo si aggiungono le alterazioni psicofisiche che possono favorire comportamenti violenti o la commissione di reati, spesso finalizzati a procurarsi il denaro necessario per acquistare le dosi. Così come il pericolo che si possano verificare risse, come l’ultima che si tenne sabato notte.
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Sul versante criminale, il traffico di sostanze stupefacenti continua a rappresentare una delle principali fonti di guadagno della camorra. Soldi che vengono successivamente reinvestiti nell’economia legale, alimentando un circuito difficile da spezzare. A Castellammare di Stabia le storiche piazze di spaccio continuano a rappresentare punti di riferimento per il mercato della droga: da Moscarella a Savorito, passando per Cicerone, Santa Caterina e Capo Rivo. Una rete composta da pusher, vedette e corrieri che, nonostante arresti e operazioni delle forze dell’ordine, continua a rigenerarsi rapidamente, trovando proprio nei giovanissimi nuova forza lavoro. È questo l’aspetto che oggi preoccupa maggiormente investigatori e istituzioni: fermare lo spaccio significa anche sottrarre un’intera generazione al rischio di diventare cliente o ingranaggio di un sistema criminale che continua a prosperare.