“Straordinario.2”, Ulisse arriva in piazza a Santa Maria la Carità e racconta l’anima
INCLUSIONE
16 luglio 2026
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“Straordinario.2”, Ulisse arriva in piazza a Santa Maria la Carità e racconta l’anima

A Santa Maria la Carità lo spettacolo degli Artisti di vicoloCuore di Progetto Perisomatos, fondato dalle dottoresse Lourdes Todisco e Vincenza Varone, emoziona il pubblico con un viaggio tra teatro, musica e inclusione.
Michele De Feo

«Io sono Ulisse quando ho imparato a chiedere aiuto. Ed è la cosa più difficile che io abbia imparato a fare nella mia vita. E sto ancora imparando a farlo». In quella frase c’era l’intero senso dello spettacolo. Non soltanto dell’Odissea riletta da un gruppo di ragazzi, ma di un viaggio umano che ha attraversato il palco per arrivare direttamente al pubblico. Per qualche secondo, in piazza del Tempo, a Santa Maria la Carità, mercoledì sera è calato un silenzio raro, di quelli che il teatro conosce bene: non il silenzio dell’attesa, ma quello di chi si scopre improvvisamente dentro una storia che non credeva lo riguardasse.

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È stato questo “Straordinario.2 – Ulisse: Nessuno è tutti”, molto più di una rappresentazione teatrale. È stato un esercizio di verità. Perché il mito di Ulisse, spogliato della sua dimensione eroica, si è trasformato nel racconto quotidiano di chi ogni giorno affronta il mare aperto della comunicazione, delle relazioni, della paura di non essere compreso. E allora Itaca smette di essere un’isola. Diventa il luogo in cui ci si sente accolti. I mostri non sono più Scilla e Cariddi, ma i pregiudizi.

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E “Nessuno”, il nome con cui Ulisse inganna Polifemo, diventa il simbolo di chi troppo spesso rischia di essere invisibile agli occhi della società. Sul palco gli Artisti di vicoloCuore non hanno interpretato personaggi. Hanno abitato le proprie emozioni. Ragazzi e ragazze nello spettro autistico, insieme ai loro fratelli e alle loro sorelle, hanno condiviso parole, musica, gesti e silenzi in una narrazione corale che non chiedeva compassione, ma ascolto. Il teatro, per una sera, ha smesso di essere finzione per tornare alla sua funzione più antica: mettere una comunità davanti a sé stessa. Dietro quella costruzione scenica c’è il lavoro di Progetto Perisomatos, fondato dalle dottoresse Lourdes Todisco e Vincenza Varone, che da anni porta avanti un’idea di riabilitazione capace di superare i confini della clinica.

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L’arte diventa linguaggio, il laboratorio diventa esperienza di vita, la cultura diventa uno spazio nel quale ciascuno può trovare il proprio posto. Straolab, da cui nasce lo spettacolo, non forma attori: accompagna persone nella scoperta della propria voce. Ogni scena sembrava interrogare il pubblico. Chi è davvero fragile? Chi sale su un palco raccontando le proprie paure o chi, nella quotidianità, continua a nascondere le proprie? È questa la forza dello spettacolo: ribaltare lo sguardo. Non sono stati i protagonisti a chiedere di essere accolti. Sono stati gli spettatori a essere invitati dentro un mondo spesso osservato da lontano e troppo raramente conosciuto davvero.Tra il pubblico sedeva anche il sindaco di Santa Maria la Carità, Giosuè D’Amora, che al termine della rappresentazione ha voluto ringraziare gli organizzatori e i giovani artisti. «Questa sera non abbiamo assistito soltanto a uno spettacolo teatrale.

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Abbiamo vissuto un momento di crescita civile. Questi ragazzi ci hanno ricordato che una comunità è davvero inclusiva quando smette di parlare di diversità e comincia semplicemente a riconoscere il valore di ogni persona. Santa Maria la Carità è orgogliosa di aver ospitato un evento che lascia un segno profondo».L’idea originale dello spettacolo porta la firma di Lourdes Todisco, mentre l’adattamento teatrale e la drammaturgia sono di Vincenza Varone. Ma la vera autorialità, alla fine, appartiene a chi quel viaggio lo ha vissuto sulla propria pelle.

 

Perché ogni battuta nasceva da un’esperienza reale, ogni pausa custodiva un significato, ogni applauso sembrava restituire dignità a una storia.Quando le luci si sono spente, nessuno aveva l’impressione di aver assistito a uno spettacolo “sull’autismo”. Sarebbe una definizione riduttiva. “Straordinario.2 – Ulisse: Nessuno è tutti” ha parlato della condizione umana, della fatica di chiedere aiuto, del desiderio universale di essere visti per ciò che si è davvero. Ed è forse questo il privilegio del teatro quando raggiunge la sua forma più alta: non raccontare la vita, ma renderla, per un istante, impossibile da ignorare.