Torre Annunziata: processo clan Gallo-Cavalieri, la Corte d’Appello ridisegna le condanne
CAMORRA
16 luglio 2026
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Torre Annunziata: processo clan Gallo-Cavalieri, la Corte d’Appello ridisegna le condanne

Modificate alcune pene, confermate diverse assoluzioni e respinto l'appello della Procura generale per due imputate.
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La Corte d’Appello di Napoli riscrive il verdetto sul presunto sistema estorsivo attribuito al clan Gallo-Cavalieri di Torre Annunziata. La sentenza modifica diverse condanne, conferma alcune assoluzioni e ridisegna il quadro delle responsabilità emerso nel processo di secondo grado.

Il procedimento nasce dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. Secondo l’accusa, l’organizzazione avrebbe imposto il pagamento del “pizzo” a commercianti, imprenditori e titolari di attività economiche dell’area oplontina. Gli investigatori avevano ricostruito una rete di estorsioni ai danni di numerosi operatori economici. L’indagine aveva portato al giudizio con rito abbreviato di diversi imputati.

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Le decisioni della Corte d’Appello

Davanti alla sesta sezione penale sono stati esaminati sia i ricorsi delle difese sia quelli della Procura generale. Alcuni coimputati, tra cui Salvatore Gallo, Gennaro Battipaglia Gallo e Salvatore Abbellito, avevano invece deciso di non impugnare la sentenza di primo grado. A comparire davanti ai giudici sono stati Giuseppe Colonia, Carmine De Rosa, Francesco Gallo, Liberata Colonia, Lucia Gallo, Luigi Visciano e Carmine Vitagliano.

Al termine del giudizio, la Corte ha rideterminato diverse pene. Per Giuseppe Colonia è stata confermata una condanna a 8 anni, 8 mesi e 10 giorni di reclusione. Carmine De Rosa è stato condannato a 9 anni. Per Francesco Gallo la pena è stata fissata in 5 anni e 8 mesi di carcere.
Nessuna modifica, invece, per Lucia Gallo, che resta condannata a 5 anni e 6 mesi di reclusione.

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Torre Annunziata, assoluzione per Luigi Visciano

Tra gli aspetti più significativi della sentenza c’è la posizione di Luigi Visciano. In primo grado era stato condannato a 8 anni e 9 mesi anche per il reato di associazione per delinquere. La Corte d’Appello lo ha assolto da questa contestazione. Per gli altri capi d’imputazione è stata invece confermata la responsabilità. La pena è stata rideterminata in 5 anni e 4 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 600 euro.
La Corte ha inoltre respinto il ricorso della Procura generale nei confronti di Liberata Colonia e Lucia Gallo. L’accusa aveva chiesto per entrambe una condanna a 15 anni di reclusione. Il collegio ha però confermato integralmente la decisione di primo grado.

Liberata Colonia era stata assolta dall’accusa di partecipazione all’associazione per delinquere. L’originaria imputazione di estorsione era stata inoltre riqualificata nel reato di ricettazione, con conseguente sospensione della pena. Lucia Gallo era stata invece assolta dall’accusa associativa e ritenuta responsabile del solo reato di estorsione. Per entrambe, già tornate in libertà dopo la pronuncia di primo grado, la situazione processuale resta invariata.

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Il dispositivo della Corte d’Appello ridefinisce così il quadro delle responsabilità dei singoli imputati. La sentenza accoglie solo in parte le richieste formulate dalle parti e conferma le altre statuizioni contenute nel verdetto di primo grado.