Il ricordo che non si spegne: Torre del Greco abbraccia la memoria di Virginia, Concetta e Raffaella
LE CELEBRAZIONI
17 luglio 2026
LE CELEBRAZIONI

Il ricordo che non si spegne: Torre del Greco abbraccia la memoria di Virginia, Concetta e Raffaella

Cinquantacinque anni dopo, messa a Portosalvo in memoria delle prime vittime di femminicidio sotto il Vesuvio
Alberto Dortucci

Torre del Greco. Prima il silenzio. Poi la preghiera, gli sguardi, gli occhi lucidi di chi porta ancora dentro una ferita mai rimarginata. Intenso momento di condivisione e raccoglimento nella chiesa di Santa Maria di Portosalvo in memoria di Virginia, Concetta e Raffaella, le tre donne assassinate il 15 agosto 1971 in una delle pagine più drammatiche della storia di Torre del Greco.

Un ricordo composto, fatto di rispetto e di partecipazione, in cui la commozione è stata il linguaggio comune di un’intera comunità. A officiare le celebrazioni don Vincenzo Vitiello, da anni punto di riferimento umano e spirituale nel custodire la memoria di Virginia, Concetta e Raffaella.

Le sue parole hanno accompagnato la preghiera con delicatezza, ricordando come la memoria non si possa limitare al ricordo, ma debba diventare responsabilità, vicinanza e attenzione verso chi vive situazioni di violenza e sofferenza.

Sono trascorsi 55 anni da quel caldo 15 agosto 1971.

Un giovedì d’estate che trasformò una giornata di festa in una tragedia destinata a segnare per sempre il territorio. Virginia, Concetta e Raffaella erano tre donne, una famiglia, tre vite piene di sogni e di futuro.

Furono uccise per mano di un uomo incapace di accettare la libertà dell’altro, un uomo che, nella follia del possesso, confuse l’amore con il dominio, fino a sostituirsi, con la sua violenza, al diritto stesso di vivere.

Una ferita che, a distanza di oltre mezzo secolo, continua a fare male. Fa male a chi c’era, che ancora oggi conserva immagini e ricordi indelebili.

Ma fa male anche a chi quella storia l’ha conosciuta solo attraverso i racconti, vedendo negli occhi di chi l’ha vissuta tutta la sofferenza di un dolore mai sopito.

Eppure, il passare degli anni non ha consegnato questa vicenda solo alla storia. L’ha resa drammaticamente attuale.

Perché, mentre quella cicatrice resta aperta, i femminicidi in Italia continuano ad aumentare. Le panchine rosse disseminate nelle città, le campagne di sensibilizzazione e gli eventi dedicati al tema rappresentano simboli importanti, ma rischiano di perdere significato se non vengono accompagnati da un impegno concreto e quotidiano.

La storia di Virginia, Concetta e Raffaella continua così a parlare alle nuove generazioni.

Ricorda che ogni femminicidio distrugge una famiglia, spezza vite, lascia vuoti che nessun tempo riesce a colmare.

La celebrazione nella chiesa di Santa Maria di Portosalvo non è stata solo un momento di memoria. È stata la testimonianza di una comunità che non vuole dimenticare e che continua a pronunciare, con rispetto e amore, i nomi di Virginia, Concetta e Raffaella.

Perché finché quei nomi continueranno a essere ricordati, la loro storia non sarà soltanto il racconto di una tragedia, ma diventerà anche un invito a costruire una società in cui nessuna donna debba più perdere la vita per mano di chi pretende di chiamare amore ciò che, in realtà, è soltanto violenza.

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