Il secondo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della criminalità organizzata riaccende il dibattito sulle norme che…
POLITICA E CAMORRA
18 luglio 2026
POLITICA E CAMORRA
Il questore di Napoli Agricola: «Comuni contaminati, doveroso sciogliere Torre e Stabia»
Maurizio Agricola: «Sospendere la democrazia è una sconfitta»
Il magistrato Russo: «Una parte di città fa affari con i clan»
«Quando si sospende la democrazia non è mai un bene, perché le iniziative democratiche sono quelle che nascono dal basso e costituiscono il tessuto connettivo della società. Per questo, lo scioglimento di un’amministrazione non rappresenta mai un bel messaggio. Tuttavia, quando ci siamo trovati di fronte a situazioni come quelle di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, dove è emerso che i comuni erano contaminati dalla presenza della camorra, la scelta, pur essendo lunga, difficile e sofferta, è stata inevitabile e doverosa».
È uno dei passaggi più significativi dell’intervento del questore di Napoli, Maurizio Agricola, alla cerimonia di consegna della Costituzione ai neo diciottenni di Casola di Napoli. Sollecitato dalle domande degli studenti, il questore ha affrontato anche il tema dei recenti scioglimenti per infiltrazioni camorristiche dei Comuni di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, invitando i ragazzi a riflettere sul significato della partecipazione democratica e sul valore delle istituzioni. Le parole di Agricola arrivano a pochi giorni dal decreto con cui il Consiglio dei ministri ha disposto lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia, dopo la relazione della commissione d’accesso nominata dal prefetto di Napoli. Secondo il governo, sarebbero emersi elementi tali da dimostrare condizionamenti della criminalità organizzata sull’attività amministrativa, compromettendo il buon andamento dell’ente e imponendo il commissariamento per i prossimi diciotto mesi.
Un provvedimento che segue di poche settimane quello adottato nei confronti del Comune di Torre Annunziata, anch’esso sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata. Anche in quel caso gli accertamenti avrebbero evidenziato rapporti e interferenze ritenuti incompatibili con il regolare funzionamento dell’amministrazione pubblica, inducendo il governo a ricorrere allo strumento previsto dalla normativa antimafia. Due decisioni che hanno inevitabilmente riacceso il dibattito sul rapporto tra politica, amministrazione e criminalità organizzata in un’area storicamente esposta alla pressione dei clan e sulla necessità di ricostruire un tessuto civico capace di reagire. Su questo fronte interviene anche Nicola Russo, magistrato stabiese e consigliere della Corte d’Appello di Napoli, che in una riflessione pubblica invita la città a non vivere il commissariamento come una parentesi passiva.
«Voglio impegnarmi per la città in cui ho vissuto. Non ambisco e non voglio candidarmi a nulla. Non voglio fare il sindaco o avere un ruolo nell’amministrazione cittadina», chiarisce, respingendo qualsiasi interpretazione politica del suo intervento. Per Russo il nodo centrale va ben oltre la presenza delle organizzazioni criminali. «La camorra c’è e da sempre, e ha nomi e cognomi noti», osserva. Ma il problema, aggiunge, è «ancora più preoccupante ed endemico»: «C’è un’altra parte della cittadinanza che a quella camorra dà accoglienza, che ci dialoga, che ci costruisce progetti e affari o che quotidianamente ne replica nei propri comportamenti le modalità».
Da qui l’invito a utilizzare i diciotto mesi di gestione commissariale come un’occasione di rinascita. «Non possono essere una pausa, un’attesa. Devono servire a guardare dentro la macchina amministrativa in maniera decisa ma anche a costruire un progetto di città». Secondo il magistrato, il riscatto di Castellammare non potrà dipendere «dall’autorevolezza di una sola persona», ma dalla capacità della comunità di ritrovare partecipazione e responsabilità collettiva.

