Sigilli al “Castello delle Cerimonie”: sequestrato il Grand Hotel La Sonrisa, avviato lo sgombero
CASO SONRISA
24 luglio 2026
CASO SONRISA

Sigilli al “Castello delle Cerimonie”: sequestrato il Grand Hotel La Sonrisa, avviato lo sgombero

L’operazione dopo la confisca definitiva del complesso: polizia municipale, carabinieri e agenti del commissariato hanno eseguito il decreto del Gip. La struttura è ormai patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate
Michele De Feo

Sigilli agli uffici e ai locali commerciali, cartelli di sequestro affissi agli ingressi e avvio dello sgombero delle persone presenti all’interno della struttura. È iniziata nella giornata di oggi l’operazione che segna un nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria del Grand Hotel La Sonrisa, il complesso alberghiero conosciuto dal grande pubblico come il “Castello delle Cerimonie”.

 

L’intervento è stato eseguito in forza di un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura, nell’ambito di un procedimento per il reato di invasione di terreni o edifici. Contestualmente è stato eseguito l’ordine di sgombero coatto disposto dalla Procura.Le operazioni sono coordinate dalla Polizia Municipale di Sant’Antonio Abate con il supporto degli agenti del Commissariato di Castellammare di Stabia e dei carabinieri della Compagnia di Castellammare. Dopo l’apposizione dei sigilli agli uffici e ai locali commerciali, gli operatori hanno avviato l’allontanamento delle persone presenti nella struttura.

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Nelle prossime ore si procederà anche alla rimozione degli arredi e dei macchinari ancora presenti all’interno del complesso.Il provvedimento rappresenta l’ultimo passaggio di una lunga vicenda giudiziaria iniziata con la condanna per lottizzazione abusiva. Con la sentenza emessa il 14 giugno 2022 dalla Corte d’Appello di Napoli, divenuta definitiva il 15 ottobre 2024, è stata disposta la confisca dell’intero complesso alberghiero, delle strutture annesse e delle aree di pertinenza. Dopo la trascrizione nei registri immobiliari, avvenuta nell’aprile scorso, il Grand Hotel La Sonrisa è entrato ufficialmente a far parte del patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate.

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Nel frattempo l’amministrazione comunale aveva avviato tutti gli atti necessari per acquisire il possesso dell’immobile. Era stata anche revocata la licenza per l’attività alberghiera e di ristorazione, provvedimento confermato prima dal Tar della Campania e successivamente dal Consiglio di Stato, che ha respinto la richiesta di sospensione cautelare.L’11 maggio scorso il Comune aveva quindi notificato un’ordinanza di sgombero concedendo sessanta giorni di tempo per liberare i locali. Il termine è scaduto l’11 luglio senza che la struttura fosse riconsegnata all’ente proprietario.Secondo la Procura, la permanenza all’interno dell’immobile dopo il trasferimento della proprietà al Comune integra il reato di invasione di terreni o edifici. Una valutazione che si fonda sul più recente orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui il reato sussiste anche quando l’occupazione di un immobile avviene senza titolo e contro il diritto del proprietario, indipendentemente dall’uso della violenza o dalla clandestinità dell’azione.

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Lo stesso principio, evidenziano i magistrati, si applica anche all’ex proprietario che continui a detenere un bene ormai acquisito al patrimonio pubblico.Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto necessario il sequestro preventivo per interrompere la prosecuzione del presunto reato e impedire l’aggravarsi delle sue conseguenze. Considerato che gli occupanti erano già stati destinatari dell’ordinanza comunale di sgombero e che il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica aveva già autorizzato l’impiego della forza pubblica per l’esecuzione del provvedimento, non è stata ritenuta necessaria un’ulteriore intimazione prima dell’intervento.Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Come ricorda la stessa Procura nel comunicato diffuso al termine dell’operazione, il decreto di sequestro è impugnabile davanti al Tribunale del Riesame e gli indagati devono ritenersi non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

 

 

«Ringraziamo le forze dell’ordine e la magistratura per il tempestivo intervento, che certifica ulteriormente la correttezza degli atti e delle decisioni degli uffici comunali. Il nostro dovere era dare esecuzione ad una sentenza definitiva. Poco alla volta, stiamo facendo tutti i passi necessari per prendere possesso dell’intero compendio immobiliare divenuto ormai di proprietà del Comune di Sant’Antonio Abate, consapevoli che stiamo affrontando un caso particolare, dalle innumerevoli ripercussioni, sotto tutti gli aspetti. Ma lo stiamo facendo anche grazie ad una attenta collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte. Su questa vicenda, le interlocuzioni con la Prefettura, la Procura Generale di Napoli e la Procura di Torre Annunziata non si sono mai fermate e proseguono nella più ampia sinergia possibile. Un ulteriore ringraziamento va al Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha sempre ricevuto con favore le nostre istanze e con il quale il confronto è stato continuo, al Procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso e al sostituto procuratore generale di Napoli Luigi Musto». A dirlo è Ilaria Abagnale, sindaca di Sant’Antonio Abate.