Caso Sonrisa | Dipendenti in rivolta, sit in pacifico davanti alla prefettura
Dipendenti in rivolta, sit in pacifico davanti alla prefettura: «Ridateci il nostro lavoro, riaprite il Castello»
Lo sgombero de La Sonrisa è ormai alle porte. Il Comune di Sant’Antonio Abate ha avviato la macchina amministrativa che porterà alla presa di possesso del complesso diventato famoso in tutta Italia come il “Castello delle Cerimonie”. Con una delibera approvata il 20 luglio, la giunta guidata dalla sindaca Ilaria Abagnale ha dato mandato agli uffici di procedere con tutti gli atti necessari per rendere esecutiva l’ordinanza di sgombero già emessa nel mese di maggio. Il provvedimento, che riguarda solo i locali commerciali (quindi hotel e ristorante) prevede una serie di passaggi operativi: la presa di possesso fisica dell’area, la ricognizione degli ambienti, l’inventario degli eventuali beni mobili presenti nella struttura, l’individuazione di locali dove custodirli e l’attivazione di un servizio di vigilanza.
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In caso di mancata collaborazione, il Comune potrà procedere anche con l’ausilio della forza pubblica. Per La Sonrisa si apre così il capitolo più delicato di una storia iniziata quasi cinquant’anni fa. La struttura fondata da Antonio Tobia Polese, è stata per decenni il punto di riferimento dei grandi matrimoni napoletani, trasformandosi poi in un fenomeno televisivo nazionale grazie al programma di Real Time “Il Castello delle Cerimonie”. Ma la popolarità non ha fermato il lungo contenzioso giudiziario nato dalle contestazioni urbanistiche. Nel 2011 la Procura di Torre Annunziata aveva contestato la realizzazione abusiva di parte del complesso.
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Nel 2016 il Tribunale dispose la confisca dei terreni e dei manufatti, decisione confermata dalla Corte d’Appello di Napoli nel 2022 e chiusa definitivamente dalla Cassazione nel 2024. Ad aprile di quest’anno la confisca è stata trascritta ufficialmente in Conservatoria. Successivamente sono arrivati anche i provvedimenti che hanno portato alla revoca dei titoli necessari per svolgere l’attività ricettiva e di ristorazione, costringendo la struttura a fermare eventi e prenotazioni. Resta però aperto il fronte del ricorso al Tar Campania.
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Le società La Sonrisa Spa, Ipol Spa e Pol.Fra hanno impugnato l’ordinanza di sgombero chiedendo la sospensione cautelare del provvedimento. Al momento, però, l’udienza non risulta ancora fissata e, in assenza di uno stop dei giudici amministrativi, l’atto resta efficace. Nel frattempo il Comune guarda anche al futuro dell’area. A giugno l’ente ha affidato un incarico per uno studio di fattibilità finalizzato a valutare la possibilità di un recupero della struttura e di un eventuale diverso utilizzo, verificando se esistano interessi pubblici prevalenti che possano giustificarne il mantenimento.
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Una scelta complessa, considerando le dimensioni del complesso: circa cinquantamila metri quadrati ai piedi dei Monti Lattari, con edifici, giardini monumentali e spazi che richiedono una gestione importante anche sotto il profilo economico. Sullo sfondo resta la preoccupazione dei lavoratori, che nelle scorse settimane hanno manifestato chiedendo garanzie per il futuro occupazionale. Per loro, e per un intero territorio che ha legato parte della propria immagine alla struttura, la partita non è ancora chiusa.