Castellammare | Scommesse illecite ed estorsione: arresti e sequestri al clan D'Alessandro
I finanzieri del Comando provinciale di Napoli hanno eseguito un'ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta…
«Mi ha chiamato quello di Angri, mi ha detto: “Ti interessa Bayern Monaco contro Leverkusen? Le quote sono buone”». È da conversazioni come questa, intercettata dagli investigatori, che prende forma il meccanismo che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli e la Guardia di finanza di Torre Annunziata, alimentava una macchina capace di macinare decine di migliaia di euro con pochi click, sfruttando un sistema di scommesse costruito su calcoli matematici, rapidità operativa e una rete di conti gioco intestati, secondo l’accusa, anche a persone ignare.
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È uno dei retroscena che emerge dall’inchiesta culminata la scorsa settimana con l’arresto di Maurizio Lopez e Antonio De Simone, accusati di associazione per delinquere, raccolta illecita di scommesse, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Insieme ai due risultano indagate, a piede libero, altre sei persone che, secondo gli inquirenti, avrebbero contribuito con ruoli differenti al funzionamento dell’organizzazione. I due, dopo l’interrogatorio di garanzia, assistiti dall’avvocato Francesco Schettino, sono stati scarcerati.
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Quello che viene fuori dalle oltre 200 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare è un sistema sofisticato, una vera e propria ragnatela costruita attorno allo studio delle quote offerte dai bookmaker, all’analisi delle probabilità e alla capacità di intervenire in tempo reale sulle giocate live. L’immagine che viene fuori di Lopez e De Simone è quella di veri e propri «maghi delle quote». Secondo la Procura, il cuore del business era fondato proprio sulla scelta delle partite su cui puntare. Nel mirino dell’organizzazione sarebbero finite soprattutto gare di calcio, dai principali campionati europei fino alle categorie minori e ai tornei esteri, selezionate non tanto per il valore sportivo quanto per la possibilità di generare un margine di guadagno indipendentemente dal risultato finale.
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Il metodo utilizzato prende il nome di Surebet, termine ben noto negli ambienti del settore. In particolare si tratta di una tecnica matematica di arbitraggio sportivo che consiste nel puntare su tutti i possibili esiti di un evento attraverso bookmaker differenti, sfruttando le differenze tra le quote per ottenere un profitto matematicamente certo. Il sistema funziona quando la somma delle probabilità implicite offerte dai diversi operatori è inferiore al cento per cento, consentendo così un ritorno economico qualunque sia il risultato della partita.
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Di per sé, lo Surebet non costituisce un’attività illecita. Secondo l’accusa, però, sarebbe stato il modo in cui questa tecnica veniva alimentata a trasformare l’attività in un’organizzazione criminale. Una volta individuata la partita o la giocata live più conveniente, il gruppo avrebbe raccolto le puntate attraverso una rete parallela di clienti e intermediari. Le giocate, sempre secondo la ricostruzione della Procura, venivano concordate telefonicamente oppure tramite messaggi WhatsApp.
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Per effettuarle sarebbero stati utilizzati conti gioco intestati addirittura a persone inconsapevoli di esserne titolari. Per evitare i controlli previsti dalla normativa antiriciclaggio, le somme sarebbero state sistematicamente suddivise in decine di schedine di importo inferiore, distribuite su piattaforme di bookmaker differenti. In questo modo, secondo gli investigatori, l’organizzazione riusciva a movimentare ingenti quantità di denaro senza attirare immediatamente l’attenzione degli organi di controllo. Il profitto, una volta realizzato, sarebbe stato successivamente reimmesso nei circuiti del gioco legale attraverso operazioni di autoriciclaggio, con l’obiettivo di ripulire il denaro e renderne più difficile la tracciabilità.
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Inoltre per schermare la reale gestione delle attività e non destare sospetti, Lopez e De Simone avrebbero costituito nel tempo diverse società, intestandole a prestanome. Cuore pulsante della holdfing era la «Lode Bet» mentre le altre società costituite avevano la loro operatività in penisola Sorrentina e nei Lattari.