Castellammare. Ospedale, condizionatori rotti: pazienti in corsia coi ventilatori
Un’estate d’inferno all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove il caldo afoso delle ultime settimane ha trasformato la degenza nei reparti in una vera e propria prova di resistenza. A far esplodere la protesta sono state le temperature torride all’interno delle stanze d’ospedale, causate dal prolungato malfunzionamento degli impianti di condizionamento.
La soluzione fai-da-te
Una situazione al limite della sopportazione umana che ha spinto decine di familiari a correre ai ripari con una soluzione “fai-da-te”: portare da casa ventilatori, pale elettriche e persino piccoli arredi da campeggio per regalare un minimo di sollievo ai propri cari allettati. La reazione dei vertici aziendali, tuttavia, non si è fatta attendere e rischia di alimentare un clima già infuocato.
Il divieto dell’ospedale
Attraverso una circolare interna dai toni perentori, avente come oggetto proprio il «divieto di introduzione materiali elettrici e altri arredi», la direttrice sanitaria del presidio ospedaliero ha firmato un alternativo e rigido stop indirizzato ai direttori di reparto. «Ove non fosse abbastanza evidente, nell’ospedale non possono essere introdotti materiali di ogni genere specie se alimentati elettricamente e comunque non sono consentiti arredi, come poltrone, lettini, sdraio. Ogni guasto derivante da questa introduzione e ogni presenza di arredo non consentito comporterà attribuzione di responsabilità diretta e personale per culpa in vigilando. Ognuno è tenuto ad allertare il servizio di sicurezza e far allontanare apparecchiature o arredi di tal genere», si legge nella nota.
I rischi per la struttura
Il testo della comunicazione dirigenziale parla chiaro: tolleranza zero per gli elettrodomestici portati dai privati. I rischi legati al sovraccarico della rete elettrica e alle norme sulla sicurezza antincendio sono senza dubbio rilevanti, ma il provvedimento ha scatenato la reazione indignata di parenti e pazienti, che si sentono stretti nella morsa tra disservizio pubblico e divieto burocratico. L’emergenza si fa sentire in particolar modo nel reparto di chirurgia e nelle aree di degenza ordinaria, dove la mancanza di refrigerazione rende difficile anche il recupero post-operatorio.
La rabbia dei pazienti
Emblematica è la testimonianza di una donna che assiste la parente ricoverata: «Hanno ricoverato mia cognata d’urgenza in chirurgia e oltre ai suoi problemi siamo state male perché non c’è aria condizionata. Le ho dovuto comprare un ventilatore perché si moriva dal caldo». Con la minaccia di sanzioni per culpa in vigilando a carico dei responsabili di reparto che non faranno intervenire la vigilanza per sequestrare o far allontanare i ventilatori “clandestini”, il personale medico e infermieristico si trova ora tra due fuochi: garantire l’umanizzazione delle cure in stanze roventi o applicare alla lettera il regolamento aziendale.
La necessità di un intervento
Nel frattempo, l’auspicio di utenti e sindacati è che agli altolà burocratici facciano seguito immediati interventi tecnici di ripristino dell’impianto di climatizzazione centrale, prima che l’ondata di calore comprometta ulteriormente la salute dei degenti.

