Doriforo di Stabiae, Amato attacca il Ministro: «Basta passerelle»
ARCHEOLOGIA
4 agosto 2026
ARCHEOLOGIA

Doriforo di Stabiae, Amato attacca il Ministro: «Basta passerelle»

Il parlamentare pentastellato attacca il Ministro della cultura «Servono atti concreti per riportare l’opera in Italia»
Michele De Feo

«Mentre il ministro Giuli sfila a Pompei vendendo fumo sul rientro del Doriforo di Stabiae, le nostre interrogazioni parlamentari restano ferme nel dimenticatoio». È un attacco diretto quello dell’onorevole Gaetano Amato, deputato del Movimento 5 Stelle, che riaccende il dibattito sulla restituzione della celebre statua trafugata dagli scavi di Castellammare di Stabia e oggi custodita al Minneapolis Institute of Art, negli Stati Uniti. Le parole di Amato arrivano dopo l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli a Pompei, dove, durante la presentazione della ricostruzione scientifica in bronzo del Canone di Policleto realizzata dalla fonderia Chiurazzi, è tornata al centro dell’attenzione anche la vicenda del Doriforo.

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Il ministro, rispondendo ai cronisti, aveva parlato di un lavoro diplomatico in corso e di un dialogo costante con le autorità internazionali per il recupero dei beni culturali italiani all’estero. «La diplomazia culturale italiana è sempre in movimento», aveva spiegato Giuli, lasciando intendere che sul caso del Doriforo potrebbero esserci novità. Parole che però non convincono Amato. «La statua è stata rubata a Castellammare di Stabia ed è esposta indebitamente a Minneapolis dal 1985 – sostiene il parlamentare -. Invece di fare passerelle, il ministro dica agli americani di restituirla. Dove è finita la norma promossa dal Movimento 5 Stelle che blocca i prestiti a quel museo? Va applicata e subito estesa a tutti i musei americani finché il Doriforo non tornerà a casa».

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Il deputato punta il dito contro quella che definisce una mancanza di fermezza da parte del Governo. «Il Doriforo non ha bisogno di passerelle, ma di atti concreti. Il patrimonio culturale italiano si difende con determinazione, non con le parole». La vicenda del Doriforo di Stabiae è da anni una delle principali battaglie italiane per il recupero delle opere archeologiche trafugate all’estero. La statua, una delle più importanti copie romane del celebre modello di Policleto, fu rinvenuta nell’area dell’antica Stabiae, nel territorio di Castellammare, e secondo la ricostruzione degli investigatori sarebbe stata esportata illegalmente dalla Campania negli anni Settanta.

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Nel 1985 venne acquistata dal Minneapolis Institute of Art per circa 2,5 milioni di dollari. Sul caso è intervenuta anche la Procura di Torre Annunziata. Il procuratore Nunzio Fragliasso, presente a Pompei, ha ricordato come il procedimento giudiziario abbia già portato a un passaggio fondamentale: il provvedimento di confisca della statua emesso dal Tribunale di Torre Annunziata nel gennaio 2022. «L’interlocuzione è un binario morto – ha dichiarato Fragliasso -. Abbiamo trasmesso tutta la documentazione alle autorità statunitensi competenti, ma dal 2022 c’è stato un silenzio assoluto».

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Secondo il procuratore, gli atti acquisiti dimostrerebbero la provenienza illecita dell’opera e la conoscenza, da parte degli acquirenti, dei problemi legati alla sua origine. Una posizione che rafforza la richiesta italiana di restituzione, mentre il confronto diplomatico con gli Stati Uniti resta ancora aperto. Nel frattempo, il caso continua a dividere politica e istituzioni. Da una parte il Ministero della Cultura rivendica il lavoro sul fronte internazionale e la necessità di mantenere aperto il dialogo diplomatico. Dall’altra chi, come Amato, chiede una linea più incisiva e immediata. «Questa straordinaria opera, trafugata da Castellammare di Stabia, è esposta da oltre quarant’anni negli Stati Uniti – conclude il deputato -. È arrivato il momento che torni finalmente a casa».