Scioglimenti: le città ingovernabili e l'abdicazione dello Stato
Il destino di due città sorelle, unito in una straordinaria storia di resistenza antifascista e di conquiste sociali, ugualmente sospeso…
Lo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose «non è un fenomeno che riguarda soltanto la Campania» e la politica deve smettere di considerarsi al riparo da certi meccanismi. È il messaggio lanciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto a Sorrento nel corso dell’iniziativa Bar Italia, con un passaggio che richiama direttamente anche il caso di Castellammare di Stabia.
«C’è il ripetersi, nel giro di poco, dei meccanismi degli scioglimenti – ha affermato il titolare del Viminale –. Questi fenomeni di condizionamento sono profondi, contaminano le strutture amministrative, ma la politica può fare molto e deve fare di più». Parole che arrivano in una fase delicata per diversi enti locali campani, alcuni già sciolti e altri tuttora sotto esame da parte del Ministero dell’Interno.
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Piantedosi ha voluto allargare il ragionamento oltre i confini regionali, respingendo l’idea che il problema possa essere confinato a singole realtà territoriali. «Non esistono isole felici – ha sottolineato –. Qualcuno, mettendosi su uno scranno morale, ha ritenuto di essere immune da questo fenomeno, invece così non è».Il riferimento più esplicito è arrivato parlando di Castellammare di Stabia, Comune recentemente sciolto per infiltrazioni camorristiche insieme ad altre amministrazioni. «Quel Comune, insieme ad altri, e altri ancora che sono sotto esame, sono luoghi molto nobili, che non meritano questo stigma», ha detto il ministro, cercando di distinguere il valore delle comunità locali dai fenomeni di condizionamento criminale che possono colpire le istituzioni.
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Secondo Piantedosi, il ruolo dello Stato è quello di intervenire per «bonificare» le situazioni compromesse, ma l’azione repressiva e amministrativa non può essere sufficiente da sola. «Cerchiamo di valorizzare il ruolo sussidiario che può avere lo Stato nel cercare di bonificare, ma l’azione deve essere portata avanti anche a livello culturale e politico», ha spiegato.
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Il ministro ha quindi insistito sulla necessità di una responsabilità più ampia della classe dirigente. «Non può bastare lo Stato a bonificare qualcosa che deve essere bonificato dal punto di vista della cultura politica e delle istituzioni», ha concluso. Le dichiarazioni del ministro dell’Interno riaccendono il dibattito sul rapporto tra politica locale, pubblica amministrazione e criminalità organizzata, soprattutto in quei territori dove gli scioglimenti si sono ripetuti nel tempo e dove il rischio, secondo il Viminale, è che i meccanismi di condizionamento riescano a radicarsi in profondità nelle strutture amministrative.