Sant’Antonio Abate: sequestrata in casa con il figlio piccolo, picchiata con il bastone chiodato
LA STORIA
14 agosto 2026
LA STORIA

Sant’Antonio Abate: sequestrata in casa con il figlio piccolo, picchiata con il bastone chiodato

La donna è sfuggita al compagno orco con il bimbo tra le braccia, sono stati portati in ospedale
Andrea Ripa

Una fuga disperata con un bambino in braccio, i lividi sul corpo e il terrore negli occhi. È così che si è conclusa una vicenda da incubo che ha sconvolto Sant’Antonio Abate, alle porte di Castellammare di Stabia. Per quasi due giorni una giovane madre di 24 anni e il figlio di 6 anni sarebbero stati tenuti segregati in casa dal compagno della donna, un 28enne arrestato dai carabinieri con accuse pesantissime: sequestro di persona, lesioni aggravate e maltrattamenti in famiglia. La vicenda è emersa quando la donna, in evidente stato di agitazione, si è presentata alla stazione dei carabinieri. Con lei c’era il bambino, anche lui con graffi e segni sul corpo. I militari hanno immediatamente allertato il 118 e messo in sicurezza madre e figlio, poi hanno raccolto il racconto di quelle che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sono state quarantotto ore di violenza e paura.

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La giovane, che ha un figlio nato da una precedente relazione, aveva iniziato da alcuni mesi una nuova convivenza con il 28enne, titolare di un B&B. All’inizio il rapporto sembrava sereno, ma la gelosia dell’uomo sarebbe presto diventata ossessiva. Il sospetto di un tradimento avrebbe alimentato un clima di controllo e sopraffazione già manifestatosi in precedenza. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la sera dell’11 agosto l’uomo avrebbe chiuso a chiave l’abitazione impedendo alla compagna e al bambino di uscire. Quando la donna avrebbe tentato di ribellarsi, sarebbe stata aggredita con un bastone chiodato. Durante il pestaggio il piccolo, che la madre stringeva tra le braccia, sarebbe rimasto coinvolto riportando a sua volta lesioni.

Per due giorni nell’appartamento si sarebbero alternati pianti, richieste di aiuto e nuove aggressioni. L’uomo, sempre secondo l’accusa, avrebbe preteso che la compagna confessasse un tradimento mai dimostrato, passando da momenti di apparente pentimento a ulteriori episodi di violenza.La svolta è arrivata la mattina del 13 agosto. Il 28enne ha deciso di uscire per acquistare cibo e sigarette e ha portato con sé la donna e il bambino. Durante il tragitto, approfittando di un attimo di distrazione del compagno, la 24enne ha aperto lo sportello dell’auto ed è scappata stringendo il figlio tra le braccia.

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Una corsa senza voltarsi indietro, con un solo obiettivo: raggiungere i carabinieri. Il destino ha voluto che in quel momento passasse in auto il fratello della donna, che l’ha caricata insieme al bambino e l’ha accompagnata direttamente in caserma.Ricevuta la denuncia, i militari hanno organizzato un intervento immediato e hanno raggiunto il 28enne nell’abitazione dove sarebbe avvenuta la segregazione. L’uomo è stato bloccato e arrestato, quindi trasferito in carcere su disposizione dell’autorità giudiziaria. Madre e figlio sono stati accompagnati all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

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Una strategia difensiva che ha scatenato una durissima battaglia legale e sollevato il delicato tema della vittimizzazione secondaria nelle aule…

I medici hanno diagnosticato alla donna policontusioni, ematomi ed escoriazioni multiple con una prognosi di 15 giorni; al bambino sono stati riconosciuti 10 giorni di cure. Dopo le dimissioni, entrambi sono stati trasferiti in una struttura protetta, dove saranno seguiti da personale specializzato. L’ennesima storia di violenza domestica che si consuma lontano dagli sguardi degli altri e che riporta al centro un tema drammatico: la gelosia trasformata in possesso, il controllo che diventa prigionia, la violenza che colpisce non solo le donne ma anche i bambini che vi assistono o ne restano coinvolti. A Sant’Antonio Abate, in queste ore, resta lo sgomento per una vicenda che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi. E resta l’immagine di quella madre che, con il figlio stretto al petto, ha trovato la forza di correre verso la salvezza.