Omicidio Solimeno a Boscotrecase, lo sfogo della vedova: «Sia fatta giustizia»
LA STORIA
19 agosto 2026
LA STORIA

Omicidio Solimeno a Boscotrecase, lo sfogo della vedova: «Sia fatta giustizia»

Cira rompe il silenzio e affida a Metropolis il suo grido per il marito ucciso a Boscotrecase il 5 giugno per una lite di vicinato.
Pasquale Malvone

«Il mio urlo oggi è quello di gridare giustizia per mio marito. E soprattutto per me e i miei bimbi che siamo stati condannati a vita».A parlare è Cira Della Monica, la moglie di Salvatore Solimeno, il 46enne ucciso a colpi di pistola lo scorso 5 giugno a Boscotrecase. Da quel maledetto giorno si era chiusa nel silenzio, quasi a voler proteggere sé stessa e i suoi bambini da un dolore troppo grande. Ora ha deciso di romperlo, affidando alle pagine di Metropolis il suo grido di giustizia.

Cira ha 29 anni e fino a quel pomeriggio aveva davanti una vita che sapeva di amore e famiglia. Quella vita non c’è più. È stata cancellata via con tre colpi di pistola mentre la moglie faceva da scudo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, contro Solimeno furono esplosi almeno tre colpi a distanza ravvicinata. Uno lo raggiunse all’arteria femorale, provocando l’emorragia che gli fu fatale. Per il delitto sono finiti in carcere due uomini, di 27 e 33 anni. Il gip di Torre Annunziata ha convalidato i fermi disposti dalla Procura. L’accusa è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e porto illegale di arma clandestina.

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La storia oltre gli atti
Questa è la storia consegnata finora agli atti dell’inchiesta. Poi c’è quella che nessun fascicolo può raccontare fino in fondo. Quella di una famiglia alla quale in pochi istanti è stato portato via un marito e un padre. È pensando soprattutto ai suoi bambini piccoli (il più grande ha 10 anni, l’ultimo solo 5) che Cira oggi vuole far arrivare la propria voce alle istituzioni e a chi avrà il compito, e l’onere, di fare giustizia. Non vuole entrare nelle pieghe di quella tragedia. Non qui, non ora. Ci sarà il tempo del processo e quello della giustizia. Il momento in cui si troverà di nuovo davanti agli uomini accusati di averle ucciso il marito, il momento in cui racconterà tutto ciò che ha visto quel pomeriggio, fino all’istante in cui Salvatore è morto tra le sue braccia.

 

«Chiediamo giustizia»
«Questa è la storia di un marito e un papà esemplare. Qualcuno il 5 giugno ha deciso per la vita di mio marito uccidendolo con colpi di arma da fuoco davanti ai miei occhi. Oggi il nostro urlo di dolore lo vogliamo fare arrivare alle istituzioni, ai magistrati, alle autorità competenti: chiediamo giustizia e fine pena mai». Giustizia e fine pena mai. Poche parole, ma di una forza dirompente. La stessa che nasce dalla rabbia verso chi le ha portato via suo marito e dall’amore per Salvatore, che Cira continua a custodire lontano da tutto e da tutti.

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«Non voglio che Salvatore sia dimenticato»
Ma c’è anche un’altra paura: che il tempo passi e che il nome di Salvatore finisca lentamente nell’oblio. Anche per questo, dopo oltre due mesi trascorsi nel silenzio, Cira ha deciso di far sentire la sua voce. «Nessuno ha diritto di decidere di togliere la vita a una persona. Non voglio che mio marito sia dimenticato. E non mi fermerò finché giustizia non sarà fatta». È una promessa, prima ancora che un appello. Cira ha rotto quel silenzio fatto di dolore e rabbia e ha deciso di trasformarlo in una richiesta di giustizia. Per Salvatore, per se stessa e soprattutto per quei tre bambini ai quali qualcuno, quel 5 giugno, ha portato via il loro papà.