Gragnano | Il diktat dei giudici: «Il padrino dei Lattari resta in esilio»
CAMORRA
20 Agosto 2026
CAMORRA

Gragnano | Il diktat dei giudici: «Il padrino dei Lattari resta in esilio»

Bocciato il ricorso di Leonardo Di Martino per tornare subito in libertà. Il re dei narcos sconterà gli ultimi anni di pena ai domiciliari fuori regione
Michele De Feo

Traffico di droga, associazione camorristica, estorsione, resistenza a pubblico ufficiale e violazione degli obblighi relativi alla sorveglianza speciale. È solo una sintesi del casellario giudiziario di Leonardo Di Martino, alias ‘o Lione. Il capo indiscusso della camorra dei Monti Lattari aveva chiesto, attraverso i suoi legali, ai giudici di unificare tutte le sentenze passate in giudicato sotto il vincolo della continuazione.

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Dopo 16 anni ininterrotti passati dietro le sbarre Leonardo Di Martino, il padrino dei Monti Lattari, torna a vedere la…

Un ricorso, bocciato definitivamente nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione, che avrebbe consentito al boss di tornare, dopo oltre 16 anni, completamente libero. I giudici non hanno concesso sconti al 68enne pluripregiudicato, che ora dovrà espiare fino all’ultimo giorno un cumulo di condanne a 28 anni di carcere, agli arresti domiciliari fuori regione, in Toscana.

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«Fabio Di Martino e Paolo Carolei ci fornirono le armi per compiere le missioni di morte contro i neimici del…

Finito in carcere nel 2010, il boss ha lasciato la sua cella qualche mese fa grazie al placet dei giudici del Tribunale di sorveglianza, che hanno accolto una richiesta dei suoi legali nonostante il parere negativo dell’Antimafia e dei dirigenti della casa circondariale di San Gimignano. Dopo questa decisione favorevole, Di Martino ha provato a ottenere un nuovo maxi-sconto, chiedendo prima alla Corte d’appello e infine alla Cassazione di unire, sotto il vincolo della continuazione, quattro sentenze passate in giudicato, tutte risalenti al primo decennio degli anni Duemila.

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Estorsioni, traffico di droga, armi, scommesse illegali e riciclaggio del denaro sporco nell’economia pulita: c’è una nuova inchiesta sugli affari…

Ricorso che, però, ha trovato il no secco dei giudici. Di Martino fu catturato nel 2005, quando i carabinieri lo arrestarono insieme alla moglie, Annamaria Molinari, in Abruzzo, mentre era latitante. Da allora, ad eccezione di qualche anno, è sempre stato detenuto. Il suo nome compare in diverse inchieste della Dda a partire dagli anni ’90. È infatti durante la faida tra il clan D’Alessandro di Castellammare e il gruppo criminale gestito da Mario Umberto Imparato che inizia a emergere la sua leadership criminale.

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Parliamo di un uomo che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe fondato una delle cosche più potenti della Campania: il clan Di Martino, organizzazione criminale con roccaforte a Iuvani e che oggi, per la Dda, imporrebbe estorsioni a oltre 250 attività in tutta l’area gragnanese. È il 1993 quando Mario Umberto Imparato viene ammazzato durante un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.

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Quanto vale la vita di un uomo? Per i narcos dei Monti Lattari 50mila euro. Tanto avrebbero incassato Aniello Mirante…

L’uomo era ricercato e, per affrontare la guerra di camorra contro Michele D’Alessandro, si era rifugiato tra le alture della «Jamaica del Sud», da dove coordinava gli agguati per mettere al tappeto la cosca di Scanzano. Tra i suoi uomini più fidati figurava proprio Leonardo Di Martino che, dopo la morte di Imparato, secondo l’Antimafia, decise di «mettersi in proprio», fondando la sua organizzazione criminale. Così, nel cuore di Iuvani, tra Gragnano e Pimonte, il boss avrebbe cominciato a costruire il suo impero partendo dall’affare della «marijuana».

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Per la Dda avrebbe avuto un ruolo nella decisione e nell’esecuzione, a cui sarebbe stato presente, dell’omicidio di suo nipote…

Un business nel quale il clan, oggi, per la Dda diretto dai figli e dalla moglie di ‘o Lione, deterrebbe il monopolio nell’area. In pochi anni il clan Di Martino sarebbe diventato il principale produttore e fornitore di canapa della Campania. I metodi di coltivazione e le tecniche per occultare le piantagioni sarebbero diventati, nel mondo della criminalità organizzata, un modello poi imitato da altri clan nel Lazio e in Calabria. Deposta l’ascia di guerra contro gli Scanzano, la cosca si allea con i D’Alessandro, stringendo un patto di ferro con al centro l’import-export di cocaina. Oggi, secondo l’Antimafia, gli affari della cosca di Iuvani sarebbero gestiti dai cinque figli – Antonio, Vincenzo, Fabio, Michele e Rosario – e dalla moglie di Leonardo Di Martino.