Castellammare | Le mescite violate: la politica fallisce, gli incivili vincono
C’era un tempo in cui l’acqua non era un semplice bene da acquistare al supermercato, ma una liturgia collettiva. Bastava passeggiare lungo la banchina di via Bonito a Castellammare o varcare la soglia del parco termale con un fiasco di vetro, attendere il proprio turno e lasciar riempire il contenitore dal flusso fresco e benefico delle sorgenti stabiesi. Oggi, di quel rito secolare che per generazioni ha rappresentato l’identità profonda della «città delle ventotto acque», resta solo la muta e spettrale testimonianza dell’abbandono.
Guardando le mescite esterne, l’impatto visivo è doloroso. La vasca in pietra sotto la banchina appare trasformata in una discarica a cielo aperto: la canaletta dove un tempo scorreva il flusso idrico è oggi stagnante, un cimitero di plastica dove galleggiano desolate bottiglie di Coca-Cola e contenitori vuoti. I vecchi bocchettoni in metallo, arrugginiti e sigillati con placche, sembrano cicatrici sulla parete di cemento scolorita dalla salsedine e dal tempo.
Nelle fontanile a fianco al plesso delle Antiche Terme, il contrasto con la storia si fa ancora più beffardo. Sulle lastre di marmo figurano ancora incise, con carattere solenne, le scritte delle celebri sorgenti: Ferrata, Sulfurea, Magnesiaca, Acqua della Madonna. Ma al posto dell’acqua curativa che per decenni ha attirato turisti da tutta Europa, dai rubinetti in acciaio piegati ad angolo retto non sgorga più nulla. La vasca sottostante, divisa in scomparti, è invasa da melma scura, detriti, vetri e perfino la visiera spaccata di un casco.
Un monumento all’incuria dove l’archeologia del benessere si è tramutata in un immondezzaio urbano. A spegnere i bocchettoni dell’Acqua della Madonna e dell’Acqua Acidula non è stata soltanto l’incuria visibile, ma un insidioso nemico emerso dalle analisi di laboratorio. Ol calvario è iniziato nel 2021 con il blocco dell’Asl per i livelli di Nichel oltre la soglia, legati alla corrosione delle vecchie condotte.
E quando la sostituzione dei tubi con impianti in polietilene sembrava aver risolto il problema, a fine 2022 è arrivata la mazzata: le rilevazioni dell’Arpac hanno registrato sforamenti di Radon, un gas radioattivo naturale presente nel sottosuolo tufaceo. Da allora si è innescato un rompicapo fatto di proroghe ai divieti di prelievo, annunci di filtri a resina e complessi impianti di air stripping da 40 mila euro per eliminare il gas, e la rabbia dei residenti giunti persino a strappare le transenne per approvvigionarsi abusivamente.
Nel frattempo, i grandiosi piani di rilancio delle Antiche Terme si sono incagliati tra pareri della Soprintendenza e il rischio decadenza delle concessioni minerarie. Solo recentemente è stata pubblicata la gara d’appalto per il restyling della struttura termale ma nulla si sà sulla salute delle sorgenti. Così, tra una burocrazia immobile e progetti mai decollati, le fonti dell’Acqua della Madonna e dell’Acidula restano sbarrate. Le targhe marmoree sporche e i rubinetti riarsi ricordano a chiunque passi che la ricchezza naturale di Castellammare giace prigioniera sotto terra, negata a una città costretta ad assistere inerme al degrado del suo patrimonio più grande.

