Per la Dda avrebbe avuto un ruolo nella decisione e nell’esecuzione, a cui sarebbe stato presente, dell’omicidio di suo nipote…
LA SENTENZA
22 agosto 2026
LA SENTENZA
Gragnano | Marijuana coltiva sul monte Faito: condannato il nipote del boss
Antonio Di Martino allestì una piantagione in un casolare abbandonato. Contestato anche il furto di energia elettrica e acqua per 70 mila euro
Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e furto aggravato di energia elettrica e acqua pubblica. È diventata definitiva la condanna per Antonio Di Martino, 34 anni, nipote del padrino Leonardo o’lione, che ha incassato una pena a tre anni di carcere e il pagamento di una multa di 2400 euro. L’uomo era coinvolto in un’inchiesta che ha portato allo smantellamento di una piantagione di marijuana scoperta nell’estate del 2024 in un casolare abbandonato sul versante di Vico Equense del Monte Faito in via Funivia.
La Cassazione, nelle scorse settimane, ha bocciato il ricorso presentato dalla difesa, rendendo così irrevocabile la sentenza. I guai per Di Martino erano iniziati nell’estate del 2024, quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata, durante un posto di blocco, tentarono di fermare uno scooter sul quale viaggiavano due giovani.
Uno dei due, secondo la ricostruzione degli investigatori, aveva con sé un fucile a canne mozze. I due riuscirono a sfuggire all’alt, ma quell’episodio spinse i militari ad approfondire gli accertamenti. Pochi giorni dopo i carabinieri fecero irruzione in un casolare abbandonato sul Monte Faito, una struttura che all’apparenza era stata utilizzata come stalla per cavalli.
Dentro, invece, era stata allestita una serra per la coltivazione della marijuana. Circa 150 le piante trovate dai militari, alcune delle quali alte più di un metro. Nella struttura c’era tutto il necessario per far funzionare la coltivazione: un sistema per l’irrigazione, lampade e impianti per l’illuminazione, ventilatori, vasi, terriccio, concime e gli altri strumenti necessari alla crescita delle piante.
Un’attività organizzata che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, veniva alimentata anche attraverso allacci abusivi alla rete elettrica e alla rete dell’acqua pubblica. Il danno provocato ai danni di Enel e Gori venne quantificato in oltre 70mila euro. A quel punto i carabinieri decisero di proseguire le indagini, installando telecamere e effettuando diversi sopralluoghi.
Attraverso le immagini raccolte riuscirono a ricostruire i movimenti attorno al casolare e a identificare le persone che, a turno, si prendevano cura della piantagione. Tra queste, secondo l’accusa, c’era anche Di Martino. Durante gli accertamenti comparve anche un messaggio lasciato all’ingresso della struttura e rivolto, con toni intimidatori, a chi si fosse interessato troppo a quello che accadeva nel casolare. Nel frattempo, gli occupanti iniziarono a smontare la piantagione.
Il 30 luglio 2024 i carabinieri tornarono nel casolare e sequestrarono quello che rimaneva della serra. Le indagini, sfociate poi in un blitz nel maggio del 2025, permisero quindi di ricostruire il quadro delle contestazioni a carico degli indagati, tra coltivazione di sostanze stupefacenti, furto di energia elettrica e acqua e porto abusivo d’armi. Nel procedimento era coinvolto anche Giovanni Di Martino, 70 anni, fratello di Leonardo «’o Lione», padrino e fondatore del clan Di Martino di Gragnano. Giovanni e il figlio Francesco avevano scelto di patteggiare la pena, ottenendo una condanna a un anno e dieci mesi di carcere. Per Vincenzo Scala è in corso al tribunale di Torre Annunziata il processo di primo grado.

