ESCLUSIVA M+ | Il delitto di Pimonte. L'esecuzione di Carmine Zurlo sotto gli occhi di un pastore
«Me lo sogno tutte le notti a Carmine Zurlo: fugge dalla croce perché io potevo aiutarlo». E’ da questa frase…
L’ultima cosa che Carmine Cesarano disse a sua madre fu una frase qualsiasi. «Non ti preoccupare, accompagno la mia fidanzata a casa e poi torno». Erano le 23.30 del 26 luglio 2010. Aveva appena finito di passare una serata con la sua ragazza e doveva rientrare a casa, a pochi metri da lì, in via Iuvani, la zona di Gragnano dove era cresciuto. Non sarebbe mai arrivato. Sedici anni dopo, quella frase è diventata l’ultima certezza di una storia che gli investigatori della Dda stanno rileggendo sotto un’altra luce.
ESCLUSIVA M+ | Il delitto di Pimonte. L'esecuzione di Carmine Zurlo sotto gli occhi di un pastore
«Me lo sogno tutte le notti a Carmine Zurlo: fugge dalla croce perché io potevo aiutarlo». E’ da questa frase…
Per gli 007, Carmine Cesarano potrebbe essere stato vittima di «lupara bianca». Ucciso e poi fatto sparire. E dietro quella morte potrebbe esserci il clan Di Martino, la cosca con roccaforte a Iuvani ed egemone sui Monti Lattari. La novità che emerge oggi riguarda soprattutto il possibile movente. Gli investigatori stanno seguendo la pista legata ad una partita di cocaina da un chilo di proprietà del clan. È qui che il giallo della scomparsa di Cesarano si incrocia con le dinamiche della camorra. Un affare finito male, uno sgarro, un debito. Oppure qualcosa di ancora più semplice e terribile: Cesarano potrebbe aver visto o saputo qualcosa che non avrebbe dovuto vedere o sapere.
Per la Dda avrebbe avuto un ruolo nella decisione e nell’esecuzione, a cui sarebbe stato presente, dell’omicidio di suo nipote…
È un punto ancora da chiarire. E proprio su questo si concentrano le verifiche. La sera della scomparsa, dopo aver accompagnato la fidanzata a casa, l’allora 26enne si mise alla guida della sua Smart grigio scuro. Le abitazioni dei due ragazzi distavano poche decine di metri. La giovane lo vide fare manovra e andare via. Poi provò a telefonargli. Il cellulare squillava a vuoto. Dopo qualche decina di minuti arrivò la risposta dell’operatore: numero non raggiungibile. Cesarano aveva con sé pochi soldi.
ESCLUSIVA M+ | Delitto di Carmine Zurlo, perizie sui telefoni dei killer
Tre indagati per omicidio aggravato dal metodo camorristico, di cui uno a piede libero, e un corpo, quello della vittima,…
Nessuna carta di credito, nessun bancomat. La sua auto venne poi ritrovata il primo agosto a Pagani, lontano da Gragnano e da un luogo nel quale, secondo quanto ricostruito all’epoca, non risultavano suoi contatti. La Smart era chiusa. Dentro c’era uno dei due telefoni. L’altro, quello che Cesarano portava al collo con una catenina, era sparito insieme a lui. Cesarano aveva 26 anni, lavorava nel ristorante di famiglia e aveva progetti per il futuro. Poi le ricerche. Anche nei boschi dei Monti Lattari, dove negli anni sono state individuate coltivazioni di cannabis e dove il territorio, fitto e impervio, ha più volte rappresentato un rifugio per la criminalità organizzata.
ESCLUSIVA M+ | Delitto Zurlo, i killer restano in cella: blindate le accuse dell'Antimafia
Ucciso e fatto sparire per uno sgarro al clan Di Martino, restano in cella i «migliori amici» e presunti sicari…
Uomini delle forze dell’ordine, militari dell’Esercito ed elicotteri hanno passato al setaccio ettari di vegetazione. Cercavano una traccia, soprattutto cercavano il corpo. Non lo hanno mai trovato. E proprio l’assenza del cadavere è diventata, nel tempo, uno degli elementi che hanno spinto gli investigatori verso l’ipotesi della lupara bianca. Il nome di Carmine Cesarano è tornato recentemente nelle carte dell’Antimafia anche per un altro motivo. La sua storia viene indicata come un precedente utile per leggere la sorte di Carmine Zurlo, scomparso nel 2022 e vittima di un omicidio maturato negli ambienti criminali dei Lattari. Il 29enne sarebbe stato «punito» per aver trattenuto per sé uno quota di un’estorsione del clan Di Martino.
Delitto Zurlo, l'inchiesta non è chiusa: ombre sui mandanti
L’inchiesta sul delitto di Carmine Zurlo, 29 anni, commesso a Gragnano il 14 marzo 2022, è tutt’altro che chiusa. Così…
Per quel delitto, nei mesi scorsi, sono stati arrestati i due presunti killer. Due scomparse lontane dodici anni. Due uomini inghiottiti dallo stesso territorio. E lo stesso sospetto: che sui Monti Lattari esista una regola non scritta secondo la quale se commetti uno sgarro al clan Di Martino e i boss decidono che qualcuno deve morire, anche il corpo deve essere cancellato. Per Cesarano, però, manca ancora la risposta alla domanda più importante. Perché? Sedici anni dopo, la pista di quel chilo di cocaina potrebbe essere il primo elemento capace di dare un movente alla sua scomparsa. E di trasformare un vecchio caso irrisolto in una storia che l’Antimafia torna a guardare da vicino.