Terzigno, corsa contro il tempo per trovare una nuova caserma
Terzigno. Scatoloni, documenti spostati e stanze che lentamente si svuotano. A Terzigno il futuro della caserma dei carabinieri è appeso a un filo. Da giorni è in corso una fase di trasferimento che potrebbe portare l’Arma a lasciare la sede attuale, al termine del contratto di locazione e in assenza dei requisiti necessari per procedere al rinnovo. Non è soltanto una questione di immobili e contratti.
La possibile perdita della caserma apre un interrogativo molto più ampio sulla sicurezza di un territorio che considera la presenza dei carabinieri un punto di riferimento quotidiano. Un presidio che, nel cuore dell’area vesuviana, rappresenta non soltanto una struttura operativa, ma anche una presenza costante dello Stato.Il rischio concreto è dunque quello di un trasferimento. Una prospettiva che ha immediatamente acceso l’attenzione dell’amministrazione comunale e generato apprensione tra i cittadini.
Il sindaco Salvatore Carillo è impegnato in queste ore in una corsa contro il tempo per evitare che Terzigno rimanga senza una sede per i militari. L’obiettivo dichiarato è garantire la continuità del presidio, anche attraverso una soluzione temporanea, in attesa di individuare una sistemazione definitiva.Le ipotesi sul tavolo sono diverse. Si guarda ad alcuni spazi all’interno del municipio, ad ambienti del plesso scolastico di via Dei Pini e ad altri locali individuati nel corso dei sopralluoghi effettuati in questi giorni dai vertici dell’Arma.
Nessuna delle soluzioni è ancora definitiva. Ma il punto fermo, per il Comune, resta uno: i carabinieri devono rimanere a Terzigno.Il tema, però, va oltre il destino della singola caserma. Perché la vicenda terzignese rischia di diventare il campanello d’allarme per una situazione che riguarda anche altri comuni dell’hinterland. Diverse caserme dell’area vesuviana sono infatti ospitate all’interno di immobili privati, spesso inseriti in condomini e privi di quelle caratteristiche di autonomia e funzionalità che oggi vengono richieste a un moderno presidio dell’Arma.Una condizione che rende più difficile programmare il futuro e che, in caso di scadenze contrattuali o di mancata conformità degli immobili, può trasformarsi rapidamente in un’emergenza.
A Terzigno, intanto, la domanda corre di bocca in bocca: dove andranno i carabinieri? Nei bar, nelle strade del centro e lungo le arterie che conducono alla pineta, la questione è diventata uno degli argomenti più discussi. Per i cittadini la caserma non è semplicemente un indirizzo. È un luogo fisico che rappresenta sicurezza, controllo del territorio e fiducia nelle istituzioni. Per questo l’eventuale trasferimento dei militari viene percepito con preoccupazione, soprattutto in una fase nella quale la presenza delle forze dell’ordine sul territorio assume un peso sempre maggiore.
L’amministrazione comunale sta cercando di costruire una soluzione che consenta di evitare interruzioni. Ma l’emergenza di Terzigno riporta al centro un problema più generale: non possono essere sempre le soluzioni tampone a garantire la presenza dello Stato nei piccoli e medi centri dell’hinterland. Serve una programmazione.
E serve soprattutto un investimento strutturale sulle caserme, chiamando in causa i Comuni, l’Arma dei carabinieri e il Ministero dell’Interno. Perché avere uomini in divisa sul territorio significa poter contare su un presidio immediato, riconoscibile e vicino ai cittadini.A Terzigno, dunque, la partita non riguarda soltanto quattro mura da lasciare o trovare.
Riguarda la possibilità di mantenere un presidio di legalità e, soprattutto, di evitare che una questione amministrativa e immobiliare finisca per trasformarsi in un problema di sicurezza.La soluzione, assicurano dal municipio, è ancora «in costruzione». Ma il tempo stringe. E Terzigno aspetta di sapere dove continuerà a battere il cuore della sua caserma.
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