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Torre Annunziata. La richiesta è semplice, quasi elementare: riaprire il sottopasso che unisce corso Garibaldi a via Eolo, un varco breve ma decisivo che tiene insieme due anime storiche di Torre Annunziata. Eppure, da mesi, quel passaggio è sbarrato. Una chiusura che ha trasformato un tratto di città in una linea di confine, spezzando la continuità tra il rione Murattiano e la Provolera, due quartieri che vivono di relazioni, piccoli commerci, spostamenti quotidiani, famiglie che attraversano la città a piedi.L’appello arriva dai residenti, dai negozianti, dai comitati civici: «Quel sottopasso è una necessità, non un dettaglio urbanistico».
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È un coro che cresce, alimentato da una sensazione diffusa: la città, già provata da anni di disservizi e cantieri intermittenti, non può permettersi di perdere un collegamento così strategico.Per chi vive la zona, il sottopasso non è solo un passaggio.
È un ponte urbano che consente di muoversi tra due quartieri complementari: da una parte il Murattiano, con le sue attività storiche e il flusso costante di chi scende verso il centro; dall’altra la Provolera, un rione popolare e vitale, dove la quotidianità si misura in piccoli tragitti, spesso a piedi, spesso con bambini o anziani al seguito.
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La chiusura ha costretto molti a deviazioni lunghe, a volte tortuose, che scoraggiano il movimento e isolano intere zone. «Per andare da mia madre devo fare il giro del porto», racconta una residente. «Prima ci mettevo tre minuti, ora quasi venti».
È un disagio che si ripete, che si somma, che lentamente cambia le abitudini. Il sottopasso è stato chiuso per motivi di sicurezza: infiltrazioni, degrado strutturale, necessità di interventi. Una decisione tecnica, certo, ma che secondo i cittadini non può trasformarsi in un limbo senza scadenze.
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«Capire le ragioni è doveroso, accettare l’abbandono no», spiegano i comitati, che chiedono un cronoprogramma chiaro, lavori visibili, una riapertura che non resti promessa sospesa. La gestione commissariale, insediata dopo lo scioglimento del Comune, si trova ora davanti a una delle tante emergenze ordinarie che Torre Annunziata trascina da anni. E il sottopasso è diventato simbolo di una città che chiede infrastrutture semplici, essenziali, ma funzionanti. Riaprire il sottopasso significa restituire fluidità ai percorsi pedonali, alleggerire il traffico, favorire il commercio di prossimità, ricucire una frattura urbana che non è solo fisica.
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Significa anche dare un segnale: la città può tornare a essere praticabile, logica, pensata per chi la vive. Molti residenti lo dicono apertamente: «Non chiediamo grandi opere, chiediamo che ciò che già esiste torni a funzionare». E in una Torre Annunziata che prova a rialzarsi tra criticità croniche e nuove sfide, la riapertura del sottopasso sarebbe un gesto concreto, immediato, percepibile.L’appello dei cittadini è arrivato sui social, nelle assemblee di quartiere, nelle lettere inviate agli uffici comunali.
Una richiesta che non ha colore politico, ma un’unica direzione: riaprire il sottopasso e ricucire la città.In una fase in cui la vivibilità urbana è diventata tema centrale, quel varco chiuso è il simbolo di ciò che manca e di ciò che potrebbe cambiare rapidamente. Una piccola opera, una grande differenza.