Napoli, presentato il Centro di giustizia riparativa: già 22 i casi presi in carico
È stato presentato questa mattina, a Palazzo San Giacomo, il Centro di giustizia riparativa per il Distretto della Corte d'Appello…
La macchina della giustizia penale si ferma per sette giorni. È iniziata ufficialmente l’astensione nazionale dalle udienze e da ogni attività giudiziaria proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), una serrata generale destinata a paralizzare i tribunali di tutta Italia dal 23 fino al 29 settembre 2026. Una protesta durissima, sottoscritta dal presidente Francesco Petrelli e dal segretario Rinaldo Romanelli, che trasforma l’ormai insostenibile e persistente scontro tra l’Avvocatura e le istituzioni in un clamoroso blocco delle aule giudiziarie.
Napoli, presentato il Centro di giustizia riparativa: già 22 i casi presi in carico
È stato presentato questa mattina, a Palazzo San Giacomo, il Centro di giustizia riparativa per il Distretto della Corte d'Appello…
A far traboccare il vaso e a spingere i penalisti verso una decisione così drastica è stata la gestione del clamoroso caso esploso all’interno della Casa circondariale di Perugia “Capanne”. Nel penitenziario umbro, per circa sei mesi, si è consumata una capillare e indisturbata captazione delle conversazioni riservate tra i detenuti e almeno quindici avvocati penalisti diversi da quello specificamente indicato nel provvedimento di autorizzazione firmato dal giudice.
Giustizia, l’accusa di Gratteri: “Ferme 1.300 richieste di arresto, 1.150 sono dell’Antimafia”
Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, torna a parlare dei problemi dell’ufficio GIP di Napoli. "Delle 1300 richieste di custodia…
Un’operazione a strascico che ha consentito agli organi inquirenti di prendere visione e ascoltare dialoghi strettamente coperti dal segreto professionale, riguardanti strategie processuali, valutazioni tecniche e informazioni riservate indispensabili per l’esercizio del mandato difensivo.Per le Camere Penali ci si trova di fronte a «una delle più gravi violazioni del diritto di difesa e della libertà e segretezza delle comunicazioni» mai avvenute in uno Stato di diritto.
Nonno, Patriarca (FI):”La sua condanna lascia un profondo senso di ingiustizia”
“La condanna di Marco Nonno, al quale vanno la mia piena solidarietà e vicinanza, lascia un profondo senso di ingiustizia.…
Una lesione frontale degli articoli 15 e 24 della Costituzione, ma anche del tassativo dettato dell’articolo 103 del codice di procedura penale, che impone agli investigatori di interrompere immediatamente l’ascolto nel momento esatto in cui ci si accorge che la conversazione rientra tra quelle vietate dalla legge.Ciò che ha esasperato le toghe, spingendole fino allo sciopero di sette giorni, è tuttavia il muro di silenzio eretto dalle istituzioni dopo le promesse iniziali.
Lo scorso 4 giugno, a seguito di un primo pacchetto di proteste e di una manifestazione tenutasi a Perugia, il Ministro della Giustizia aveva ricevuto i vertici dell’Unione annunciando pubblicamente di aver affidato all’Ispettorato generale il compito di svolgere tutti i necessari accertamenti per fare piena luce sulla vicenda e individuare le relative responsabilità.
Da quel giorno, però, nulla è stato reso noto. Nonostante i formali e ripetuti solleciti indirizzati sia al dicastero sia alla Procura Generale della Corte d’Appello di Perugia, gli avvocati denunciano come non sia stata fornita alcuna spiegazione ufficiale sulle cause del mancato funzionamento dei controlli, sul perché le captazioni non siano state stoppate all’istante e se i legali illegittimamente intercettati siano stati formalmente edotti della violazione subita.
Il silenzio del Ministero ha così trasformato una vertenza locale nel manifesto di un malessere ben più profondo, che investe la linea complessiva della politica penale del Paese. Nel documento deliberato dalla Giunta, l’UCPI sottolinea infatti come la vicenda di Perugia si inserisca all’interno di una vera e propria inversione di rotta sul terreno dei diritti fondamentali.
I penalisti puntano l’indice contro il sostanziale affossamento delle riforme tese a limitare i sequestri indiscriminati degli smartphone e dei dispostivi informatici, contro i progetti normativi diretti ad ampliare ulteriormente l’utilizzo delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate e contro l’introduzione di nuove misure di polizia e strette punitive in materia di giustizia minorile.
A fare da drammatico sfondo alla protesta resta, infine, la situazione degli istituti di pena italiani, travolti da un sovraffollamento record giunto a un tasso reale superiore al 139% e segnati dall’ennesima tragica scia di suicidi tra la popolazione detenuta. Un quadro critico dinanzi al quale l’Avvocatura chiede interventi immediati e trasparenti, rivendicando che la tutela delle garanzie costituzionali e del segreto professionale tra avvocato e assistito non costituisca una difesa corporativa, bensì un fondamentale presidio di civiltà giuridica a protezione di tutti i cittadini.