In Campania casi di virus Shamonda: ma nessun pericolo per l’uomo
L'ALLARME
29 settembre 2026
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In Campania casi di virus Shamonda: ma nessun pericolo per l’uomo

L’Istituto Zooprofilattico e la Regione diffondono le indicazioni per allevatori e veterinari. L’infezione viene trasmessa dai Culicoides e nelle bufale colpite può provocare una riduzione temporanea della produzione di latte.
Andrea Ripa

Nessun rischio di contagio per l’uomo, ma massima attenzione negli allevamenti. È il quadro tracciato sul virus Shamonda dopo l’incontro istituzionale promosso dalla Regione Campania e ospitato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Un confronto servito a fare il punto sulla presenza dell’infezione negli allevamenti e a mettere a disposizione di allevatori e veterinari una serie di indicazioni operative.

A rassicurare sul fronte della salute umana è Coldiretti Campania: il virus non è considerato un rischio di contagio per le persone. Il problema riguarda invece la salute degli animali e, di conseguenza, la produzione degli allevamenti. Il virus viene trasmesso principalmente da piccoli insetti del genere Culicoides. Secondo quanto riferito nel corso dell’incontro, i vettori sarebbero arrivati verosimilmente dall’Africa a metà agosto, trasportati dai venti che hanno accompagnato l’arrivo della sabbia sahariana sulla Campania.«Sono arrivate direttive importanti per gli allevatori interessati dal virus che non contagia gli esseri umani», spiega il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli.

L’attenzione è rivolta soprattutto alle aziende nelle quali possono comparire i sintomi compatibili con l’infezione. Nelle bufale colpite, secondo quanto riferito da Coldiretti, può verificarsi una riduzione temporanea della produzione di latte che può arrivare fino al 20 per cento, con un successivo ritorno ai livelli normali.Un impatto che rende particolarmente importante il monitoraggio quotidiano degli animali e l’intervento tempestivo dei veterinari.

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Febbre e calo del latte: cosa devono controllare gli allevatori

Le indicazioni diffuse dall’IZSM invitano gli allevatori a segnalare immediatamente al medico veterinario la comparsa di febbre, forte calo della produzione di latte, diarrea, scolo nasale e abbattimento.Tra i segnali da non trascurare vengono indicati anche aborti, natimortalità e malformazioni congenite. Per facilitare il lavoro dei servizi veterinari viene inoltre raccomandato di annotare con precisione l’andamento dei casi: data di comparsa dei sintomi, animali coinvolti, produzione di latte, temperatura, disturbi respiratori o enterici ed eventuali aborti.Una sorta di diario sanitario dell’allevamento che può aiutare a ricostruire l’evoluzione dell’infezione e a intervenire con maggiore tempestività.

La battaglia contro i Culicoides

Uno dei fronti principali indicati agli allevatori è quello della gestione dell’ambiente in cui vivono gli animali. I Culicoides, infatti, rappresentano il principale vettore del virus. Per questo le indicazioni invitano a ridurre le condizioni che possono favorirne la presenza, intervenendo sulla gestione delle lettiere, dei ristagni d’acqua e del materiale organico umido. Per la disinfestazione devono essere utilizzati esclusivamente prodotti autorizzati.In via prudenziale viene inoltre raccomandato di rinviare le movimentazioni non indispensabili degli animali che presentano sintomi, almeno fino alla valutazione del veterinario.

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Il ruolo dei veterinari e la diagnosi

Indicazioni precise sono state fornite anche ai medici veterinari. Il virus Shamonda deve essere preso in considerazione nella diagnosi differenziale, ma senza attribuire automaticamente all’infezione ogni sintomo, aborto o caso di natimortalità.La diagnosi viene effettuata attraverso un esame molecolare con Real Time RT-PCR. In presenza di un quadro compatibile, il campionamento deve essere eseguito il prima possibile, privilegiando la fase clinica acuta.

L’esito dell’esame, spiegano le linee guida, deve comunque essere valutato all’interno del quadro clinico ed epidemiologico dell’animale e dell’allevamento. La sierologia, invece, non viene attualmente considerata sufficientemente informativa per l’utilizzo diagnostico operativo.Sul fronte della trasmissione, il documento chiarisce che il virus passa principalmente attraverso gli insetti vettori del genere Culicoides. Non ci sono al momento prove di una significativa trasmissione diretta tra animali, fatta salva la possibile trasmissione verticale dalla madre al feto.

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Il monitoraggio resta la priorità

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il direttore dell’IZSM Pino Iovane e l’assessora regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca. L’indicazione che arriva agli allevatori è quindi quella di non creare allarmismi, ma allo stesso tempo di non abbassare la guardia. La situazione viene descritta come sotto controllo, mentre il sistema veterinario regionale continua a monitorare la diffusione dell’infezione. «È essenziale mantenere un monitoraggio attento nelle aziende e collaborare strettamente con i servizi veterinari per contenere l’impatto sulle stalle», sottolinea Bellelli. Per gli allevamenti bufalini campani, dunque, la questione resta soprattutto sanitaria ed economica. Il virus non rappresenta un pericolo per la popolazione, ma può incidere temporaneamente sulla produzione di latte delle bufale colpite. Per questo la strategia indicata dalla Regione e dall’IZSM passa dalla diagnosi precoce, dal controllo dei vettori e da una gestione attenta degli animali e degli ambienti di allevamento.