Sorrento, enoteca nella cisterna romana: sequestrati due piani
Una cantina per vini d'eccellenza, una cucina per la degustazione di cibi e una scala di collegamento interamente scavata nel…
Una barriera per proteggere l’economia legale e l’immagine internazionale della città dalle mire della criminalità organizzata. La giunta comunale di Sorrento, guidata dal sindaco Corrado Fattorusso, ha approvato il protocollo d’intesa con la Prefettura di Napoli, mirato sulla prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. E destinato a riscrivere, attraverso uno “scudo antimafia”, le regole del monitoraggio nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, ma anche nel campo, tradizionalmente delicato, dell’edilizia e dell’urbanistica.
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Le prescrizioni del Viminale
La svolta nasce da una precisa cornice normativa e strategica. Il documento poggia infatti sulle direttive nazionali per il triennio 2026-2028 e, in modo ancor più stringente, dà seguito al Decreto del Ministro dell’Interno del 22 aprile 2026, che ha scongiurato lo scioglimento ma ha disposto le prescrizioni al Comune, a seguito dell’invio e delle verifiche della commissione d’accesso anti-camorra. Tale provvedimento governativo aveva espressamente «prescritto al Comune di Sorrento di adottare specifiche misure correttive e di rafforzamento dell’azione amministrativa», individuando nella sinergia con il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, la chiave di volta per blindare la trasparenza pubblica. Il sindaco di Sorrento, Corrado Fattorusso, ha così strutturato un accordo che estende le cautele antimafia ben oltre le soglie ordinarie previste dalla legge, includendo i subappalti sopra i 100.000 euro e l’intero comparto delle partecipate e delle fondazioni controllate dal Comune.
Le clausole risolutive per le imprese
La spina dorsale del provvedimento è contenuta nelle clausole stringenti che le imprese aggiudicatarie dovranno tassativamente sottoscrivere. Il testo non lascia spazio a interpretazioni: l’accertamento di un legame con i clan o il silenzio di fronte a pressioni criminali comporteranno la distruzione immediata dei contratti, senza alcun paracadute economico. Come recita il documento, le ditte accettano una «clausola risolutiva espressa che prevede la risoluzione immediata e automatica del contratto, ovvero la revoca dell’autorizzazione al subappalto o subcontratto, qualora dovessero essere comunicate dalla Prefettura, successivamente alla stipula del contratto o subcontratto, informazioni interdittive». Non solo: l’accordo azzera qualsiasi margine di profitto per chi viola la legalità, stabilendo chiaramente che «qualora il contratto sia stato stipulato nelle more dell’acquisizione delle informazioni antimafia, sarà applicata a carico dell’impresa, oggetto dell’informativa interdittiva successiva, anche una penale nella misura del 10% del valore del contratto», e che in caso di scioglimento del rapporto «nessun indennizzo, risarcimento o compenso è dovuto all’operatore economico».
L’obbligo di denuncia
Un pilastro fondamentale del protocollo è rappresentato dall’obbligo di denuncia immediata da parte degli imprenditori, un’arma pensata per spezzare sul nascere i fenomeni di estorsione o concussione. I privados che lavorano con il Comune di Sorrento si impegnano formalmente «a denunciare all’Autorità giudiziaria o agli organi di Polizia giudiziaria ogni tentativo di estorsione, ogni illecita richiesta di denaro, prestazioni o altra utilità, ogni atto intimidatorio ed ogni altra forma di condizionamento criminale». Un adempimento che il testo definisce di «natura essenziale ai fini dell’esecuzione del contratto», il cui mancato rispetto comporterà la revoca d’ufficio della commessa pubblica.