Pompei e l’autunno del 79 d.C., il ricordo di Alberto Angela: «Storie, vite e sogni spezzati dalla natura»
LA CITTÀ ANTICA
27 ottobre 2026
LA CITTÀ ANTICA

Pompei e l’autunno del 79 d.C., il ricordo di Alberto Angela: «Storie, vite e sogni spezzati dalla natura»

La riflessione sull’anniversario dell'eruzione, collocata secondo alcuni studi tra il 24 e il 25 ottobre: «I calchi di Fiorelli ci restituiscono la loro profonda umanità».
Marco Cirillo

Le foglie ingiallite, l’aria frizzante del mattino e l’odore dei primi camini accesi. Non sono solo i contorni del nostro autunno, ma – secondo alcune ricerche – l’istantanea di ciò che videro e vissero gli abitanti di Pompei poche ore prima che la furia del Vesuvio li avvolgesse per sempre. In occasione del ricorrere dell’eruzione del 79 d.C. – collocata da alcuni studi scientifici proprio tra il 24 e il 25 ottobre – Alberto Angela ha dedicato un intenso pensiero alla città, ricucendo un filo ideale e commovente tra il presente e la più grande tragedia dell’antichità.

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Un cambio di data supportato dalla terra
Per secoli si è creduto che la tragedia fosse avvenuta ad agosto, ma la terra e la ricerca archeologica avrebbero restituito anche un’altra versione di fatti. A guidare la riflessione di Angela sono alcune evidenze emerse dagli scavi: «Il primo freddo pungente della mattina, le foglie ingiallite che cadono, l’odore dei camini accesi, la maturazione di castagne e olive sono solo alcuni dei segnali dell’autunno che, ogni anno, mi fanno pensare a come dovesse sentirsi un abitante di Pompei in quei giorni di ottobre del 79 d.C.». Tra i vicoli della città antica, infatti, gli archeologi hanno rinvenuto frutti autunnali ed anche bracieri accesi. Elementi che sarebbero difficilmente compatibili con la calura estiva. «Sulla base dei ritrovamenti e di importanti recenti studi scientifici si è consolidata la collocazione definitiva della tragedia proprio in questo periodo dell’anno (e in questi giorni, 24 e 25 ottobre). – sottolinea Alberto Angela – Anche se rimangono degli scettici, che io rispetto». In 24 ore, ricorda il celebre divulgatore, «l’eruzione del vulcano distrusse Pompei, Ercolano, Stabia, Oplontis e altri centri minori. Pompei ha degli straordinari archeologi e studiosi, in passato come oggi, che hanno riportato alla luce frutti tipici della stagione autunnale (sorbe, fichi secchi, melagrane messe a seccare, ecc.), bracieri negli angoli, vino già chiuso nelle “botti” di allora (dolia), tuniche pesanti sugli abitanti. Ritrovamenti difficilmente compatibili con la data del 24 agosto, a lungo ipotizzata per la tragedia».

La memoria viva attraverso i calchi
Il ricordo di Alberto Angela si sofferma poi sull’impatto emotivo che i calchi in gesso, ideati da Giuseppe Fiorelli, continuano a suscitare sul pubblico di tutto il mondo. Un’invenzione straordinaria che ha trasformato i vuoti lasciati dai corpi nella cenere in sculture d’angoscia e verità: «Decomponendosi, i corpi delle vittime hanno lasciato un vuoto negli strati di cenere, quasi fossero bottiglie vuote. Riempiendoli con una colata di gesso liquido, Fiorelli ha ideato il modo di ridare la forma esatta dell’individuo negli ultimi istanti di vita: riemergono la posizione, i vestiti e, in alcuni casi, persino gli ultimi gesti e i volti».

L’insegnamento che arriva dal passato
L’analisi si chiude con un appello all’empatia e al rispetto per il pianeta: «Osservando quei calchi è impossibile non pensare alle vite di quelle persone che, come noi in questi giorni di autunno, sentivano l’aria frizzantina del mattino sul volto, mangiavano castagne, raccoglievano le olive, accendevano il fuoco per riscaldarsi… storie, vite, sogni di uomini, donne e bambini spezzati dalla forza della natura e che dovrebbero insegnarci, oggi più che mai, a rispettarla».