Michelina Goreto: “Voglio la verità sulla morte di mio marito” – IL VIDEO
C’è una fotografia che Michelina custodisce nel cuore più di ogni altra. Non è stampata su carta, non è chiusa in una cornice. È l’immagine di una notte qualunque che si è trasformata in un incubo senza fine: suo marito Edoardo Goreto che le risponde al telefono con un semplice “sì”, assicurandole di stare riposando. Poche ore dopo, all’alba, quella voce si sarebbe spenta per sempre.Da allora sono passati mesi, ma il dolore è rimasto immobile. Così come le domande.
Domande che oggi hanno il volto di una moglie, di due figli adolescenti rimasti senza padre e di un fratello che chiede soltanto una cosa: conoscere la verità.La vicenda è stata raccontata negli studi di Talk Metropolis da Michelina, dal fratello Luigi Goreto e dall’avvocato Massimo Autieri, che segue la famiglia nella battaglia giudiziaria avviata per fare luce sulla morte del quarantottenne scafatese. Edoardo Goreto, titolare insieme ad alcuni soci di un’autofficina, aveva 48 anni. Il 10 marzo 2025 è morto dopo un ricovero ospedaliero iniziato poche ore prima. Una morte che, secondo i familiari, presenta ancora troppi punti oscuri. Tutto comincia tra le mura domestiche.
Edoardo è a casa con la moglie e i figli quando accusa un improvviso e violentissimo mal di testa. «Non si sentiva bene, si è appoggiato sul divano», racconta Michelina con la voce segnata dalla commozione. La situazione appare subito seria. Scatta la corsa in ospedale. I familiari lo accompagnano al Umberto I di Nocera Inferiore nella speranza che il ricovero possa risolvere rapidamente l’emergenza. Le prime ore sembrano rassicuranti. Edoardo viene preso in carico dai sanitari e sottoposto agli accertamenti. Ma secondo la ricostruzione fornita dalla famiglia, proprio in questa fase si consumerebbero gli episodi sui quali oggi si concentrano dubbi e richieste di approfondimento. La moglie riferisce che al paziente sarebbe stato somministrato un farmaco trombolitico prima che fosse disponibile l’esito definitivo degli esami diagnostici. Solo successivamente, sostiene la famiglia, sarebbe emerso che non si trattava di un ictus ma di una dissezione dell’arteria cervicale. Circostanze che saranno ora oggetto di ulteriori verifiche investigative.Quella sera, tuttavia, ai familiari viene trasmesso un messaggio rassicurante. Le condizioni di Edoardo vengono descritte come stabili. Medici e personale invitano i parenti a tornare a casa.Michelina obbedisce.
Lascia il marito in ospedale poco prima delle due di notte.«Ci avevano tranquillizzati», racconta. Prima di addormentarsi gli telefona ancora. Gli chiede come sta, se riesce a riposare. «Mi rispose soltanto: “Sì”».È l’ultima volta che sente la sua voce. Poco dopo prova a contattarlo nuovamente con un messaggio. Nessuna risposta. Pensa che stia dormendo. La mattina successiva, alle sei, ritorna in ospedale per avere notizie sulla notte appena trascorsa. Non immagina che la sua vita stia per essere spezzata. «Mi hanno detto che non ce l’aveva fatta», racconta. «Così, senza aggiungere altro». Parole che ancora oggi risuonano come un colpo impossibile da assorbire. Accanto a lei c’è il cognato Luigi, che ricorda una scena destinata a tormentarlo.«Quando sono salito in reparto l’ho trovato su una barella, accostato a un muro», racconta. «Aveva delle escoriazioni sul naso. Gli chiesi cosa fosse successo ma lui non riusciva a ricordarlo».Secondo il fratello, Edoardo appariva confuso, non lucido.«Chiamai un infermiere e manifestai le mie preoccupazioni. Mi fu detto di stare tranquillo».Sono ricordi che oggi alimentano interrogativi. Interrogativi che non riguardano soltanto le ultime ore di vita del quarantottenne, ma anche ciò che sarebbe accaduto durante la notte. Per Michelina il dolore si è trasformato presto in un bisogno irrinunciabile di risposte. Soprattutto per i due figli della coppia, oggi quattordicenni e diciassettenni.«La cosa più difficile è stata dirgli che il papà non sarebbe più tornato a casa», confessa.Nessuna madre è preparata a una simile conversazione.
Nessun figlio è pronto ad accettare che un genitore esca di casa per un malore e non faccia più ritorno. «Ancora oggi sono arrabbiati. Continuano a chiedersi cosa sia successo».A raccogliere il testimone di questa richiesta di verità è stato l’avvocato Massimo Autieri.Il legale spiega di essere intervenuto quando era già stata avanzata una richiesta di archiviazione. Analizzando la documentazione medica, riferisce di aver rilevato elementi che avrebbero richiesto, a suo giudizio, ulteriori approfondimenti investigativi.Tra gli aspetti evidenziati dalla difesa, la presenza di quello che viene descritto come un vuoto documentale di diverse ore nella cartella clinica.«Una parte della documentazione appariva sostanzialmente priva di annotazioni significative», sostiene il professionista.La famiglia ha quindi presentato opposizione all’archiviazione.
Un’iniziativa che ha portato il giudice per le indagini preliminari a richiedere ulteriori accertamenti.Secondo quanto riferito dall’avvocato, il Gip avrebbe indicato alla Procura la necessità di approfondire il coinvolgimento del personale sanitario intervenuto nelle varie fasi del ricovero e di ricostruire con maggiore precisione quanto avvenuto.Ad oggi, viene precisato nel corso della trasmissione, le verifiche sono ancora in corso e spetterà esclusivamente alla magistratura accertare eventuali responsabilità o escluderle definitivamente.Il caso resta quindi aperto.Nel frattempo, però, resta l’enorme vuoto lasciato da una morte improvvisa. Michelina stringe al polso il simbolo dell’infinito accompagnato dal nome di Edoardo.
Un tatuaggio che racconta un legame che nemmeno la morte è riuscita a spezzare.«Voglio sapere cosa è successo quella notte», dice tra le lacrime. «Voglio sapere perché non è stato soccorso come doveva essere soccorso. Voglio sapere perché è stato lasciato lì e perché è stato somministrato quel farmaco senza attendere l’esito degli esami. Voglio sapere chi ha sbagliato».Luigi è più asciutto, ma altrettanto determinato.«Mio fratello non tornerà più. Però abbiamo diritto alla verità». È una richiesta semplice e al tempo stesso enorme. La stessa che accompagna tante famiglie quando una corsia d’ospedale diventa il confine tra la vita e la morte.Ora la parola passa agli inquirenti. Saranno le indagini, le consulenze tecniche e gli accertamenti della magistratura a stabilire cosa sia realmente accaduto nelle ultime ore di vita di Edoardo Goreto.Fino ad allora resteranno il dolore di una moglie, la rabbia di due figli e una domanda che continua a riecheggiare nel silenzio di una casa rimasta improvvisamente vuota: perché?
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