Castellammare | Compra un loculo ma glielo occupano abusivamente: «Qui non ci venite mai»
Un mazzo di fiori freschi in mano, il passo lento di chi si appresta a compiere il consueto rito del…
Nell’immaginario collettivo campano, l’oreficeria sacra evoca immediatamente l’opulenza e la fama mondiale del Tesoro di San Gennaro. Eppure, spostandosi all’ombra del Vesuvio e addentrandosi nella dimensione più intima di Castellammare di Stabia, si scopre un patrimonio altrettanto affascinante e rimasto per secoli avvolto nel silenzio: Il Tesoro di San Catello.
L’opera di Manco e Plaitano
A colmare questo inaccettabile vuoto storico arriva ora un volume imperdibile, intitolato proprio “Il Tesoro di San Catello” (Mondadori), firmato da Amalia Manco e Giuseppe Plaitano. Il libro non è un semplice catalogo accademico, ma un vero e proprio viaggio avventuroso tra fede, arte e vicende politiche.
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Dalla tesi pionieristica al futuro digitale
Le radici di quest’opera affondano lontano, in un pionieristico lavoro di ricerca del 1972: una tesi di laurea discussa da Amalia Manco presso l’Università di Napoli. Quel dattiloscritto originario, seppur rigoroso, rischiava di diventare obsoleto. Grazie alla lungimiranza di Giuseppe Plaitano, il testo è stato interamente rivisto, arricchito da nuove fonti e traghettato nel futuro attraverso un vero e proprio salto tecnologico. I programmi di grafica hanno restituito il colore alle vecchie foto in bianco e nero, facendo risplendere metalli e gemme, accanto a scatti fotografici moderni.
Castellammare | Omicidio Fontana, un cavillo può liberare il boss
Accompagnò e incitò il killer di Alfonso Fontana, il 24enne che fu ammazzato la sera del 7 febbraio 2024 a…
Una storia travagliata tra spoliazioni e resistenza
Il tesoro stabiese si svela come lo specchio delle vicende del Regno di Napoli. Tra le pagine emergono momenti drammatici: la fiera opposizione del clero locale ai dispacci borbonici del 1793, che imponevano la fusione dell’oro per rimpinguare le casse statali, e le terribili spoliazioni perpetrate dalle truppe francesi nel 1799. Le note capitolari del 1800 documentano con dolore la perdita di calici e patene d’argento sacrificati per pagare i tributi di guerra.Salvare questi oggetti ha richiesto un coraggio non comune.
Castellammare | Neonato morto, i giudici liberano l'ex primaria
I giudici del Tribunale del Riesame di Napoli hanno disposto la scarcerazione per la dottoressa Eutalia Esposito, la settantunenne ex…
La pisside del 1600
I manufatti giacevano sparsi alla rinfusa tra armadi capitolari e sacrestie, esposti a restauri maldestri, mentre altri avevano trovato rifugio presso le Clarisse di San Bartolomeo. Attraverso l’Archivio Vescovile e Capitolare, gli autori ricostruiscono una cronologia che parte dal pezzo più antico: una splendida pisside del 1600. Il percorso prosegue con la corona argentea del 1731 per la statua di San Michele sul Faito, i doni regali borbonici e le croci pettorali in oro e ametiste donate da Papa Leone XIII e Papa Pio.
Morto tragicamente a 16 anni: Castellammare proclama lutto cittadino
Castellammare di Stabia proclama il lutto cittadino per la scomparsa di Emanuele Cannavale, il ragazzo di appena 16 anni morto…
Un unicum da riscoprire
Dal fervore degli argentieri napoletani dell’Ottocento fino al capolavoro della mitra di San Catello realizzata nel 1912 da Vincenzo Catello, il volume restituisce dignità a una tradizione artistica a lungo ignorata persino dagli storici dell’arte. Senza ambire ai primati monumentali di Napoli, il Tesoro di San Catello brilla per la sua autenticità, ponendosi come un tassello imprescindibile per la comunità stabiosa e per gli studi sulla grande oreficeria campana.