Omicidio di Matilde Sorrentino: assolto il narcos Francesco Tamarisco
CAMORRA
4 maggio 2026
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Omicidio di Matilde Sorrentino: assolto il narcos Francesco Tamarisco

L'uomo era accusato di essere il mandante dell'omicidio di Mamma coraggio.
Michele De Feo

Si chiude con un verdetto di assoluzione il lungo iter giudiziario sull’omicidio di Matilde Sorrentino. La Corte di Assise di Appello di Napoli ha assolto Francesco Tamarisco dall’accusa di essere il mandante del delitto, al termine del processo di appello bis disposto dalla Cassazione. Una decisione che ribalta l’esito dei precedenti gradi di giudizio e riapre interrogativi su uno dei casi più simbolici della lotta alla criminalità nel territorio oplontino.

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La sentenza di condanna all’ergastolo per Francesco Tamarisco è stata annullata dalla Corte di Cassazione. La decisione si basa sulle…

La Corte ha ritenuto non sufficienti le prove raccolte per affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità dell’imputato. Al centro della decisione, la fragilità del quadro probatorio costruito negli anni, fondato in larga parte sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e, in particolare, su quelle dell’ex pentito Pietro Izzo. Proprio la posizione di Izzo è stata uno dei nodi cruciali del processo. Considerato inizialmente un teste chiave, il collaboratore aveva indicato Tamarisco come mandante dell’omicidio, fornendo dettagli e circostanze ritenute rilevanti dagli inquirenti.

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La giunta approva il cambio denominazione: il plesso di via Isonzo sarà intitolato a Matilde Sorrentino. Riaperta ad aprile, nel…

Tuttavia, nel tempo, le sue dichiarazioni hanno mostrato contraddizioni e cambi di versione: dalle iniziali accuse dirette, alle ritrattazioni parziali, fino alla sospensione della collaborazione con la giustizia. In aula, la difesa ha insistito sulla natura “de relato” di molte delle informazioni fornite, ovvero apprese indirettamente e non da conoscenza personale. Un elemento che, insieme alle incongruenze emerse, ha inciso sulla valutazione complessiva dell’attendibilità del collaboratore. Non è bastata, a rafforzare l’impianto accusatorio, neppure la lettera inviata da Izzo al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, con cui spiegava di aver interrotto la collaborazione a causa di minacce ricevute in carcere, ribadendo però la veridicità delle accuse.

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Sono passati ventidue anni dalla sua morte, eppure nelle aule di giustizia «Mamma coraggio» continua a cercare verità. È entrato…

La Corte ha ritenuto che tali elementi non fossero sufficienti a colmare le lacune probatorie evidenziate. Il processo arrivava a questo nuovo giudizio dopo l’annullamento con rinvio da parte della Cassazione della precedente condanna all’ergastolo. I giudici di legittimità avevano già sottolineato la necessità di una rivalutazione complessiva delle prove, evidenziando criticità nella tenuta dell’impianto accusatorio.

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Nuovi sviluppi nel processo sull’omicidio di Matilde Sorrentino, la donna uccisa nel 2004 a Torre Annunziata dopo aver denunciato un…

Resta invece definitiva la condanna dell’esecutore materiale del delitto Alfredo Gallo, già individuato e giudicato colpevole per aver sparato i colpi che, il 26 marzo 2004, uccisero Matilde Sorrentino davanti alla sua abitazione. La donna, “mamma coraggio”, era diventata un simbolo per aver denunciato un presunto giro di pedofilia nel rione Poverelli di Torre Annunziata. L’assoluzione di Tamarisco lascia però senza un mandante giudiziariamente accertato un delitto che per anni è stato considerato espressione del controllo criminale sul territorio.

Torre Annunziata, omicidio di Mamma Coraggio: chiesto l’ergastolo per Tamarisco

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Una richiesta netta, senza attenuanti: ergastolo. È questa la pena invocata dalla Procura generale al termine della requisitoria nel processo…

Una decisione destinata a far discutere, non solo sul piano giudiziario ma anche su quello sociale, in un contesto in cui la ricerca della verità resta un’esigenza ancora aperta. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane. Resta la possibilità di un nuovo ricorso in Cassazione, mentre il caso continua a rappresentare una ferita profonda nella memoria collettiva e nel rapporto tra giustizia e territorio.