Patto politica-camorra a Poggiomarino, Carillo in aula: «Il boss si è inventato tutto»
IL PROCESSO
22 maggio 2026
IL PROCESSO

Patto politica-camorra a Poggiomarino, Carillo in aula: «Il boss si è inventato tutto»

Nel processo sul patto tra politica e camorra, l’imprenditore respinge le accuse del pentito Giugliano. Intanto i commissari annullano una variante urbanistica ritenuta frutto dell’accordo illecito.
Michele De Feo

Il boss Rosario Giugliano «si è inventato tutto». È questa, in sintesi, la linea difensiva portata avanti da Franco Carillo nel corso dell’ultima udienza del processo sul presunto patto politico-mafioso che, secondo la Dda di Napoli, avrebbe condizionato le elezioni amministrative di Poggiomarino e spalancato le porte del Comune agli interessi della camorra.

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Nessun colpo di scena nell’aula blindata del Tribunale di Torre Annunziata, dove mercoledì mattina si è celebrato l’ennesimo capitolo del procedimento che vede imputati l’ex sindaco Maurizio Falanga, il suo vice Luigi Belcuore e l’imprenditore-faccendiere Franco Carillo, tutti accusati di voto di scambio politico-mafioso.

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I tre, arrestati il 21 ottobre 2024 e ancora ai domiciliari dopo le conferme del Riesame e della Cassazione, hanno scelto di sottoporsi all’esame davanti ai giudici, ma dalle dichiarazioni rese non sarebbero emersi elementi nuovi (considerando anche il silenzio tombale del collegio difensivo) rispetto a quanto già sostenuto durante gli interrogatori di garanzia nel novembre 2024. «Rosario Giugliano si è inventato tutto», avrebbe ripetuto Carillo davanti ai magistrati, liquidando così le accuse formulate dal collaboratore di giustizia ritenuto dagli inquirenti la chiave dell’intera inchiesta.

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Per l’Antimafia il clan guidato da Giugliano si sarebbe mobilitato per sostenere l’elezione di Falanga, convogliando voti attraverso un sistema di intimidazione e controllo del territorio. In cambio, secondo l’accusa, sarebbero state garantite utilità e vantaggi negli appalti pubblici, oltre ad assunzioni nelle ditte che avrebbero ottenuto lavori dal Comune. In questo accordo, Franco Carillo avrebbe avuto il ruolo di intermediario tra il mondo politico e quello criminale: il “gancio” capace di tenere insieme interessi istituzionali e richieste del clan. Un ruolo che l’imprenditore continua però a respingere con decisione.

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Anche Luigi Belcuore, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe beneficiato dell’appoggio del clan durante la tornata elettorale, ottenendo poi la carica di vicesindaco con deleghe strategiche come lavori pubblici e cimitero. In aula ha dichiarato di essere in realtà vittima del boss e costretto a pagare per paura tangenti estrosive a Giugliano.L’inchiesta, che ha già portato allo scioglimento del Comune di Poggiomarino per infiltrazioni mafiose, ruota proprio attorno alle dichiarazioni di ‘o minorenne.

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Il collaboratore di giustizia ha già testimoniato in aula, confermando integralmente quanto raccontato agli investigatori durante la fase delle indagini preliminari. Giugliano, che ha scelto il rito abbreviato, è già stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Le sue parole restano il pilastro dell’accusa, insieme alle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte nel corso delle indagini e già analizzate durante le precedenti udienze.

 

La difesa, intanto, prepara la controffensiva. Sarebbero circa venti i testimoni che gli avvocati degli imputati intendono portare in aula per tentare di smontare la ricostruzione della Dda e indebolire il racconto del collaboratore di giustizia. Un processo destinato a entrare ora nella fase più delicata, quella del confronto diretto tra accuse, dichiarazioni e riscontri investigativi, sullo sfondo di uno dei più pesanti scandali politico-giudiziari che abbiano investito negli ultimi anni l’area vesuviana. Intanto i commissari pochi giorni fa hanno annullato la variante al piano regolatore per l’insediamento di un’azienda agricolo nella frazione Fornillo. Una delibera considerata dagli uomini del prefetto come frutto del pactum sceleris tra politica e camorra.