Nola | Noemi fu uccisa in casa a coltellate: inizia il processo al fratello
LA LITE FINITA NEL SANGUE
10 luglio 2026
LA LITE FINITA NEL SANGUE

Nola | Noemi fu uccisa in casa a coltellate: inizia il processo al fratello

In aula la madre, sarà la prima a testimoniare contro il figlio.
Michele De Feo

La prima a entrare nell’aula della terza sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Napoli è la madre. Cammina lentamente, lo sguardo basso, stringendo tra le mani una borsa che sembra l’unico appiglio rimasto. Pochi istanti dopo fanno ingresso i giudici. Poi si apre la porta riservata ai detenuti. Dietro le sbarre del gabbiotto c’è suo figlio, Vincenzo Riccardi, 25 anni. È accusato di aver ucciso la sorella Noemi, 23 anni, nella casa di famiglia a San Paolo Bel Sito. Madre e figlio sono nella stessa aula per la prima volta dall’omicidio.

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Lei siede tra il pubblico. Lui resta in silenzio, separato dal vetro e dagli agenti della polizia penitenziaria. In mezzo ci sono mesi di dolore e una ferita che nessun processo potrà rimarginare. Mercoledì mattina si è celebrata la prima udienza davanti alla terza sezione della Corte d’Assise di Napoli (presidente Roberta Napoletano) dopo il rinvio a giudizio del venticinquenne. Un’udienza tecnica, dedicata alle questioni preliminari e al calendario del dibattimento. In quell’aula, ancora prima delle testimonianze e delle prove, ha preso posto una famiglia distrutta.

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Da una parte una madre che ha perso una figlia. Dall’altra un figlio chiamato a rispondere dell’accusa più grave, quella di omicidio aggravato dai motivi abietti e futili. Sarà proprio la donna ad aprire il dibattimento. I giudici hanno fissato la data della prima udienza istruttoria per ottobre, nel corso della quale la madre sarà la prima testimone chiamata a ricostruire quei giorni e, soprattutto, le ore che hanno preceduto il delitto. La vicenda risale allo scorso novembre. Secondo la ricostruzione   della procura di Nola, nell’abitazione di via San Paolo Bel Sito erano rimasti soltanto i due fratelli. La madre era fuori casa.

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Tra Vincenzo e Noemi sarebbe scoppiata una violenta lite, culminata, secondo l’accusa, nell’aggressione mortale. La giovane venne raggiunta da 17  fendenti inferti con un coltello da cucina. Subito dopo il venticinquenne avrebbe videochiamato la madre, mostrandole il corpo della figlia ormai senza vita. Terminata la telefonata, fu lo stesso giovane a contattare il 112, confessando ai carabinieri quanto era appena accaduto. Quando i militari della Compagnia di Nola entrarono nell’abitazione trovarono il corpo della ventitreenne e il fratello ancora in casa. Il coltello, venne sequestrato sul posto. Il giovane fu arrestato in flagranza con l’accusa di omicidio.

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Il giovane, rappresentato dall’avvocato Ilaria Sacco del foro di Napoli, agli investigatori avrebbe confessato di avere avuto un raptus di follia, dichiarazioni che sono confluite nel fascicolo della Procura di Nola ma che dovranno ora essere valutate nel corso del dibattimento insieme a tutti gli altri elementi raccolti durante l’inchiesta. Dalle indagini è inoltre emerso che entrambi i fratelli erano seguiti da un centro di salute mentale del territorio. Un aspetto che fa parte degli atti processuali e che potrà essere oggetto di approfondimento nel corso del giudizio, insieme agli accertamenti sulle condizioni psicologiche dell’imputato e alla ricostruzione del contesto familiare. Mercoledì, però, nell’aula della Corte d’Assise, le carte sono rimaste chiuse nei fascicoli.

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A parlare è stato soprattutto il silenzio. Quello della madre, seduta a pochi metri dal figlio senza mai incrociarne lo sguardo. Quello dell’imputato, vestito completamente in nero, rimasto immobile nel gabbiotto per tutta l’udienza. E quello che accompagna ogni processo nel quale sul banco degli imputati non c’è soltanto un ragazzo, ma la tragedia di un’intera famiglia. Da ottobre il processo entrerà nel vivo. Saranno ascoltati i primi testimoni, a cominciare dalla madre della vittima, chiamata a raccontare ciò che nessun genitore dovrebbe mai vivere: quella videochiamata ricevuta all’improvviso, l’immagine della figlia esanime e la consapevolezza che dall’altra parte dello schermo c’era l’altro suo figlio. Sarà da quel racconto che la Corte inizierà a ricostruire uno dei delitti più drammatici degli ultimi anni. Al processo sono costituiti parte civile la zia e la nonna di Noemi, una decisione scaturita dal forte legame che le donne avevano instaurato con la vittima. Le due parenti hanno presentato richiesta al corte attraverso le istanze presentate dagli avvocati Carmine Puca del foro di Napoli Nord e Stefania D’Onofrio del foro di Napoli.