San Giuseppe Vesuviano | L'esordio di Miranda: «Sostegno esterno a Sepe»
Il suo ingresso in Consiglio comunale era uno dei passaggi più attesi della crisi politica che sta attraversando San Giuseppe…
Il colpo di scena annunciato alla vigilia è arrivato. L’apertura del sindaco Michele Sepe alle forze di minoranza, maturata dopo la rottura con il Partito Democratico, ha trovato il suo epilogo nel consiglio comunale di mercoledì sera. Il voto sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio ridisegna infatti gli assetti politici dell’aula e consegna un nuovo volto alla maggioranza che sosterrà il primo cittadino fino alla fine della consiliatura. Il sì dei gruppi di «Risveglio Popolare» e «Forza Italia» cambia gli equilibri del consiglio e mette all’angolo un Partito Democratico sempre più diviso. Due consiglieri restano al fianco del sindaco, mentre altri cinque, insieme al capogruppo di Libera San Giuseppe – tutti riconducibili all’area dem – scelgono l’astensione nel tentativo di assestare una spallata politica che avrebbe potuto rivelarsi fatale per la fascia tricolore.
A risultare determinante è stato il sostegno dei quattro consiglieri di minoranza. Mentre la componente guidata da Tommaso Andreoli conferma la permanenza all’opposizione, l’ala composta da Luigi Moccia, Letizia Miranda, Lorenzo Archetti e Francesco Massa garantisce i voti necessari per superare il passaggio più delicato della crisi politica. Un appoggio che permette a Michele Sepe di restare saldamente alla guida dell’amministrazione. Quello di mercoledì è stato un consiglio comunale ad altissima tensione, come preannunciato dopo mesi di veleni e ombre sulla tenuta del Comune. La seduta si infiamma durante la discussione sul documento finanziario. Dopo una riunione lampo, il Partito Democratico ufficializza la scelta di astenersi. Ad annunciarla è la capogruppo Rosa Caputo, spiegando che la decisione nasce dall’ipotesi di un’apertura del sindaco alle forze sconfitte alle ultime elezioni amministrative.
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I nuovi alleati del sindaco di San Giuseppe Vesuviano
Di segno opposto la posizione dei quattro consiglieri di minoranza, che nei loro interventi confermano le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni. «Votiamo il bilancio perché abbiamo senso di responsabilità. Questa comunità ha bisogno di una guida politica e non può più restare nell’incertezza degli ultimi mesi. Noi ci siamo». Parole che certificano un cambio di scenario e mettono il Pd di fronte alle proprie divisioni con il rischio di «isolamento» sempre più concreto.La spaccatura diventa evidente al momento del voto. La presidente del consiglio comunale Michela Saggese e il consigliere Giuseppe Avino (eletti in quota Pd) votano a favore del provvedimento insieme alla maggioranza e ai quattro consiglieri di opposizione. Rosa Caputo, Stella Boccia, Maria Eliano, Desiree Avino, Nicola Miranda e Antonio Carillo scelgono invece l’astensione.
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Il bilancio viene approvato – con i voti anche di M5s, Cdu e delle altre civiche della coalizione – con 14 voti favorevoli, sei astenuti e quattro contrari. Un risultato che consente a Michele Sepe di superare la prova più difficile degli ultimi mesi, ma che allo stesso tempo certifica un nuovo equilibrio politico destinato a incidere sulle prossime scelte amministrative. L’approvazione del documento finanziario, salutata dagli applausi del pubblico presente in aula, non spegne però le polemiche. L’assessore al Bilancio Vincenzo Ambrosio attacca duramente chi ha deciso di non sostenere il provvedimento, accusando una parte della maggioranza di essersi sottratta a un passaggio fondamentale per la stabilità dell’ente.
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Ancora più acceso il confronto tra l’assessore Andrea Ementato e lo stesso sindaco. Il delegato agli Eventi, espressione dell’area dem, contesta apertamente la scelta di aprire la maggioranza ai «bocciati dal popolo», riferendosi alle forze di opposizione. Sepe replica senza giri di parole: se non condivide la linea politica dell’amministrazione, «può tranquillamente dimettersi».Nel dibattito interviene anche Luigi Moccia, che ricorda il ruolo svolto dal suo schieramento durante la campagna elettorale del 2024.«Allora ci abbracciavate e ci ringraziavate. Oggi ci chiamate bocciati. Non abbiamo chiesto poltrone né incarichi. Fareste meglio a parlare d’altro».

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Il voto di mercoledì sera lascia così in eredità una fotografia politica completamente diversa rispetto a quella uscita dalle urne. Il Partito Democratico esce profondamente lacerato, mentre il sindaco trova nella minoranza i numeri per andare avanti. E proprio gli scontri emersi durante la seduta lasciano immaginare che i prossimi giorni possano essere decisivi per ridefinire gli equilibri della maggioranza e, forse, anche la composizione della giunta comunale.
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