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Il mare, per Giovanni, non è mai stato soltanto mare. È libertà, movimento, gioco. È uno dei pochi luoghi in cui il suo corpo sembra trovare una strada tutta sua. Nuota veloce, senza paura, con quella concentrazione assoluta che appartiene ai bambini quando qualcosa li rende felici. Anche giovedì 13 agosto, a Pozzano, zona balneare di Castellammare di Stabia, probabilmente pensava che fosse così: una nuotata un po’ più lunga, un gioco da continuare ancora per qualche minuto. Solo che questa volta il gioco lo ha portato troppo lontano. «Giovanni, torna indietro».
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Il padre, Marco, 50 anni, lo ha seguito. Ma il figlio continuava a nuotare. Sempre più veloce. Sempre più lontano dalla battigia. Per un ragazzo di 13 anni, autistico con necessità di supporto molto elevate e non verbale, il pericolo non ha necessariamente lo stesso significato che ha per chiunque altro. E per il padre, in quei momenti, deve essere stato come inseguire qualcuno che non poteva fermarsi. La scena viene notata da due ragazzi che stanno trascorrendo una giornata di ferie sulla spiaggia libera.
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Sono Vincenzo Staiano, agente della Polizia di Stato in servizio alla Questura di Arezzo, originario di Gragnano, e Ciro Pio Ruocco, agente della Questura di Varese, originario di Casola di Napoli. Sono fuori servizio, senza divisa, lontani dal lavoro. Ma riconoscono immediatamente qualcosa che agli altri può sfuggire. In lontananza ci sono due persone. Una è molto avanti. L’altra la sta raggiungendo. Sono ormai a circa 200 metri dalla riva, oltre le limitazioni della zona di balneazione, praticamente dentro l’area destinata al traffico marittimo. E il mare, lì, non è quello che sembra dalla spiaggia: le correnti tirano forte. Staiano e Ruocco non si guardano nemmeno troppo a lungo. Si tuffano.
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Nuotano contro la corrente. Faticano a guadagnare metri. Quando finalmente raggiungono padre e figlio, la situazione è ancora più delicata di quanto sembrasse da terra. Giovanni è agitato, ha lo sguardo fisso, quasi perso. Il padre è stanco, provato dalla lunga nuotata. Staiano cerca di stabilire un contatto con il ragazzo. Parla, lo tranquillizza, prova a conquistare la sua attenzione. Ruocco, invece, guarda intorno. E vede un altro pericolo: un’imbarcazione sta arrivando proprio nella loro direzione.
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Fa cenno al conducente di rallentare. L’imbarcazione cambia rotta. Per qualche secondo, il mare sembra concedere una tregua. I due agenti prendono quindi padre e figlio e iniziano a trascinarli verso la riva, tenendoli per le braccia. È una traversata lenta, faticosa. Ma quando la spiaggia sembra finalmente avvicinarsi, Giovanni si divincola. E torna verso il largo. È un istante che il padre probabilmente non dimenticherà mai. Il ragazzo riparte, come se nulla fosse accaduto, come se quelle onde fossero ancora soltanto il luogo di un gioco. Marco prova a seguirlo, ma è stremato. Ha già dato tutto per raggiungere suo figlio. Sono ancora in acqua, lontani dalla sicurezza della battigia.
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Gli agenti accelerano. Raggiungono Giovanni, riescono a calmarlo e lo riportano verso il padre. Ma la traversata non è finita. Stavolta è Marco a non avere più la forza di nuotare. Le braccia cedono, la stanchezza prende il sopravvento. Sono i due poliziotti a farsi carico anche di lui. Uno accanto al padre, l’altro con il ragazzo. Metri conquistati lentamente, con fatica, contro la corrente. Fino a quando, finalmente, arriva la riva. Quando i tre toccano la battigia, per qualche secondo non c’è bisogno di dire nulla. Giovanni è salvo. Il padre è salvo. Anche il pericolo è rimasto alle spalle.