Gragnano | La confessione della figlia di Gena Totaro: «Così volevo dare fuoco alla casa»
LA TRAGEDIA DI GENA
29 agosto 2026
LA TRAGEDIA DI GENA

Gragnano | La confessione della figlia di Gena Totaro: «Così volevo dare fuoco alla casa»

Il delitto choc di Via Vittorio Veneto, il tubo del gas tagliato con le forbici. Francesca Buonopane, trasferita in cella: è accusata di omicidio
Michele De Feo

È stato il momento in cui i carabinieri hanno messo le forbici sul tavolo a cambiare il destino di un’indagine che, fino a poche ore prima, sembrava la ricostruzione di un tragico incidente domestico. Francesca Buonopane, 53 anni, figlia di Gena Totaro, la donna di 75 anni morta venerdì pomeriggio nell’incendio della sua abitazione di via Vittorio Veneto, a Gragnano, ha confessato. Ha raccontato agli investigatori di aver tagliato con quelle forbici il tubo del gas e di aver provocato le fiamme che hanno investito la madre. E ha detto di aver sentito delle voci.

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È questa la svolta arrivata nella notte, dopo un lungo interrogatorio, e che questa mattina ha portato al fermo della donna, disposto dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per omicidio volontario e tentato incendio. Accuse pesantissime che adesso dovranno passare al vaglio del giudice, mentre gli investigatori sono impegnati a cercare riscontri a ogni passaggio del racconto della 53enne. Il procuratore Nunzio Fragliasso e il pm Matteo De Micheli coordinano l’inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia.

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Francesca Buonopane è stata trasferita nel carcere di Secondigliano. Lunedì è prevista l’udienza di convalida davanti al gip del Tribunale di Torre Annunziata, Emanuela Cozzitorto. Nella stessa giornata sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Gena, un esame che potrà fornire elementi importanti per ricostruire le cause e le modalità della morte.  Fino a questa mattina la vicenda sembra completamente diversa. C’era una casa avvolta dal fumo, le fiamme che si alzavano dal balcone, una donna anziana che cercava di capire cosa stesse accadendo e una fiammata che l’aveva investita mentre apriva una finestra.

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I vigili del fuoco erano arrivati in via Vittorio Veneto nel pomeriggio di venerdì, intorno alle 16.30. Avevano aperto la porta dell’appartamento al secondo piano, dopo non aver ricevuto alcuna risposta dall’interno. Quindi l’ingresso forzato, il fumo, la figlia sotto choc e Gena trovata ormai senza vita nei pressi del balcone. Sembrava l’ennesima tragedia provocata da un incendio domestico. Invece, nelle ore successive, gli accertamenti hanno portato gli investigatori dentro una storia molto più dolorosa.

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Il tubo del gas situato fuori al balcone sarebbe stato tagliato con le forbici ritrovate nella cucina dell’appartamento. E davanti a quell’elemento, durante l’interrogatorio andato avanti per tutta la notte, Francesca Buonopane avrebbe raccontato cosa era successo. Ha ammesso di aver compiuto quel gesto e ha parlato delle voci che avrebbe sentito e che l’avrebbero spinta a farlo. Un racconto che adesso dovrà essere verificato in ogni sua parte e che apre interrogativi ancora più profondi sulle condizioni psichiche della donna e su ciò che è accaduto nella casa prima che il fuoco cominciasse a divorare l’appartamento. Il punto fermo, per ora, è la morte di Gena. È rimasta sul balcone della casa nella quale viveva con la figlia.

L’incendio in via Vittorio Veneto

Una donna di 75 anni che, fino a venerdì pomeriggio, conduceva la sua vita tra la famiglia, i figli e i nipoti. Una vita già segnata da un dolore enorme, quello per la morte di Alessandro Cascone, il nipote di 13 anni che si tolse la vita il primo settembre del 2022 perché tormentato dai bulli. Gena era sua nonna. Aveva attraversato quella tragedia restando accanto alla famiglia, continuando a prendersi cura dei suoi cari. Chi la conosceva la descrive come una donna attiva, sorridente, molto legata ai figli e ai nipoti. Una presenza quotidiana, discreta e forte.

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Ed è proprio questo che rende ancora più difficile per la famiglia comprendere ciò che è accaduto. In questi giorni avrebbe dovuto esserci, ancora una volta, il ricordo di Alessandro. Il calendario riporta a quel primo settembre di quattro anni fa, alla morte di un ragazzino che aveva lasciato una ferita profonda nella comunità di Gragnano. Ora, invece, la famiglia si trova a dover piangere Gena e contemporaneamente affrontare un’accusa che riguarda la figlia con cui la donna viveva.

Alessandro e sua nonna Gena

Il dolore è esploso sui social nelle ore successive alla tragedia. Katia Buonopane, mamma di Alessandro, ha scritto un messaggio rivolto alla madre, tornando anche al legame tra la 75enne e il nipote: «Non lo so se qualcosa esiste davvero, probabilmente non esiste proprio niente. Ma una cosa è certa: se qualcosa esiste, nessuno più di te merita il Paradiso. Ora finalmente sei con lui».

 

E ancora: «Ti prego, mamma, abbi cura ancora di lui, come hai sempre fatto». Poi il ricordo dei sacrifici di una vita, dei sorrisi, della voce, degli abbracci. «Non doveva andare così, mamma. Non doveva finire così», ha scritto Katia. Fuori da quella casa, venerdì pomeriggio, intanto, si era radunata una parte della città. Le sirene dei vigili del fuoco e delle ambulanze avevano attirato i residenti. Via Vittorio Veneto, nel cuore di Gragnano e a pochi metri dal Comune, si era riempita rapidamente di persone.

 

In serata, quando i mezzi hanno cominciato ad andare via, sono rimasti i carabinieri, impegnati nei rilievi, e una strada lentamente tornata al silenzio. Ora quella stessa strada custodisce una storia diversa da quella che sembrava emergere nelle prime ore. Non più soltanto un incendio accidentale, ma un’inchiesta per ricostruire perché il tubo del gas sia stato tagliato, perché il fuoco sia stato appiccato e soprattutto cosa sia accaduto nella mente della donna che ha raccontato di avere sentito delle voci.

 

Sono domande alle quali la Procura dovrà dare una risposta attraverso gli interrogatori, gli accertamenti tecnici e gli esami disposti sulla salma della vittima. La confessione è arrivata dopo che i carabinieri hanno raccolto gli elementi necessari per confrontarsi con la figlia. Le forbici, secondo quanto emerso dall’interrogatorio, sarebbero state utilizzate per tagliare il tubo. Poi il gas, il fuoco, la fiammata e la morte di Gena. Una sequenza terribile che gli investigatori stanno ora ricostruendo minuto per minuto.

 

Non basta il racconto della donna: servono i riscontri, la verifica scientifica della dinamica, l’esame della scena e l’autopsia. È attraverso questi passaggi che sarà possibile stabilire cosa sia successo davvero in quell’appartamento. Francesca Buonopane, intanto, è in carcere a Secondigliano. Il suo racconto, raccolto nella notte, è diventato il centro dell’inchiesta. Domani davanti al gip dovrà essere affrontato il primo passaggio giudiziario, quello della convalida del suo fermo, mentre l’autopsia potrà contribuire a chiarire gli ultimi istanti di vita di Gena. La difesa della donna, affidata all’avvocato Aldo D’Apuzzo, chiederà la disposizione di una perizia psichiatrica. Per la famiglia di Gena, assistita dall’avvocato Emilio Longobardi, sarà invece un altro giorno difficile.