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Sul futuro dello storico stabilimento termale di Piazza Amendola a Castellammare di Stabia continua ad aleggiare una fitta nebbia fatta di indiscrezioni, progetti bloccati e continui rinvii. Una vicenda complessa che intreccia il destino urbanistico della struttura con la salvaguardia di un patrimonio idrico millenario. A fare il punto sulla situazione è l’associazione “Terme per Stabia APS Salus per Aquam”, attraverso una lettera nella quale vengono analizzate le ultime novità e le prospettive concrete per il rilancio del complesso.
L’ostacolo superato
Negli ultimi mesi si sono susseguite voci di ogni tipo sugli interventi previsti. Tra i nodi principali emersi figura lo stop inizialmente imposto dalla Soprintendenza, preoccupata che i lavori potessero snaturare le linee originarie della struttura. «Inizialmente i lavori previsti erano stati bloccati dalla Sovrintendenza perché consideravano la possibilità di alterare i rapporti volumetrici e prospettici realizzati dall’architetto Canino, poi anche questo blocco è stato superato», viene evidenziato nel documento.
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Le questioni irrisolte
Restano tuttavia ancora aperte e prive di una definizione chiara altre questioni cruciali, tra cui la realizzazione dei parcheggi e l’idea delle piscine a mezza costa. La sensazione generale è che l’intero quadro progettuale sia «praticamente tutto ancora da rivedere». Al di là degli aspetti architettonici ed edilizi, l’attenzione si sposta sulle scadenze amministrative legate allo sfruttamento delle risorse idrominerali.
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Il nodo delle concessioni
«Il vero problema rimane quello della fruibilità delle acque e la gestione delle stesse – viene sottolineato con forza nella nota – la Regione Campania avrebbe prorogato a dicembre le concessioni dando così all’Amministrazione un ultimo barlume di respiro prima di mettere la parola fine alla storia millenaria delle acque di Stabia». Un termine cruciale, dunque, che impone tempi stretti ma che non deve trasformarsi in un punto di non ritorno. Dall’associazione assicurano infatti che, «anche se con iter più complesso, sarà comunque possibile riavviare le mescite e l’utilizzo».
Il tema della gestione
Il nodo centrale per garantire la sostenibilità e il rilancio a lungo termine dell’impianto risiede nel modello gestionale da adottare. Su questo punto la posizione degli attivisti e degli esperti dell’associazione è netta e priva di ambiguità: «L’elemento dirimente della questione sarà sempre e comunque la gestione del bene, noi siamo del parere che debba essere proprietà pubblica e gestione degli impianti affidata ad una società privata, possibilmente costituita da esperti del settore, che pagando un giusto canone all’amministrazione comunale, possa esercitare gli impianti».
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Il sogno di un nuovo termalismo
Tracciare questa rotta rappresenta, secondo i promotori dell’iniziativa, l’unica strada percorribile per tutelare l’interesse collettivo, salvaguardare la risorsa idrica e restituire finalmente alla città di Castellammare di Stabia un polo termale efficiente, moderno e all’altezza della sua gloriosa tradizione terapeutica. Una speranza che ormai accompagna gli stabiesi da quasi 15 anni, ovvero da quando è stato chiuso lo stabilimento delle Nuove Terme, che per quasi mezzo secolo aveva garantito sviluppo turistico sulla collina del Solaro, ora tristemente abbandonata nell’attesa che si realizzi il progetto del nuovo ospedale voluto dalla Regione Campania.