Caso Sonrisa, l’ultima sentenza: Il Castello delle Cerimonie chiuso per sempre
LA SENTENZA
7 settembre 2026
LA SENTENZA

Caso Sonrisa, l’ultima sentenza: Il Castello delle Cerimonie chiuso per sempre

Rigettato il secondo ricorso della famiglia Polese per la revisione del processo. I giudici: «Nuove prove presentate sono insufficienti per annullare la confisca»
Michele De Feo

Caso Sonrisa: arriva la parola «fine» sulla confisca dell’hotel-ristorante di Sant’Antonio Abate divenuto famoso in tutta Italia per i matrimoni napoletani. Il complesso del «Castello delle Cerimonie» è completamente abusivo e il processo che ha portato alla confisca della struttura non è da rifare. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, che ha rigettato definitivamente la seconda istanza per la revisione del processo presentata dai Polese, la famiglia che gestiva la Sonrisa. Per gli ermellini, le prove presentate dalla difesa per annullare la sentenza definitiva per lottizzazione abusiva non sono sufficienti e, soprattutto, non presentano elementi di novità che possano contrastare con l’impianto accusatorio della Procura.

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È questa la sintesi delle 20 pagine delle motivazioni della sentenza che mette l’ultima pietra su una vicenda giudiziaria che va avanti da praticamente 15 anni. Nel 2011 erano infatti iniziati i primi guai per i Polese, con la Procura di Torre Annunziata che contestava ai titolari del complesso il reato di lottizzazione abusiva, iniziata nel 1979, quando ha cominciato a prendere forma in via Stabia il Castello delle Cerimonie. Il processo si è poi concluso nel febbraio del 2024 con la condanna degli imputati e la confisca della Sonrisa.

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Da quel giorno il Comune di Sant’Antonio Abate ha iniziato a emanare tutti i provvedimenti per acquisire il complesso, di oltre 50mila metri quadrati, a bene pubblico. Lo scorso 10 giugno, dopo una pronuncia sfavorevole del Consiglio di Stato, che si pronuncerà nel merito a novembre, i Polese hanno dovuto interrompere le attività all’interno del complesso per la revoca delle licenze da parte del Comune.

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Lo scorso luglio è poi arrivata un’altra svolta, con un nuovo sequestro preventivo della struttura, confermato la scorsa settimana dal Tribunale del Riesame, emanato dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, che contesta ai Polese la violazione dei sigilli di un bene divenuto di proprietà del Comune. Lo stesso giorno del blitz della polizia municipale sono iniziate le operazioni di sgombero del complesso (relativo ai locali commerciali), mentre sono ancora pendenti al Tar le ordinanze relative alle abitazioni presenti nell’area.

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Sul fronte penale, invece, la difesa dei Polese si è vista rigettare in Cassazione tre incidenti di esecuzione relativi alla confisca e le due istanze per la revisione del processo per lottizzazione abusiva. La prima pronuncia sfavorevole in tal senso era arrivata dalla Suprema Corte il 9 luglio, mentre l’ultima, quella definitiva, lo scorso 31 agosto. La difesa aveva presentato diverse perizie, fornendo sette nuove prove ai giudici per ribaltare la sentenza definitiva del 2024, e aveva inoltre proposto una questione di diritto relativa alla contestazione del reato ai Polese.

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Per la difesa, il processo non sarebbe potuto iniziare. Un lavoro che, però, ha trovato il rigetto dei giudici. In tutto questo resta sospesa la questione relativa ai 100 dipendenti, tra camerieri, maitre di sala e altre figure impiegate nel complesso, così come quella legata all’indotto che per anni ha ruotato attorno alla Sonrisa.

 

La chiusura della struttura, infatti, non riguarda soltanto i lavoratori direttamente impiegati nel Castello delle Cerimonie, ma anche tutte quelle attività che, nel corso degli anni, hanno lavorato con la struttura: fornitori, fiorai, fotografi, musicisti, wedding planner e numerosi altri professionisti legati al settore delle cerimonie. Una rete di attività che ora guarda con preoccupazione al futuro, in attesa di capire quali saranno le conseguenze definitive della chiusura della Sonrisa e quale sarà la destinazione del complesso una volta completato l’iter amministrativo per l’acquisizione al patrimonio comunale. La vicenda giudiziaria è ancora aperta a Bruxelles dove è pendente un ricorso alla Cedu.