Castellammare. Il giudice Russo: «Parlare ai giovani per battere i pacchetti di voti»
L'INTERVISTA
9 settembre 2026
L'INTERVISTA

Castellammare. Il giudice Russo: «Parlare ai giovani per battere i pacchetti di voti»

Il magistrato in campo dopo lo scioglimento
Metropolis

Nicola Russo, magistrato e consigliere della Corte d’Appello di Napoli, partiamo subito dallo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata di Castellammare di Stabia, il secondo consecutivo. Lei che idea si è fatto?

«L’idea che mi sono fatto è quella che emerge dalla lettura della relazione, una relazione complessa, molto approfondita e che necessariamente fotografa una situazione che è stata l’anticipazione dell’applicazione della misura di prevenzione. Misura di prevenzione che non è una sentenza penale. Occorre ben distinguere i campi, perché molti comportamenti descritti nella relazione non hanno natura penale, ma hanno assunto un significato rilevante ai fini della emissione della misura di prevenzione».

Resta la gravità della relazione.

«Fotografa una situazione direi quasi drammatica, soprattutto laddove si evidenzia che nel passaggio dall’uno all’altro intervento delle commissioni di accesso, quindi con una gestione politica in mezzo, nessun cambiamento sostanziale e nessun intervento sostanziale rispetto alle criticità lamentate già nella prima relazione era stato adottato».

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Questo è il motivo che l’ha spinta a mettere in campo un’iniziativa che punta essenzialmente a rendere più consapevoli i cittadini?

«Assolutamente sì. Ci sono state due ragioni. La prima, quella di dover constatare, leggendo la relazione, che viene descritta una un’attività amministrativa di un certo schieramento e poi dell’altro schieramento, quindi di schieramenti opposti, che ha mantenuto le stesse metodiche di gestione, seppure in situazioni diverse. Ma lo scenario di fondo è rimasto immutato: erano immutati gli interlocutori della criminalità organizzata ed immutata è rimasta anche una parte dei rappresentanti della politica».

La seconda?

«Che tutto questo conduceva con sé un permanere di silenzio e inattività da parte della cittadinanza. Questa è la cosa che mi ha più preoccupato e che mi ha spinto a rompere questo silenzio, sperando, come io spero, che la mia sia soltanto una delle tantissime iniziative che verranno prese in città. Da qualche parte bisognava partire, e allora mi sono sentito in dovere di alzare la mia mano e dire: “Iniziamo a fare qualcosa”».

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Il suo impegno è contestato da alcuni suoi colleghi, cito tra gli altri l’ex sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio. Quando si parla di magistratura e politica bisogna sempre mantenere un certo equilibrio. Come risponde a questi attacchi?

«Ho letto il commento del dottor Bobbio, il quale mi ha definito soggetto notoriamente di sinistra. Anche qui, io ricordo a me stesso, ma anche a chi ha usato queste espressioni, che anche definire un magistrato, soprattutto se chi lo fa è un magistrato e quindi conosce l’ambiente della magistratura e i doveri del magistrato, definirlo di sinistra significa accusarlo di qualcosa che può appannare l’immagine del magistrato. Quindi credo che ciascuno di loro poi dovrà in qualche modo rendere conto delle espressioni utilizzate. Io conosco bene quali sono i miei limiti di intervento e sono attento e sarò attento a non valicarli».

Quindi in che direzione va il suo impegno?

«Il mio è un intervento civico che è diretto a sollecitare una attenzione, un risveglio delle coscienze, senza ergersi su nessuno scranno dell’uomo puro e dell’uomo onesto. Sono un cittadino che si muove tra i cittadini. Tra l’altro non sono nemmeno più cittadino di Castellammare di Stabia, perché da qualche anno vivo a Portici, ma questa è la città che mi ha dato le radici. E quindi credo che sia necessario che tutti facciano qualcosa. Spero che lo facciano anche coloro che puntano la loro attenzione più su di me che sulla situazione che si è creata a Castellammare».

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Ha raccolto anche diverse adesioni. Del procuratore Nicola Gratteri e di don Luigi Ciotti, tra gli altri. Sono importanti queste queste testimonianze?

«Secondo me sono fondamentali. Innanzitutto perché si tolga l’attenzione da chi ha promosso l’iniziativa. A me non interessa un percorso individuale, non lo cerco, non l’ho mai cercato e credo che sarebbe un fallimento se fosse un percorso individuale. Credo che le testimonianze, cioè la parola di chi col proprio quotidiano ha segnato dei punti importanti di frattura rispetto a sistemi di illegalità o ha fatto sentire la propria voce contro sistemi di illegalità o contro il silenzio delle coscienze, sia un modo per convincere gli stabiesi che il cambiamento è possibile. Cioè il mio, attraverso la loro parola, è un messaggio di speranza e anche di fiducia verso le possibilità che abbiamo di cambiare questa realtà».

Lei ha parlato in particolare della necessità di aprirsi ai giovani, di dialogare con i giovani. Le cito un dato che la settimana scorsa è stato discusso in Prefettura, un lavoro fatto dall’associazione Giovani Stabiesi: il 72% dei giovani pensa di lasciare Castellammare una volta terminato, il percorso di studi che li porterà alla maturità. Loro dicono: “Partire dovrebbe essere una scelta, nel nostro caso siamo costretti”. Che cosa ne pensa? Come deve essere letto questo dato?

«Ho letto l’articolo che riproduceva questa relazione che è stata presentata dai Giovani Stabiesi e che qualcuno ha liquidato come chiacchiere. Secondo me chiacchiere non sono, sono un dato preoccupante. Ovviamente io non ho contezza del dato analizzato da questi giovani; magari non sarà, dal punto di vista della statistica scientifica, il 70%, ma è comunque un dato preoccupante non tanto per il numero in sé, ma per i parametri di riferimento per tracciare questo dato, cioè: insicurezza urbana, scarsa vivibilità e assenza di spazi di aggregazione gratuiti per i giovani, scarsità o ridotta occasioni di sviluppo culturale individuale, poche prospettive professionali e di crescita individuale. Cioè, sono questi i punti sui quali secondo me occorre ragionare e interrogarsi».

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Per questo la sua iniziativa è rivolta in particolare ai giovani?

«I giovani non sono ancora ristretti in pacchetti elettorali. Il dramma, uno dei drammi di Castellammare, è quello che la politica si muove per pacchetti elettorali. I giovani non sono in quei pacchetti elettorali, sono tanti, sono neo-elettori, e io spero che da loro parta quella volontà di un cambiamento che fa sì che le scelte siano libere, quali che siano».

Chiaramente ha dichiarato più volte in questi giorni che lei non ha intenzione di candidarsi, però le chiedo: c’è qualcosa che potrebbe farle cambiare idea?

«Non c’è nulla che mi possa far cambiar idea. Io rispetto la politica e credo che la politica abbia il compito fondamentale di guidare la collettività, e quindi la guardo con estrema attenzione e rispetto. Nella mia vita ho scelto di fare altro. Credo che il mio contributo da cittadino nella polis, come io intendo la politica, possa venire anche con l’equilibrio e l’equidistanza di un magistrato. Non voglio fare altro, non aspiro ad altro, e mi meraviglia che non si possa comprendere che si può dedicare una piccola porzione del proprio tempo senza avere un interesse personale».