Il questore di Napoli: "Allarme nuove leve per i clan di camorra"
“Le zone rosse sono uno strumento assolutamente utile. Tutto ciò che abbiamo a disposizione per creare sicurezza per i cittadini…
Un sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito ai detenuti di continuare a comunicare con l’esterno attraverso telefoni cellulari introdotti illegalmente nelle carceri, alimentando traffici di droga, estorsioni e altri reati riconducibili ai principali clan della camorra napoletana. È scattata all’alba una vasta operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. I Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli, insieme al personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli nei confronti di nove persone.
Il questore di Napoli: "Allarme nuove leve per i clan di camorra"
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L’inchiesta sui telefoni in carcere
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati sarebbero gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, lesioni personali, violenza privata e violenza finalizzata a costringere qualcuno a commettere un reato. Per la Procura, si tratta di condotte aggravate sia dal metodo mafioso sia dalla finalità di agevolare diverse organizzazioni camorristiche operanti nel territorio campano. L’indagine si inserisce nel filone investigativo che punta a colpire il fenomeno dell’introduzione di telefoni cellulari negli istituti penitenziari, ritenuti uno degli strumenti principali attraverso i quali alcuni detenuti continuerebbero a impartire ordini, gestire affari illeciti e mantenere i contatti con le organizzazioni criminali all’esterno.
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Nel mirino i principali clan
Tra le organizzazioni indicate dagli inquirenti figurano i clan Mazzarella-D’Amico, Troncone, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato e De Luca-Bossa-Minichini, gruppi storicamente radicati in diverse aree della provincia di Napoli.L’operazione ha interessato un territorio molto più ampio del solo capoluogo campano. Le misure cautelari vengono infatti eseguite nei confronti di persone domiciliate o già detenute nelle province di Napoli, Siracusa, Catania, L’Aquila, Cosenza e Rovigo, a conferma della dimensione interregionale dell’inchiesta.
Reti da pesca contro i droni
“Stiamo mettendo le reti da pesca” per impedire l’ingresso nelle carceri di oggetti trasportati dai droni. Lo ha dichiarato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, durante la conferenza stampa sull’indagine della Dda partenopea che ha svelato un traffico di droga organizzato attraverso cellulari utilizzati illegalmente da detenuti di diversi istituti penitenziari. Gratteri ha spiegato che le reti servono a intercettare gli oggetti calati dall’alto dai droni, impedendo che raggiungano i detenuti. “Tutto quello che scende resta impigliato nella rete”, ha sottolineato il procuratore, richiamando la necessità di rafforzare i sistemi di sicurezza per contrastare l’introduzione di materiale vietato negli istituti penitenziari. “Siamo in ritardo di anni”, ha concluso.
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Il pentito
Nasce dalla collaborazione di una delle persone coinvolte nelle indagini, Emanuele De Pasquale, ludopatico, che a causa dei suoi debiti viene aggredito in carcere a Siracusa, l’inchiesta congiunta dei carabinieri e del Nic della polizia penitenziaria che ha consentito di fare luce su un traffico di droga ideato e gestito interamente nelle carceri. Oggi sono state notificate nove misure cautelari ad altrettanti indagati, otto dei quali già detenuti nei reparti di alta sicurezza. Il pentito, preoccupato per quello che sarebbe potuto accadere a lui e ai suoi familiari, si rivolge alla Penitenziaria a cui consegna il suo cellulare, illegalmente detenuto in carcere, su cui sono documentate tutte le trattative tra i rappresentanti dei clan per coordinare l’acquisto, lo stoccaggio e la vendita della sostanza stupefacente. E’ proprio De Pasquale l’ideatore del progetto criminoso che vede il coinvolgimento anche di appartenenti a organizzazioni malavitose rivali come, ad esempio il clan Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano, storicamente nemici ma uniti nel malaffare.
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“Nel maggio 2025 – spiega il procuratore aggiunto Sergio Amato – viene arrestato De Pasquale che in carcere a Siracusa, stringe accordi con i clan coinvolti nell’inchiesta e organizza e gestisce con loro il traffico di cocaina nell’area di Fuorigrotta. Con i cellulari comunica con l’esterno, con le altre organizzazioni, in particolare con un elemento di vertice del clan Troncone che si trova nel carcere di Milano Opera”. Quando De Pasquale si ‘pente’, gli inquirenti registrano anche le ritorsioni che la camorra intende perpetrare contro la fidanzata (conosciuta dal carcere su tik-Tok): come contropartita al debito volevano che la donna si inserisse per loro nell’odioso business delle truffe negli anziani. “La penetrazione dei clan nelle carceri è conclamata, – ha detto durante la conferenza stampa il generale Biagio Storniolo, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli – abbiamo lavorato a quattro mani e ottenuto importanti risultati ma, purtroppo, le attività criminali non si fermano dopo gli arresti e le condanne ma continuano negli istituti penali”.