Castellammare. Scioglimento, gli 007: «Collasso istituzionale»
Quella di Luigi Vicinanza a Castellammare di Stabia è stata un’amministrazione vulnerabile, permeabile alle pressioni della criminalità organizzata e incapace…
Siedono sui banchi del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia ininterrottamente dagli anni ’90; nell’ospedale San Leonardo sono i rappresentanti del sindacato Fials, il più forte in termini di iscritti e, dal punto di vista politico, negli equilibri dell’Asl Napoli 3 Sud. Un binomio che ha reso la dinastia Iovino una delle famiglie, elettoralmente parlando, più potenti della città. Ma dietro quei voti e quel consenso accumulato tra le corsie del principale presidio sanitario del comprensorio, secondo i collaboratori di giustizia, ci sarebbe lo spettro del clan D’Alessandro, la cosca egemone nell’area stabiese da praticamente mezzo secolo.
Castellammare. Scioglimento, gli 007: «Collasso istituzionale»
Quella di Luigi Vicinanza a Castellammare di Stabia è stata un’amministrazione vulnerabile, permeabile alle pressioni della criminalità organizzata e incapace…
Le accuse, in particolare quelle di Pasquale Rapicano, ex killer della cosca con roccaforte al rione Scanzano, passato dalla parte dello Stato nel 2020, sono uno dei punti nevralgici contenuti nel dossier redatto dalla commissione d’accesso che ha portato allo scioglimento del Comune di Castellammare per infiltrazioni camorristiche lo scorso 14 luglio. Gli ispettori inviati dal Viminale sono particolarmente duri sulla presenza di Rachele Iovino in Consiglio comunale. Per gli 007, la sua presenza si innesterebbe in una rete familiare già emersa quale vettore privilegiato di collegamento del clan D’Alessandro con l’apparato sanitario e le dinamiche amministrative locali.
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Per gli ispettori, inoltre, il nucleo Iovino si configurerebbe come uno dei poli attraverso cui i D’Alessandro avrebbero radicato i propri interessi nel Comune e negli appalti dell’Asl. La donna, mai indagata e sulla quale non è stata evidenziata alcuna frequentazione con esponenti della criminalità organizzata, è risultata la prima eletta con oltre mille preferenze alle ultime amministrative, alla sua prima esperienza politica. Era candidata con la lista «Futuro Democratico e Riformista», il cui presentatore era il fratello Francesco, infermiere del San Leonardo, leader della Fials ed ex consigliere comunale del Partito Democratico fino al 2022.
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L’uomo non ha mai ricevuto avvisi di garanzia ma quattro anni fa fu espulso dal Pd a seguito della divulgazione di alcune intercettazioni ambientali inserite nell’inchiesta «Cerberus», la maxi indagine della Dda che ha ricostruito gli affari del clan D’Alessandro tra il 2010 e il 2015. L’ex esponente dei Dem, all’epoca consigliere di maggioranza a sostegno del sindaco Nicola Cuomo, ebbe un incontro con il ras Augusto Bellarosa, allora reggente dell’organizzazione criminale. La conversazione, captata dagli investigatori, riguardava gli interessi della cosca sull’appalto rifiuti. Nel dialogo Bellarosa, per cercare di avere un canale diretto con chi stava seguendo la gara al Comune, tira in ballo anche il padre di Francesco, Gennaro Iovino.
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Quest’ultimo, deceduto nel 2023, è stato consigliere comunale con la Democrazia Cristiana negli anni ’90 e successivamente esponente della Margherita. Al San Leonardo ha costruito il suo bacino elettorale grazie all’attività sindacale prima nella Cisl e poi nella Fials, un patrimonio di consenso poi passato al figlio. Su entrambi ci sono le accuse formulate da Pasquale Rapicano nel 2020: «Il referente del clan al Comune è Gennaro Iovino, il cui figlio Francesco è attualmente consigliere comunale – si legge in un verbale del collaboratore – I rapporti con la politica sono tenuti da Sergio Mosca (boss recluso da qualche anno al 41 bis ndr) con Iovino e il figlio». Accuse che non hanno mai trovato riscontri concreti – neppure Gennaro Iovino è mai stato indagato – ma che sono state inserite nel dossier che ha portato allo scioglimento del Comune.
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Già durante la campagna elettorale il centrosinistra si spaccò sulla presenza di Rachele Iovino nelle liste. All’epoca, nel maggio 2024, a prendere le sue difese fu l’ex sindaco Antonio Pannullo. Luigi Vicinanza, per non compromettere la coalizione, decise di non porre veti sulle candidature. Nonostante i malumori, il sostegno a Rachele Iovino fu pieno e la candidata risultò la più votata della coalizione. Durante la presentazione della lista «Futuro Democratico e Riformista», Francesco Iovino affermò di essere stato contattato da un esponente del centrodestra per candidarsi contro Luigi Vicinanza.