Castellammare | Le 113 pagine che condannano la città allo scioglimento per camorra
Centotredici pagine. Tanto è lunga la relazione conclusiva della commissione d’accesso composta dal viceprefetto Dario Annunziata, dal commissario capo della…
«Alla luce di quanto emerso risulta evidente come elementi univoci di infiltrazione della criminalità organizzata nel contesto politico si riscontrino in modo del tutto trasversale, interessando l’intera compagine politica stabiese». Lo scrivono i tre super ispettori che hanno composto la commissione d’accesso. Continuità con il passato, parentele e frequentazioni di amministratori con esponenti della criminalità organizzata. Sono questi gli aspetti che, dal punto di vista politico, condannano Castellammare di Stabia al secondo scioglimento consecutivo del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Castellammare | Le 113 pagine che condannano la città allo scioglimento per camorra
Centotredici pagine. Tanto è lunga la relazione conclusiva della commissione d’accesso composta dal viceprefetto Dario Annunziata, dal commissario capo della…
Nel dossier redatto dagli 007 inviati a Palazzo Farnese trova ampio spazio l’analisi dei profili, delle frequentazioni e delle parentele di tutti gli esponenti politici che hanno occupato i banchi del Consiglio comunale e non solo. Fatti che, va precisato, non costituiscono alcun reato, ma che sono stati ritenuti determinanti per dimostrare la vulnerabilità di Palazzo Farnese alle infiltrazioni delle cosche. Già prima dell’insediamento della commissione d’accesso (arrivata a gennaio), il 18 dicembre 2025 la Divisione anticrimine della Polizia di Stato aveva effettuato un primo monitoraggio nel quale veniva evidenziata «una significativa presenza di consiglieri riconducibili direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata».
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Gli agenti del Sisco, in particolare, si sono concentrati su otto politici: Roberto Elefante (Pd), Rosanna De Simone (Mario D’Apuzzo sindaco), Nino Di Maio (Noi per Stabia), Mario D’Apuzzo (candidato sindaco), Gennaro Oscurato (Stabia Rialzati), Pasquale D’Apice (Progetto Stabia), Giovanni Nastelli (Uniti per Stabia) e Rachele Iovino (Futuro Democratico e Riformista). A Roberto Elefante, ex presidente del Consiglio comunale, viene associata la figura di Catello Cacace, imprenditore finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta su un giro di corruzione nella Sanità siciliana. I due sono stati soci in affari. Su Rosanna De Simone e Mario D’Apuzzo, cognati, gli investigatori hanno invece sottolineato la loro parentela con la famiglia Scannapieco, tra i cui componenti figurano diversi soggetti condannati per reati di camorra in relazione alla loro partecipazione al clan D’Alessandro.
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L’ultimo è Biagio Maiello, condannato in primo grado per associazione camorristica. Sul consigliere Nino Di Maio, invece, l’attenzione si concentra sul fatto che sia il padre e il nonno di Vincenzo Di Maio e di Nino Di Maio, considerati dall’Antimafia uomini vicini a Pasquale D’Alessandro. Per quanto riguarda Gennaro Oscurato, attualmente indagato per concorso esterno in associazione camorristica, vengono evidenziati i suoi rapporti personali con il ras del clan D’Alessandro, Michele Abbruzzese. Pasquale D’Apice è invece il fratello di Luigi, alias Giggin’ ‘o Ministro, condannato per associazione camorristica per la sua partecipazione al clan Cesarano. Giovanni Nastelli è il fratello di Carlo che, da quanto emerso da altri processi, avrebbe avuto rapporti con esponenti apicali del clan D’Alessandro. Rachele Iovino è invece figlia e sorella di Gennaro (defunto) e Francesco Iovino che, secondo quanto emerso da inchieste del recente passato, avrebbero avuto contatti con la cosca di Scanzano.
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La commissione d’accesso, inoltre, nelle analisi successive ha posto l’attenzione anche su altre frequentazioni e parentele. Antonio Poziello, ex sindaco di Giugliano, a processo per concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi presunti rapporti con il clan Mallardo, è il testimone di nozze di Giusy Amato (consigliera Pd). Teresa D’Angelo è invece imparentata con i De Iulio, famiglia composta da alcuni soggetti coinvolti in indagini sulle cosche della camorra stabiese. Su Ciro Cascone vengono infine segnalate frequentazioni con esponenti del clan D’Alessandro. Gli 007 inviati a Palazzo Farnese hanno inoltre sottolineato come nella scelta dei nuovi candidati non vi sia stato un cambiamento rispetto al passato. Tra i consiglieri eletti, cinque sono stati confermati: Vincenzo Ungaro, Antonio Cimmino, Antonio Federico, Nicola De Filippo e Giovanni Nastelli.
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Ma il lavoro degli investigatori si è spinto oltre. A finire nel mirino della commissione d’accesso è anche Annamaria De Simone, moglie di Carlo Carrillo, cugino del defunto boss Michele D’Alessandro. La donna è stata candidata nella lista di centrodestra Stabia Unica, ottenendo, pur senza essere eletta, 290 voti. La lista era stata presentata da Catello Tito e dal marito. Sempre nell’ambito dei presentatori di lista vengono riportati i casi di Giuseppe e Ignazio Esposito, il primo condannato per reati fiscali, il secondo per usura in concorso, promotori della lista “Stabia Rialzati”, nella quale era presente come candidato anche Catello Iaccarino, recentemente condannato in primo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
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Viene inoltre citata dagli 007 anche Vincenza Maresca, candidata con Italia Viva. A questo elenco la commissione d’accesso aggiunge i casi di Rachele Iovino, Giovanni Nastelli e Immacolata Somma, eletta ininterrottamente dal 2013, che nel 2018 rinunciò alla candidatura sostenendo quella del figlio Raffaele Dello Ioio nella lista Uniti per Stabia. Il giovane, però, non venne eletto. Tra le fila della minoranza viene invece evidenziato il passaggio di consegne, dopo le dimissioni dello scorso novembre, tra Pasquale D’Apice e la nipote Gisella D’Amora, subentrata al suo posto. Entrambi sono inoltre parenti di Emanuele D’Apice, ex presidente del Consiglio comunale durante l’amministrazione Cimmino. La commissione d’accesso sottolinea inoltre come, già durante la campagna elettorale, al momento della presentazione delle liste, fossero stati espressi pubblicamente timori circa la presenza di candidati contigui alla criminalità organizzata.
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Dopo le elezioni, il candidato sindaco del centrodestra Mario D’Apuzzo inviò una segnalazione alle Procure di Napoli e Torre Annunziata e al Governo in merito ai profili di alcuni eletti. Mentre il sindaco Luigi Vicinanza si sarebbe mosso solo successivamente alle indagini. Gli 007 della Prefettura hanno infine analizzato anche i flussi di voto delle ultime elezioni amministrative, sui quali l’Antimafia sta ancora svolgendo approfondimenti. Nei quartieri roccaforte dei clan, le preferenze si sono concentrate su alcuni candidati. A Ponte Persica, storica roccaforte del clan Cesarano, i candidati più votati sono stati Pasquale D’Apice (702 voti complessivi) e la nipote Gisella D’Amora (666 voti complessivi). Sempre nella zona nord di Castellammare emergono le preferenze ottenute da Rachele Iovino (1.056 voti complessivi alla sua prima candidatura, risultando la candidata più votata) e Giovanni Nastelli (863 voti complessivi).
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A Scanzano, roccaforte del clan D’Alessandro, l’analisi evidenzia la permeabilità della lista “Noi per Stabia”, con particolare riferimento alla candidatura di Nino Di Maio (606 voti complessivi). L’analisi incrociata dei dati mette inoltre in evidenza un coordinamento nella distribuzione delle preferenze nel cuore del territorio dei Cesarano, con particolare riferimento a Teresa D’Angelo (820 voti complessivi) e Nello Cuomo (867 voti complessivi). Entrambi hanno ottenuto numerosi consensi anche a Scanzano. Insieme a loro emerge anche Giusy Amato (594 voti complessivi), mentre Roberto Elefante è risultato il più votato in una sezione.