Castellammare | I dirigenti sotto torchio: 20 milioni di euro assegnati senza gara d’appalto
IL DOSSIER SULLO SCIOGLIMENTO
23 luglio 2026
IL DOSSIER SULLO SCIOGLIMENTO

Castellammare | I dirigenti sotto torchio: 20 milioni di euro assegnati senza gara d’appalto

I fari dela commissione d’accesso sugli affidamenti diretti «Troppi in due anni per un Comune infiltrato dai clan»
Michele De Feo

Le ditte, in alcuni casi, venivano individuate su internet; un dirigente trattava direttamente con le aziende chiedendo loro il prezzo per la prestazione da eseguire, un altro le sceglieva in base alla fiducia personale. Non esistevano elenchi precisi per effettuare le rotazioni delle commesse e, soprattutto, in appena due anni il Comune di Castellammare ha affidato appalti per 20,5 milioni di euro senza gare, attraverso lo strumento dell’affidamento diretto. Il lavoro di indagine della Commissione d’accesso si è concentrato sull’operato dei dirigenti e dei funzionari in servizio negli uffici di Palazzo Farnese.

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Nella relazione finale che ha poi portato, la scorsa settimana, allo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, gli ispettori hanno criticato l’utilizzo eccessivo dello strumento dell’affidamento diretto da parte dei dipendenti comunali, facendo emergere criticità nel sistema consolidato nella prassi dai dirigenti. Quello che gli ispettori della Prefettura hanno sottolineato è che, sostanzialmente, il metodo utilizzato per la scelta delle ditte e per l’affidamento delle commesse risulterebbe vulnerabile, soprattutto in un Comune già sciolto per camorra, rispetto al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata.

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Gli importi spesi

Nella relazione di scioglimento, in particolare, è riportato un riepilogo degli importi spesi durante il mandato dell’amministrazione guidata da Luigi Vicinanza in alcuni settori del Comune. Dall’analisi degli importi emerge una forte concentrazione degli affidamenti diretti nell’Ufficio Tecnico, che da solo raggiunge circa 18,8 milioni di euro. Nel dettaglio, Catello Gargiulo ha firmato affidamenti per circa 7,2 milioni di euro, Vincenzo Matrone per 4,2 milioni, Carlo Cuomo per 3,9 milioni, Mariano Matrone per circa 3 milioni e Antonio Buonifacio per circa 372 mila euro. Gli altri settori presentano invece cifre più contenute: Giuseppe Lavagna, per il Settore Economico-Finanziario, circa 771 mila euro; Angelo Cozzolino, per il Servizio Ciclo Integrato Rifiuti, circa 524 mila euro; Gennaro Izzo, per i Servizi al cittadino, circa 255 mila euro; Catello Gabriele Zurlo, per la Polizia Municipale, circa 240 mila euro. Nel complesso, gli affidamenti diretti riportati nel prospetto raggiungono circa 20,5 milioni di euro.

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Un dato considerato particolarmente elevato. Calcolatrice alla mano, infatti, il Comune di Castellammare avrebbe effettuato affidamenti diretti per circa un milione di euro al mese. Secondo la Commissione d’accesso, «il rilievo del dato non è soltanto economico, ma va inserito in un contesto amministrativo nel quale è emerso una non adeguata organizzazione dei controlli a tutela della trasparenza dell’azione amministrativa».

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Le audizioni dei dirigenti

Nel corso delle indagini, gli ispettori della Prefettura hanno ascoltato diversi funzionari del Comune. Nel corso dell’audizione, uno dei dirigenti ha riferito che, negli affidamenti diretti, era prassi avviare una trattativa con le ditte per concordare il prezzo. Alla richiesta di chiarimenti della Commissione – che contestava il fatto che l’affidamento diretto non preveda una trattativa sul prezzo, bensì l’individuazione di un operatore sulla base di una stima elaborata dal Comune – il dirigente ha confermato che tale metodo veniva normalmente utilizzato. Lo stesso dirigente ha inoltre riferito che tali contatti si svolgevano prevalentemente per telefono o durante incontri in ufficio, senza che venisse redatta alcuna documentazione.

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Un altro dirigente ha invece descritto un sistema diverso, ma ritenuto dalla Commissione comunque privo di adeguati strumenti di controllo. Per l’affidamento degli incarichi ai professionisti veniva utilizzata una short list con criterio di rotazione. Per le imprese, invece, la selezione avveniva attraverso la piattaforma TuttoGare. Il dirigente ha però ammesso che i contatti preliminari con le imprese, effettuati per verificarne la disponibilità, avvenivano generalmente per telefono e non venivano documentati.

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Nelle determine si limitava infatti a riportare la formula «presi contatti con la ditta che si è resa disponibile». Secondo la Commissione, questa prassi non consente di ricostruire il percorso seguito per la scelta dell’impresa né di verificare se la selezione sia avvenuta sulla base di criteri oggettivi. Dalle audizioni è emerso anche che il Comune non disponeva di una short list generale delle ditte, ma soltanto di elenchi limitati a specifiche categorie, come quelli dei professionisti e, per il Settore Ambiente, quello relativo esclusivamente al servizio di rimozione dell’amianto. Secondo la Commissione d’accesso, «nel concreto contesto di un ente reduce da scioglimento per infiltrazione mafiosa e caratterizzato da uffici nei quali sono stati rilevati accessi non tracciati, l’adozione di short list avrebbe rappresentato un presidio di legalità particolarmente opportuno».

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Il quadro, inoltre, secondo la Commissione, «risulta ulteriormente aggravato dall’inesistenza di strumenti centralizzati per monitorare le concentrazioni di affidamenti e dalla strutturale inidoneità dei controlli in essere». Dalle indagini è emerso, inoltre, che la verifica antimafia sulle ditte veniva attivata soltanto dopo la scelta dell’operatore. Infine, la Commissione ha rilevato che non risultava documentata una vera comparazione tra più operatori prima degli affidamenti diretti. I dirigenti hanno dichiarato che la comparazione non fosse obbligatoria e che fosse sufficiente verificare la congruità dell’offerta e la disponibilità dell’impresa. Tuttavia, secondo la Commissione, questa modalità non permetteva di verificare se le scelte fossero realmente imparziali, se fosse rispettato il principio di rotazione e se alcuni operatori ricevessero un numero eccessivo di incarichi.

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Gli appalti contestati

La Commissione ha evidenziato alcune criticità in due vicende riguardanti affidamenti diretti. Nel primo caso, relativo alla fornitura e gestione dei distributori di sacchetti per la raccolta differenziata, sono stati affidati tre incarichi consecutivi a due società del Casertano con sedi situate a un isolato di distanza (Sos rifiuti e Limpio). È emersa inoltre la mancanza di una documentazione completa sulla scelta dell’operatore. Nel corso dell’istruttoria è stato rilevato che un’altra impresa aveva presentato un’offerta spontanea economicamente più vantaggiosa, ma la procedura è proseguita con le due società inizialmente individuate.

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Nel secondo caso, relativo al recupero del natante “Hugin”, la Commissione ha rilevato che un primo affidamento di 60 mila euro era stato disposto in favore della società Velia Ambiente, già affidataria del servizio principale di igiene urbana, e successivamente revocato.  La revoca, tuttavia, non risultava correttamente registrata. Successivamente è stato disposto un nuovo affidamento per 11 mila euro in favore della società Ecoservizi202. Secondo la Commissione, anche in questo caso sono emerse criticità legate alla mancanza di una preventiva valutazione dei costi, alla mancata formalizzazione dei contatti e alla carenza di tracciabilità delle decisioni adottate.

IL VELIERO HUGIN
L’imbarcazione, a seguito di una mareggiata si arenò sulla spiaggia del water front della villa comunale nella notte del 23 novembre. Il relitto rimase sull’arenile per diversi mesi e diventò un fenomeno social. Le procedure per la rimozione sono finite nel dossier.