Pagani. Processo al clan Fezza-De Vivo: chiesti 800 anni di carcere
CAMORRA
23 ottobre 2026
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Pagani. Processo al clan Fezza-De Vivo: chiesti 800 anni di carcere

Sono 72 gli imputati finiti alla sbarra per estorsioni e droga
Mario Memoli

Oltre 8 secoli di reclusione chiesti nel processo con rito abbreviato dal pm della Dda di Salerno Elena Guarino per 72 esponenti del clan Fezza/De Vivo di Pagani con ramificazioni nell’Agro nocerino Sarnese fino ad arrivare nei Vesuviani.

Le accuse dell’Antimafia

Estorsioni, spaccio e riciclaggio tra i reati contestati e aggravati dal metodo mafioso al gruppo – secondo l’accusa – capeggiato dalle donne dei boss (in carcere) della consorteria del centro storico paganese.  Pene che vanno da 20 anni a un anno. Da aggiungere 5 patteggiamenti (da ratificare) e un processo con rito ordinario per 16 imputati con decreto che sarà disposto nelle prossime udienze dal gup Brigida Cavasino del Tribunale di Salerno.

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Il pentito eccellente

Determinanti per la pubblica accusa anche le dichiarazioni attraverso 11 verbali del collaboratore di giustizia Vincenzo Petranovic (figlio di Tommaso Fezza ‘o furmaggiar capo cosca che sta scontando l’ergastolo), catturato a Milano qualche mese dopo essere sfuggito al blitz di settembre 2025. Per lui, proprio in virtù del suo status di pentito, la procura ha chiesto 4 anni e 2 mesi di reclusione.

Le richieste più pesanti

Istanza di 20 anni di reclusione per Vincenzo Confessore, Graziano Petrone, Andrea De Vivo, Francesco Fezza, Antonio Petrosino D’Auria, Tiano Solferino e Michele Petrosino D’Auria. Quindi 19 anni e 5 mesi per Mario D’Amora, 19 anni per Daniele Confessore, 18 anni per Francesco Amarante, 18 anni per Mario D’Auria e Gioacchino Petrosino D’Auria meglio conosciuto come “spara spara”. Per Francesco Tortora 18 anni. E ancora 17 anni per Sergio Montagna, 16 anni per Francesco Pecoraro, Alfonso Passamano e Antonio Califano, 15 anni per Giuseppe Matrone e Giuseppe De Vivo, Giuseppe D’Auria, 14 anni per Karol Califano.

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Le donne del clan

Per quelle che la procura Antimafia reputa le donne del clan che avrebbero preso i posti di compagni e mariti quando questi erano in carcere la Dda ha chiesto quasi 70 anni di reclusione. Si tratta di Antonietta Luna, Rita Fezza (assente perché non è riuscita a raggiungere il Tribunale di Salerno a causa dei blocchi dei Tir), Anna Mannoni, Anna Tortora e Giovanna Ceruso. Altre condanne richieste vanno dai 14 anni fino a quelle più miti per reati non aggravati dal metodo mafioso.

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L’inchiesta che ha spazzato via il clan

Le indagini avevano preso le mosse dal filone madre (del dicembre 2022) quando la cosca anziché essere decapitata si era rinforzata – soprattutto con la latitanza di Vincenzo Confessore – grazie all’innesto negli affari illeciti delle donne e dei minorenni che avevano preso il posto di chi era finito in cella. Nel processo ordinario (in cui sono imputate 16 persone) c’è  anche la vicenda delle autorità francesi che avevano bucato il sistema criptato di chat usato dal clan smistando agli inquirenti salernitani il loro sapere sulle attività di importazione droga.

La cosca si stava allargando

Sotto l’egemonia della cosca non c’erano solo Pagani, Sarno, Sant’Egidio del Monte Albino, Angri e altre zone dell’Agro nocerino: la consorteria criminale tramite Vincenzo Petranovic era arrivata a Sant’Antonio Abate e a Santa Maria La Carità a dettare legge e imporre lo spaccio di droga con metodi sperimentati altrove. Dopo la requisitoria di ieri, inizieranno le discussioni il prossimo 3 novembre. Nel collegio difensivo tra gli altri Vincenzo Calabrese, Rino Carrara, Matteo Feccia, Gregorio Sorrento e Teresa Sorrentino.