Castellammare. L’ex sindaco Vicinanza. «Scioglimento? Delitto politico»
POLITICA
24 ottobre 2026
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Castellammare. L’ex sindaco Vicinanza. «Scioglimento? Delitto politico»

L'ex primo cittadino spiega i motivi del ricorso
Tiziano Valle

«Non scappo dopo lo scioglimento. Starò qui e mi impegno a fare il sindaco di strada, perché l’eredità che abbiamo lasciato non deve andare dispersa. Ma quella di ‘sindaco sciolto per camorra’ è un’etichetta che brucia, un provvedimento che ritengo ingiusto e immotivato». A cento giorni dalla decisione del Consiglio dei Ministri che ha decretato la fine anticipata della sua consigliatura per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata, Luigi Vicinanza decide di dare slancio alla sua azione politica.

La sala stracolma

Lo fa chiamando a raccolta i suoi fedelissimi al Circolo Internazionale in villa comunale: la sala è stracolma, con in prima fila tutti quelli che l’hanno accompagnato nell’esperienza amministrativa, gli ex assessori e la quasi totalità degli ex consiglieri di maggioranza rimasti al suo fianco per far sentire la propria vicinanza politica e umana. L’ex primo cittadino apre la sua analisi con un affondo diretto alla normativa vigente, definita ormai obsoleta e distorsiva dei principi democratici.

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La battaglia contro la legge

«Il mio ricorso al Tar contro lo scioglimento non è una sfida alle istituzioni, ma un atto d’amore nei confronti della città e un dovere per difendere la mia reputazione e la mia onorabilità. Castellammare non è complice, ma vittima della camorra. Negli atti pubblici, qual è l’atto compiuto dalla politica che sia stato condizionato? Non c’è nemmeno una delibera di giunta o di consiglio comunale che viene contestata. Il ricorso è obbligatorio proprio per questo. Purtroppo, non solo qui ma ovunque, quella che porta allo scioglimento è un’azione senza contraddittorio. Si tratta di una norma inadeguata e superata: il Comune di Marano è stato sciolto cinque volte e per dieci anni è stato amministrato da commissioni straordinarie. Questo dimostra come quella legge avesse un senso 33 anni fa, ma oggi non funziona più. Il sacrificio di Castellammare speriamo aiuti a modificare questo provvedimento, perché il rischio reale è quello di negare il diritto dei cittadini di avere i propri governanti, mettendo in discussione la democrazia stessa», ha detto l’ex sindaco.

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La difesa dell’amministrazione

Vicinanza respinge con fermezza la narrazione di una continuità contigua a settori opachi dell’apparato cittadino, puntando il dito sulla gestione burocratica ereditata: «Quella rivolta alla mia amministrazione di continuità con il passato è un’accusa del tutto inconsistente. Se c’erano anomalie sull’organizzazione del lavoro, toccava ai commissari straordinari intervenire, visto che si erano insediati dopo il precedente scioglimento dell’amministrazione di centrodestra. Io ho confermato la segretaria e i dirigenti scelti e posizionati in quei settori proprio dai commissari straordinari. Non abbiamo fatto nemmeno un’assunzione: se c’erano dipendenti comunali controindicati, c’erano già prima di noi. In tutto questo leggo illogicità e banale sociologia. Se ci sono persone che si sono candidate e sono state elette, è perché erano perfettamente eleggibili».

Le contestazioni respinte

L’ex sindaco ripercorre poi i punti critici sollevati nella relazione, a partire dai fatti legati ai festeggiamenti calcistici e agli appalti pubblici. «Per la festa della Juve Stabia, rispettammo l’indicazione della Prefettura di installare il maxischermo per lo scudetto del Napoli qualche giorno prima, scegliendo d’intesa con le forze dell’ordine la data per festeggiare il miglior campionato della storia della Juve Stabia. Quel giorno c’erano 200 uomini delle forze dell’ordine in città e la gestione dell’ordine pubblico è di esclusiva competenza dello Stato. Se certi personaggi spostano le transenne e premiano un calciatore, io da sindaco cosa posso fare? Può mai essere questa la motivazione di una mia compromissione con la camorra? Anche il ministro Piantedosi ha parlato al massimo di superficialità. Ma se anche così fosse, ricordo che il ministro Salvini, quando guidava il Viminale, si fece fotografare con il capo ultras del Milan che aveva precedenti penali: si sarebbe dovuto sciogliere il Viminale? O bisognerebbe sciogliere i Comuni di Torino e Milano perché nelle tifoserie si sono verificate infiltrazioni della ‘Ndrangheta?».

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Gli appalti

Respinte con decisione anche le accuse sui contratti pubblici e sulla gestione del patrimonio cittadino. «Sugli affidamenti diretti, che peraltro sono sollecitati dal Governo, si è detta una sciocchezza parlando di 21 milioni di euro: sono 5 milioni, solo una minima parte appena sotto la soglia e quelli considerati sospetti sono due. Ricordo che anche sotto la soglia dei 5mila euro è necessario il certificato antimafia rilasciato dalla Prefettura. Tra gli affidamenti contestati ce n’è uno di mille euro per il servizio di ambulanza per una giornata di sport per i ragazzi. La ditta ha ricevuto l’interdittiva antimafia molto tempo dopo l’evento e a noi viene contestato che avremmo dovuto prevenire: la palla di vetro purtroppo non è data in dotazione ai sindaci. Sul tema degli sgomberi parlano i numeri: la Commissione straordinaria ne aveva fatti 9 in 27 mesi, noi 11 in 25 mesi. Sulla lotta alla camorra abbiamo recuperato tre beni confiscati, tra cui la casa del boss di Scanzano dove abbiamo realizzato un centro per giovani. Io a Castellammare giro senza scorta, a differenza di altri che hanno avuto un ruolo istituzionale in città, eppure queste cose le abbiamo fatte davvero».

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L’attacco diretto al Pd

Non mancano le stoccate politiche all’interno dell’alveo del centrosinistra e l’analisi delle dinamiche che hanno portato al commissariamento. «Non sono timido nei confronti del Pd. Lo scioglimento della nostra amministrazione è frutto della torsione giustizialista dell’ala più faziosa e settaria del partito. Sandro Ruotolo ha partecipato a pochi consigli comunali e il suo contributo, come ammesso da lui stesso in aula, è stato pari a zero. A novembre dell’anno scorso gli dissi di venire a fare l’assessore alla Legalità, ma non ho mai ricevuto risposta. Il 31 dicembre si dimette da consigliere, va in Prefettura e sostiene che io non sarei stato un argine alla camorra. Se un esponente della segreteria nazionale del Pd si rivolge al Prefetto in questo modo, è ovvio che poi viene mandata la commissione d’accesso. Mi oppongo a questa narrazione secondo cui a Castellammare saremmo tutti camorristi. Ci è stata persino addebitata la patente restituita a un esponente del clan, ma quella storia risale al 2021 e io all’epoca facevo tutt’altro».

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L’attenzione sulle opere pubbliche

Vicinanza guarda infine al futuro e alle grandi opere avviate in città: «In settimana ho incontrato il prefetto Dario Caputo, che oggi guida la commissione straordinaria, e ho apprezzato il suo garbo e il suo senso delle istituzioni. Abbiamo lasciato un piano di opere pubbliche di quasi 100 milioni di euro. Non sappiamo ancora quando si voterà, quindi non sono in grado di rispondere a domande su una mia possibile ricandidatura. Lo scioglimento non è un atto accusatorio ma preventivo, ma se non c’è un atto amministrativo che sia stato condizionato, cosa sciogli? È come dire che nessuno esce più di casa perché c’è il rischio di essere investiti. Vedere la sala così piena oggi mi emoziona: noi ci saremo ancora per difendere Castellammare».