Castellammare | Processi per 35 anni: la giustizia lumaca salva i D’Alessandro
CAMORRA
1 luglio 2026
CAMORRA

Castellammare | Processi per 35 anni: la giustizia lumaca salva i D’Alessandro

Tra annullamenti e rinvii i reati sono finiti in prescrizione I boss concordano le condanne, ma le pene sono irrisorie
Michele De Feo

C’è un processo di camorra che si trascina nelle aule giudiziarie da oltre trent’anni tra sentenze di annullamento e cavilli giudiziari. Un processo infinito, forse tra i più lunghi della storia italiana, scaturito da un’inchiesta che ha raccontato un pezzo della camorra di Castellammare di Stabia degli anni Novanta, che ha messo a fuoco gli affari della vecchia guardia del clan D’Alessandro.

Castellammare. Clan D’Alessandro, sentenza Sigfrido: 19 condannati a 152 anni di carcere

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#TopNews Diciannove condanne, 152 anni di carcere complessivi. Boss, affiliati, fiancheggiatori e spacciatori ritenuti colpevoli. Si chiude con questo verdetto…

Quel processo si chiama Sigfrido e ieri mattina, dopo 35 anni dal suo inizio è entrato nella sua fase conclusiva di fronte la Corte d’Appello del Tribunale di Napoli.  Boss e narcos della cosca hanno deciso di concordare le condanne con la Procura Generale. Ma quella che per lo Stato potrebbe rappresentare una vittoria in realtà altro non è che un colpo di spugna perchè la stragrande maggioranza dei reati contestati agli imputati sono ormai finiti in prescrizione, tra cui quello dell’associazione camorristica.

Castellammare | Confessa 4 omicidi: cancellati tutti gli ergastoli al killer del clan D’Alessandro

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Un altro ergastolo cancellato, un’altra pesantissima condanna trasformata in una pena con scadenza. E per Antonio Occidente, 52 anni, ritenuto…

Infatti i concordati, rispetto alle maxi condanne di primo grado emesse dal tribunale di Torre Annunziata nel 2021 (312 anni totali di carcere per 19 imputati), prevedono pene di massimo 2 anni da scontare. Alla sbarra ci sono personaggi di primo piano della camorra stabiese. Molti di loro nel corso degli anni hanno già scontato condanne per altri reati e in alcuni casi hanno commesso anche dei fatti di sangue. Altri sono tutt’ora a piede libero. Altri ancora sono deceduti.

Castellammare | Fallimento del Rimini Calcio, indagato il manager del clan D’Alessandro

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Giuseppe Vitaglione era l’uomo ombra della società romagnola Per la Dda è uno dei colletti bianchi della cosca di Scanzano

Ieri mattina in aula in particolare sono stati formalizzati i primi concordati per Antonio Rossetti, Luigi Vitale, Raffaele Di Somma, Francesco Apadula ed Ernesto Mas. Alla prossima udienza potrebbe chiudersi l’accordo sulla pena per  il boss Pasquale D’Alessandro, da poco condannato a 12 anni di cella per essere stato a capo della cosca tra il 2022 e il 2025, Giovanni Lucarelli, Ugo Lucchese,  Nicola Martinelli e Giovanni Imparato. Il ras Michele Abbruzzese ha invece rinunciato all’impugnazione della sentenza di primo grado.

Castellammare | Telefoni nel carcere di Frosinone: assolta la figlia del boss D’Alessandro

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Era accusata di aver contribuito a far arrivare telefoni cellulari in carcere al marito detenuto, consentendogli di mantenere i contatti…

Poi la parola passera infine ai giudici che dovranno decidere se approvare o meno i  concordati di pena. L’inchiesta Sigfrido, che fa riferimento al periodo tra il 1993 al 1997, rappresenta comunque un faro – secondo l’Antimafia – per analizzare la storia della camorra stabiese e del clan D’Alessandro. Ma soprattutto per congiungere le vecchie dinamiche della cosca con gli attuali scenari. A cominciare dal tentativo di sterminio dei collaboratori di giustizia un tempo vicini alla cosca.

Castellammare | Il ras dei D’Alessandro incastrato da Tik Tok: «Fu accolto come un boss»

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Bottiglie di champagne stappate, uno spettacolo pirotecnico in villa comunale, nel pieno centro di Castellammare di Stabia, e i video…

Un dato certificato – secondo la Procura Antimafia – dall’omicidio di Antonio Fontana (nel 2017) uno dei collaboratori che avrebbe dovuto testimoniare in questo processo, e dai silenzi degli altri pentiti che dopo quel delitto hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. E ancora le gerarchie della cosca, la discendenza familiare, gli intrecci che ieri come allora uniscono i D’Alessandro al loro esercito di colletti bianchi. Poi la scia dei soldi: quelli investiti nel traffico di droga e quelli riciclati in usura e così dette “attività pulite”. Accuse, in molti casi, fortemente contestate dal collegio difensivo (composto, tra gli altri, dagli avvocati Gennaro Somma, Antonio de Martino, Alfonso Piscino, Francesco Romano e Renato D’Antuono e Mariano Morelli), che aveva già rilevato in primo grado la prescrizione dell’associazione per delinquere di stampo mafioso.