Castellammare | Fallimento del Rimini Calcio, indagato il manager del clan D’Alessandro
CAMORRA
25 giugno 2026
CAMORRA

Castellammare | Fallimento del Rimini Calcio, indagato il manager del clan D’Alessandro

Giuseppe Vitaglione era l’uomo ombra della società romagnola. Per la Dda è uno dei colletti bianchi della cosca di Scanzano
Michele De Feo

Da mesi il suo nome si muoveva sul confine tra imprenditoria, calcio e inchieste antimafia. Adesso Giuseppe Vitaglione, 41 anni, originario di Castellammare di Stabia e residente a Santa Maria la Carità, è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Rimini che ha portato al sequestro di beni per otto milioni di euro e a sette iscrizioni nel registro degli indagati per il fallimento del Rimini Calcio. Per gli investigatori romagnoli sarebbe stato uno dei protagonisti occulti della gestione del club biancorosso nei mesi che hanno preceduto il crac. Per la Direzione distrettuale antimafia di Salerno, invece, è un imprenditore ritenuto vicino al clan D’Alessandro, la cosca egemone nell’area stabiese da praticamente mezzo secolo.

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Mani sugli appalti, estorsioni e minacce ai commercianti, traffico di droga, armi, omicidi ordinati e mai eseguiti: ora i boss…

Proprio questa mattina al tribunale di Salerno prenderà il via il processo scaturito dall’inchiesta che lo scorso ottobre portò all’arresto di Vitaglione insieme ad altre quindici persone ritenute vicine ad altri clan campani. L’accusa è di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di due imprenditori del settore conciario. Con lui compariranno davanti ai giudici anche gli stabiesi Alessandro e Francesco De Luca, ritenuti dagli investigatori affiliati al clan D’Alessandro. L’ultimo capitolo giudiziario per «Peppe ‘e Castellammare» arriva però da Rimini, luogo dove da anni, peraltro, sarebbe attiva una cellula del clan D’Alessandro. La settimana scorsa Guardia di Finanza, Digos e Squadra Mobile hanno eseguito perquisizioni tra Rimini, Salerno, Monza-Brianza e Ascoli Piceno nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della principale società calcistica riminese.

Castellammare | Scacco alla camorra: 90 anni di cella al gotha del clan D’Alessandro

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Mani sugli appalti, infiltrazioni della camorra nel Comune di Castellammare e nell’Asl Napoli 3 Sud, pizzo a «tappeto» ai commercianti…

Gli accertamenti sono partiti dopo il passaggio di proprietà dell’agosto 2025 e si sono concentrati sulle operazioni che avrebbero preceduto il dissesto culminato pochi mesi dopo con la dichiarazione di fallimento e l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale. Secondo la Procura, i nuovi amministratori avrebbero utilizzato crediti d’imposta inesistenti per estinguere in pochi giorni debiti tributari e contributivi superiori a 750mila euro nei confronti di Erario, Inps e Inail. Una filiera che gli investigatori hanno ricostruito passo dopo passo: i crediti sarebbero stati generati da una società con sede a Scafati, nel Salernitano, priva dei requisiti necessari e con partita Iva cessata; successivamente ceduti a una seconda società del Casertano e quindi commercializzati su scala nazionale. Una parte di quelle somme sarebbe stata destinata proprio al Rimini Calcio.

Castellammare| Ucciso a San Catello, 40 anni di carcere ai killer del clan D’Alessandro

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Ucciso la sera di San Catello in piazza Giovanni XXIII a Castellammare di Stabia, condannati a 20 anni a testa…

Tra gli indagati figurano la proprietaria del club Giusy Anna Scarcella e il presidente Valerio Perini. Accanto a loro compare anche Vitaglione, che secondo gli inquirenti avrebbe avuto un coinvolgimento concreto nella gestione della società. Per gli investigatori esisterebbero ulteriori operazioni ritenute distrattive ai danni dei creditori che avrebbero contribuito ad aggravare il dissesto economico della società fino al definitivo crac.

Castellammare | Ergastolo annullato al killer di Fontana: l’Antimafia fa ricorso

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La Procura vuole il «fine pena mai» per Catello Martino. Il ras del rione Savorito ha incassato 20 anni in…

Per quanta riguarda i fascicoli della Dda e della Dia il nome di Vitaglione non è una novità. Negli ultimi anni il quarantenne ha costruito l’immagine di imprenditore attivo in diversi settori, dal petrolifero alla sanità, fino allo sport. Una figura che si è mossa tra acquisizioni societarie, investimenti e operazioni imprenditoriali in varie regioni d’Italia. Da Milano a Roma, passando per il salernitano, per l’Antimafia, facendo affari per conto dei boss dei D’Alessandro di Castellammare. Proprio nella città stabiese, prima di essere arrestato, ha investito anche in una scuola calcio del territorio

Castellammare | Confessa 4 omicidi: cancellati tutti gli ergastoli al killer del clan D’Alessandro

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Un altro ergastolo cancellato, un’altra pesantissima condanna trasformata in una pena con scadenza. E per Antonio Occidente, 52 anni, ritenuto…

La sua esposizione nel calcio professionistico è emersa nella vicenda della Lucchese, club che milita in eccellenza. Nel club toscano aveva assunto il ruolo di responsabile dell’area organizzativa e gestionale durante il passaggio di proprietà dal Gruppo Bulgarella alla Sanbabila Srl.m Parallelamente, però, Vitaglione continuava a comparire nelle informative delle procure antimafia. In un’inchiesta, relativa al biennio 2020-2022 sulle infiltrazioni criminali nel business delle mascherine anti-Covid e nel settore petrolifero, che coinvolse anche l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, veniva descritto dagli investigatori come un imprenditore «contiguo al clan D’Alessandro».

Omicidio Fontana, il delitto imposto dal clan D’Alessandro: caccia ai mandanti

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Ci sono ancora responsabilità da chiarire e, soprattutto, volti da identificare. L’inchiesta sul delitto di Alfonso Fontana, il 24enne stabiese,…

Nelle stesse carte emergevano inoltre i suoi rapporti con un’esponente del clan Senese, organizzazione criminale radicata nella Capitale. Elementi che  non hanno tuttavia mai portato a contestazioni penali dirette nei suoi confronti. I primi guai per fatti di camorra per Vitaglione sono appunto arriva nell’ottobre scorso, con il maxi blitz ordinato dalla Dda di Salerno e che vede ora imputato il 40enne per estrosione. Ma le indagini dell’Antimafia sui suoi affari sono ancora aperte.  Per la Dda farebbe parte della rete di relazioni economiche e imprenditoriali gravitante attorno al clan D’Alessandro, organizzazione che negli ultimi anni avrebbe progressivamente spostato il proprio baricentro dagli affari criminali tradizionali all’infiltrazione nell’economia legale. Una strategia che gli investigatori riconducono alla figura del “boss imprenditore”, incarnata da Pasquale D’Alessandro, recentemente condannato a 12 anni di carcere per essere stato il reggente della cosca fino al novembre 2025.

Castellammare | Pizzo al porto, in aula i testimoni della difesa dei Fontana

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Il processo è ormai alle battute finali e ieri mattina, nell’aula del Tribunale di Torre Annunziata, è andata in scena…

Discoteche, locali, ristoranti e luoghi sicuri per trascorrere le latitanze. Tra i fortini «sicuri» del clan D’Alessandro, da quanto emerge dalle inchieste dell’Antimafia, figura, senza ombra di dubbio, anche la Riviera romagnola. Lì la cosca di Scanzano ha investito capitali provenienti dal traffico di droga e dalle estorsioni nell’economia pulita. E proprio a Rimini e in provincia il «boss poeta» Vincenzo D’Alessandro ha trascorso una parte della sua latitanza tra il 2009 e il 2010. In quei mesi, secondo la Dda potrebbe essere stato pianificato con le bocche di fuoco del clan anche l’omicidio di Gino Tommasino, il consigliere del Pd di Castellammare di Stabia ammazzato nel febbraio del 2009. Ma oltre a Vincenzo D’Alessandro altri personaggi di spicco della multinazionale del crimine con roccaforte tra i vicoli di Scanzano hanno i loro contatti in Riviera.

 

Discoteche e latitanze, la Riviera fortino dei boss

Discoteche, locali, ristoranti e luoghi sicuri per trascorrere le latitanze. Tra i fortini «sicuri» del clan D’Alessandro, da quanto emerge dalle inchieste dell’Antimafia, figura, senza ombra di dubbio, anche la Riviera romagnola. Lì la cosca di Scanzano ha investito capitali provenienti dal traffico di droga e dalle estorsioni nell’economia pulita. E proprio a Rimini e in provincia il «boss poeta» Vincenzo D’Alessandro ha trascorso una parte della sua latitanza tra il 2009 e il 2010. In quei mesi, secondo la Dda potrebbe essere stato pianificato con le bocche di fuoco del clan anche l’omicidio di Gino Tommasino, il consigliere del Pd di Castellammare di Stabia ammazzato nel febbraio del 2009. Ma oltre a Vincenzo D’Alessandro altri personaggi di spicco della multinazionale del crimine con roccaforte tra i vicoli di Scanzano hanno i loro contatti in Riviera.