La crisi politica a San Giuseppe Vesuviano entra in una nuova fase. Il Partito Democratico, con una lunga nota dal…
POLITICA | L'INTERVISTA
1 agosto 2026
POLITICA | L'INTERVISTA
San Giuseppe Vesuviano | Sepe rompe il silenzio: «Ecco tutta la verità sulla crisi con il Pd» (VIDEO)
Il primo cittadino risponde alle domande dei cronisti di Metropolis sulla crisi politica con gli esponenti dem
San Giuseppe Vesuviano prova a ripartire dopo settimane di tensioni e veleni politici che hanno lasciato profonde ferite dentro e fuori il consiglio comunale. Il sindaco Michele Sepe rompe il silenzio e, in un’intervista a Metropolis, ricostruisce la crisi che ha scosso la sua maggioranza, punta il dito contro una parte del Partito Democratico e respinge le accuse di aver cambiato linea politica.
Sindaco, l’attività amministrativa è finalmente ripartita. Abbiamo visto una serie di opere in corso. Cosa sta accadendo sul territorio?
«A dire il vero l’attività amministrativa non si è mai fermata. In via Vasca al Pianillo sono in corso gli interventi di pulizia dei Regi Lagni, in particolare dell’Alveo Capocresti, e saranno interessati anche gli altri lagni. Inoltre, entro pochi giorni inaugureremo per la prima volta il presidio dei vigili del fuoco in piazza Elena d’Aosta».
È un’azione amministrativa che riparte dopo mesi difficili, e le tensioni sono innegabili. Il Pd l’ha accusata di aver “cambiato strada”. Cosa c’è di vero?
«Voglio dire la verità ai cittadini di San Giuseppe Vesuviano: non ho cambiato strada e resto fedele al mandato ricevuto dagli elettori. Ritengo invece che una parte del gruppo consiliare del Pd e alcuni assessori abbiano assunto comportamenti politicamente inspiegabili e profondamente scorretti. Tutto nasce dall’assenza in consiglio comunale del 30 giugno, quando non furono votate le tariffe Tari e il bonus sociale. Sette consiglieri del Pd non si presentarono in aula senza alcun preavviso. Mi dissero che avrei potuto partecipare ugualmente al consiglio comunale, ma scelsi di non farlo per evitare di rendere pubblica una crisi politica che loro stessi avevano aperto in un momento estremamente delicato. E non possiamo fingere che non lo fosse. La vicenda della festa di compleanno del 25 giugno ha avuto ripercussioni pesanti: tutti i nomi della mia amministrazione sono finiti al vaglio della Commissione antimafia. Quella festa non l’ho organizzata io; vi ho partecipato e l’ho chiarito pubblicamente. Da lì si è innescata una catena di reazioni politiche che ha reso il quadro ancora più delicato. Aprire una crisi in quel momento è stato irresponsabile. La scelta dei consiglieri del Pd la pagheranno i cittadini, perché il mancato voto su Tari e bonus sociale rischia di avere conseguenze concrete. Per cercare di salvare il bonus sociale, dopo il mancato consiglio comunale, provammo a convocare una giunta d’urgenza. I due assessori in quota Pd, Andrea Ementato e Nicola Carillo, si rifiutarono di partecipare».
Cosa le dissero?
«Furono molto indelicati. Dissero al mio assessore Vincenzo Ambrosio: “La giunta te la fai tu”, alla presenza del vicesegretario Raffaele Irollo. Da quel momento, fino al 7 luglio, non vidi né sentii più nessuno. Successivamente i due assessori entrarono nel mio ufficio. Ementato, con un atteggiamento che giudicai autoritario, venne a chiedermi la delega di vicesindaco, altrimenti si sarebbe dimesso. Voglio chiarire un punto: la carica di vicesindaco non è mai stata negata al Pd. Dopo la vicenda della festa sentii però di aver perso credibilità agli occhi delle forze dell’ordine e ritenni opportuno dare un segnale forte. Scelsi temporaneamente di affidare l’incarico di vicesindaco a Vincenzo Ambrosio, maresciallo capo della Guardia di Finanza, per rafforzare il messaggio di trasparenza e legalità dell’azione amministrativa. Il giorno dopo ebbi un confronto con la capogruppo del Pd. Con lei parlai apertamente della crisi e della decisione di disertare il consiglio comunale».
Ha descritto un quadro politico molto duro. Si è sentito ostaggio del Pd?
«Ostaggio no. Ma profondamente deluso e addolorato sì. In quei giorni difficili assessori e consiglieri continuavano a frequentare il municipio senza avere neppure il garbo di salutare. Arriviamo così al consiglio comunale del 22 luglio. Due giorni prima avevo convocato nel mio studio un vertice con il gruppo del Pd per tentare di ricucire gli strappi e andare avanti più uniti di prima. Dissi anche che, essendo stato spesso accusato di avere rapporti personali con una parte della minoranza, non avrei potuto impedire eventuali convergenze sui singoli provvedimenti. L’intesa, almeno formalmente, era quella di proseguire insieme».
E in quel consiglio è arrivato il colpo di scena: il Pd si astiene e la minoranza la salva.
«I consiglieri di opposizione annunciarono il voto favorevole su diversi punti, compreso il bilancio. Nessuno parlò di ingresso in maggioranza. Ma nel momento delle dichiarazioni si alzò una vera e propria levata di scudi. Sei consiglieri non votarono il documento finanziario e per me quello è stato un atto politico gravissimo. Se quei quattro consiglieri di opposizione avessero cambiato posizione, oggi non sarei più sindaco. Voglio ringraziare il senso di responsabilità della presidente Michela Saggese e del consigliere Giuseppe Avino per aver scelto di votare quell’atto. Dopo tutto questo, in consiglio comunale fui attaccato personalmente. Ementato mi attaccò duramente. A mio avviso avrebbe dovuto dimettersi».
E poi sono arrivate le revoche.
«Ma cosa avrei dovuto fare? Portargli i pasticcini? Sono stato aggredito verbalmente in aula, si è tentato di umiliarmi e mortificarmi. Non li ho revocati io: si sono fatti revocare con il loro comportamento. E vorrei capire cosa mancasse loro. Ho dato al Pd la presidenza del consiglio, il vicesindaco, tre assessorati e le deleghe più importanti: urbanistica, lavori pubblici, area industriale, ambiente, ecologia, eventi e sport. Non avevano mai avuto un peso politico così rilevante, e credo che ciò sia avvenuto anche grazie al sindaco».
Crede che il Pd abbia perso una grande occasione di governo?
«L’hanno persa loro. Avevano le deleghe più importanti e non riesco a comprendere questo atteggiamento. Inoltre, il giorno dopo la revoca, ho visto un video dell’assessore Andrea Ementato in cui sosteneva che la nostra elezione aveva dato una svolta alla città dopo dieci anni di mala politica. Vorrei ricordargli che in quella maggioranza c’era lui, non io. Continuano poi a dire che io avrei un accordo con l’ex sindaco Antonio Agostino Ambrosio».
Eppure, dopo l’esposto all’Anac firmato proprio da Ambrosio, sembrerebbe il contrario.
«Infatti. Se avessi avuto un accordo con lui, non avrebbe sollevato dubbi sulla gara dei tributi. È libero di presentare tutti gli esposti che ritiene opportuni. Noi sappiamo come lavoriamo e queste voci lasciano il tempo che trovano».
Ha mai pensato di dimettersi?
«Assolutamente no. Anche perché, fortunatamente, non tutti nel Pd condividono ciò che è accaduto».
Quindi ritiene che nemmeno tutto il direttivo del circolo sia d’accordo con le scelte compiute?
«Credo di no, e avremo modo di approfondirlo. Ciò che mi addolora di più è che questa crisi sia stata aperta nel periodo più delicato della nostra amministrazione. Non possiamo far finta che la vicenda della festa non abbia avuto un impatto enorme: tutta Italia ha parlato di San Giuseppe Vesuviano. Proprio per questo ho chiesto personalmente di essere ascoltato dalla Commissione antimafia».
Adesso state lavorando a una nuova maggioranza?
«Non parlerei di una nuova maggioranza. Parlerei di quattro persone che mi hanno dimostrato vicinanza, affetto e disponibilità a portare avanti idee e progetti di questa amministrazione. C’è ancora molto da fare. Penso alla zona commerciale, che può rappresentare una svolta storica per il territorio. A settembre inaugureremo il parco giochi in piazza e abbiamo riportato la guardia medica in città».
Che messaggio vuole mandare a chi ha aperto questa crisi?
«Sono profondamente deluso, ma andrò avanti con ancora maggiore determinazione ed entusiasmo. L’unica cosa che mi interessa è portare a termine il mandato e realizzare gli impegni assunti con i cittadini in campagna elettorale».

