Castellammare, i genitori litigano: bimba autistica senza cure rischia la cecità
Un figlio non si abbandona: si protegge, si cresce e si ama, sempre. Soprattutto se quella creatura è nata con delle difficoltà che da sola non può affrontare. Dovrebbe essere la normalità per ogni bambino che viene al mondo, ma che non lo è per una piccola di quattro anni che, per colpa delle negligenze del padre, rischia di perdere un occhio.
Questa è una storia che viene fuori da un’aula del tribunale di Torre Annunziata, dove una donna di 32 anni di Castellammare di Stabia ha testimoniato al processo che vede alla sbarra l’ex compagno di 47 anni, accusato di non aver mai versato il mantenimento e di non essersi mai preso cura dei propri figli. Il procedimento si sta svolgendo di fronte al giudice Adele Marano, mentre il fascicolo è gestito dalla pm Giuliana Moccia.
Tra quelle centinaia di pagine viene fuori una storia che oscilla tra il mancato versamento degli alimenti e i maltrattamenti su minore. Tutto inizia nel 2016, quando i due si conoscono e iniziano la loro storia d’amore, travagliata, da cui però nascono tre figli. Lei li cresce, lui entra ed esce dal carcere. Nel 2023 arriva la rottura della relazione e il completo abbandono degli obblighi genitoriali da parte dell’uomo, che si rifiuta di ottemperare a qualsiasi forma di sostentamento, sia economico che emotivo, dei propri tre figli.
A pagare di più, senza avere nessuna colpa, di questa situazione assurda è una bambina di soli 4 anni. La piccola è affetta da autismo, ha diverse difficoltà motorie e un problema a un occhio che necessita di approfondimenti in un centro specializzato a Roma. Oltre a non versare gli alimenti, il 49enne non si presenta nemmeno a firmare le carte per il rinnovo dei piani terapeutici della figlia. Una mancanza grave, perché per alcune cure presso centri specializzati occorrono le firme per le autorizzazioni di entrambi i genitori.
Ma torniamo al tribunale di Torre Annunziata. La donna, assistita dall’avvocato Antonella Russo, è seduta sul banco dei testimoni a pochi metri dal giudice. Capelli biondi, ha gli occhi chiari e pieni di lacrime. La 32enne è consapevole che da lì a poco dovrà raccontare il suo calvario, ma lo affronta portando nel cuore l’amore dei suoi figli. Addosso ha un jeans e una t-shirt scura. Tra le mani, rovinate e non curate, stringe la cartella clinica della figlia, stracolma di carte. «Sono stata abbandonata – dice piangendo – il mio ex compagno, quando la nostra storia è finita, mi disse chiaramente che non si sarebbe mai voluto occupare dei figli perché erano solo miei».
La ragazza ha il volto rattristato come quello di una bambina, ma prende coraggio e lascia uscire dalla sua bocca parole come un fiume in piena. «Mia figlia più piccola rischia di perdere un occhio. Devo portarla a Roma, ma per le visite occorre la firma del padre – dice – la stessa che serviva per continuare a portare la piccola al centro di riabilitazione che non frequenta da due anni. Da allora le sue crisi non hanno fatto che peggiorare. A volte, per altre visite specialistiche, sono costretta a portare la bambina a Genova. Tutto a spese mie, con i soldi che ricaviamo dalla pensione di mia figlia».
Al tribunale dei minorenni la donna ha richiesto la perdita della patria potestà dell’ex compagno. Solo così non occorrerà più la sua firma per le visite mediche. Cure che però la piccola non può ricevere per il momento. Una bambina costretta a soffrire non solo per i disagi che le sue patologie le portano, ma anche per l’assenza di un padre che non l’ha mai voluta. E soprattutto mai amata.

